06/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno scioccante rapporto di Umar Khanbiev sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia

Umar KhambievNel giugno 2002 Umar Khambiev, ex ministro della sanità del governo indipendentista ceceno di Aslan Mashkadov, ha scritto un rapporto intitolato: “Il sistema punitivo russo e la classificazione delle torture in uso nei campi di concentramento nei confronti dei prigionieri ceceni”. Contattato da PeaceReporter, Khambiev ha affermato che, nonostante siano passati quasi due anni da allora, nulla, purtroppo, è cambiato. Fatta eccezione per la ‘visibilità’ e l’ ‘ufficialità’ dei ‘campi di filtraggio’ di cui qui si parla. “Questi campi di concentramento – ha spiegato Khambiev – allora erano grandi strutture di cui tutti conoscevano il nome e l’ubicazione. Oggi, a seguito delle pressioni internazionali per la loro chiusura, campi come quelli di Chernokozovo e Khankala non esistono più. Ma al posto loro i russi e i collaborazionisti ceceni hanno moltiplicato il numero dei minicampi ‘privati’ allestiti presso tutte le caserme e le prigioni della Cecenia e di alcune regioni del territorio russo. Qui la gente viene ancora torturata, ammazzata e venduta”. Ecco allora alcuni stralci del terribile scritto del dottor Khambiev.

Per fare il quadro completo e capire le dimensioni della generale e sistematica atrocità manifestata dai russi in Cecenia, bisogna rendersi conto che non si tratta degli atti compiuti da singole formazioni militari non coordinate dal centro, ma di un modello statale governato, controllato e sollecitato dalle autorità supreme russe. L’obiettivo di tale politica è evidente: cancellare la sovranità del popolo ceceno e realizzare il suo genocidio. I leader russi ricorrono a termini più mascherati: “La soluzione definitiva della questione cecena”.

Del sistema punitivo fanno parte i campi di concentramento, chiamati dai russi “Punti di filtraggio”. L’organizzazione dei primi campi risale al 12 dicembre 1994, quando il ministero russo degli Interni ha emanato il decreto n. 247 per “identificare e controllare se le persone arrestate nelle zone di combattimento sono coinvolte nel conflitto”. Il fatto che questo decreto contraddica la legislazione russa in vigore non mette le autorità russe in imbarazzo. In generale, durante la guerra precedente e durante la seconda guerra cecena, tutti i provvedimenti che riguardano i ceceni vengono realizzati senza rispettare la legislazione nazionale e internazionale. Il popolo ceceno è stato messo al di fuori di ogni legge. Gli istituti ufficiali internazionali per la tutela dei diritti umani e i Governi stessi dei Paesi democratici chiudono gli occhi e fanno finta di niente.

In questo contesto d’illegalità, sul territorio ceceno e in alcune regioni russe è stata creata una rete di campi di concentramento per effettuare la repressione dei ceceni. Inoltre, in tutte le prigioni russe sono stati organizzati reparti speciali per i ceceni dove si mandano i cittadini della repubblica cecena arrestati in violazione della legge. Cioè, anche nelle prigioni russe, dove la legge non è molto di casa, i ceceni meritano particolare ‘attenzione’; le torture e le esecuzioni senza verdetto sono diventate una cosa normale.

Anche sul territorio della repubblica cecena, in ogni unità militare del ministero degli Interni (Mvd), del Servizio Federale per la Sicurezza (Fsb, ex Kgb), del ministero della Difesa (Mo) e della Direzione Centrale Esplorazione (Gru, i servizi segreti militari), ci sono minicampi di concentramento ‘privati’, dove la gente viene torturata, venduta e ammazzata.

Una banda russa ‘pulisce’ il territorio, prende gli ostaggi e li mette in un minicampo ‘privato’, controllato da un gruppo di punizione che i russi chiamano ‘unità militare’. Se in tre o quattro giorni i parenti dell’ostaggio non pagano il riscatto, questo, che subisce torture e viene picchiato dal giorno dell’imprigionamento, può sparire senza lasciare tracce, può morire. Oppure, se l’ostaggio sopravvive, viene trasferito a Khankala e chiamato boevik, guerrigliero. A Khankala ci sono condizioni stabili e tecnicamente migliori per le torture. È chiaro che qui il detenuto ha più possibilità di sparire.

Intanto i compaesani della sfortunata vittima vengono a sapere dai mass media russi che il loro vicino o il loro parente, che in vita sua non ha mai preso un’arma in mano, è un ‘potente comandante di campo’.

Se a Khankala non si riesce a trasformare il prigioniero in un ‘famoso comandante di campo’, se è fortunato e riesce a sopravvivere, viene trasferito a Chernokozovo.

Va notato, però, che recentemente questo iter è stato più volte modificato. Spesso l’ostaggio viene spedito direttamente da Khankala in un campo di concentramento nel territorio russo. In seguito, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, l’ostaggio passa per quindici o sedici prigioni russe, senza registrazione, senza accusa e senza processo. Dopo tre-sei mesi, la sfortunata vittima del sistema di repressione russo, già ridotta in pessime condizioni di salute, già invalida, viene riportata a Chernokozovo. Qui finisce il primo ciclo del ‘tour’ del detenuto per le prigioni e i campi di concentramento russi. Che cosa succede? Qui, a Chernokozovo, le spedizioni punitive passano tramite gli intermediari ‘di ruolo’ ceceni, che chiedono ai parenti, di nuovo, di pagare il riscatto.

Se a una delle tappe sopra indicate il prigioniero muore a causa delle torture, se ne producono i documenti nei quali figura come ‘liberato’. A questo punto la persona sparisce senza lasciare tracce. L’associazione per la tutela dei diritti umani “Memorial” ha raccolto informazioni su numerosi fatti di questo tipo.

Secondo le informazioni, che spesso trapelano dalle strutture punitive russe, ci sarebbe una direttiva segreta di Putin agli organi di punizione che prescrive di “eliminare l’ottanta per cento dei prigionieri e di rendere invalidi gli altri”, tanto per intimidire la gente. Lo confessano gli stessi ufficiali russi. L’ultima volta simili confessioni sono state documentate nel corso delle operazioni punitive di Putin a Sernovodsk e ad Assinovckaja.

Secondo i ceceni, le prime a essere massacrate sono le persone istruite, sane e fisicamente attraenti. Come ha dichiarato in televisione un abitante di campagna: “Lasciano vivi sono gli strabici, gli storpi e gli idioti”.

Ricordiamo l'intervista di V. Stepashin al quotidiano “Kommersant”: alla domanda se fosse possibile risolvere la questione cecena con la forza, Stepashin ha risposto: “Sì. Solo se prima facciamo fuori tutta la popolazione maschile e poi tutta la popolazione femminile...”. Quando poi gli è stato chiesto se lo trovasse realistico, Stepashin ha risposto: “I generali dicono di sì...”.

Secondo i dati ufficiali in possesso del governo ceceno in esilio, dall’inizio di questa guerra nei campi russi sono state massacrate più di 40 mila persone tra la popolazione pacifica cecena (senza tener contro delle vittime dei bombardamenti e delle operazioni di ‘pulizia’). Più di 20 mila persone sono sparite nel nulla. Lo stesso numero di persone si trova nei campi di concentramento, sotto torture e massacri.

Anch’io sono stato in un campo di concentramento, ho sperimentato le torture russe sulla mia pelle. Come medico spesso ho a che fare con le malattie di coloro che sono stati vittima del sistema punitivo russo. Sono convinto che molte torture, per la loro complessità e livello tecnico, sono nate nei laboratori dei servizi segreti russi. Siccome molte torture si ripetono nei diversi campi, ci dovrebbero essere degli istruttori che vengono da Mosca o delle istruzioni tipo che spiegano come mutilare e far soffrire le vittime.

In base alle mie indagini e all’analisi dei materiali, ho compilato un elenco delle torture ‘standard’ in uso nei campi di concentramento russi.

La presunta fucilazione - Quasi a ogni prigioniero tocca sperimentare questa tortura sulla propria pelle. So bene cosa sente l'uomo durante questa tortura. Nei singoli casi, in cui tutto dipende dalle condizioni psicologiche della persona, la reazione può essere più o meno manifesta. Ho sperimentato questa terribile tortura sulla mia pelle ed è stato uno stress immenso che non può essere paragonato, ad esempio, al bombardamento o a un campo minato, che hanno lo stesso pericolo per la vita. Durante questa tortura l’uomo si sente completamente indifeso e privo di speranza. (…) Per superare tale stress ci vogliono anni e tante fatiche. Hai sempre la sensazione che qualcosa nella tua anima sia morto. E parli della morte non come di una cosa terribile, ma, al contrario, come del salvagente nell'oceano del terrore sovrumano della politica russa di punizione.

Gli stimoli sonori - Nel campi di concentramento, soprattutto di notte, si sentono urla terrificanti delle vittime sotto tortura. Ha un forte effetto sugli altri prigionieri. La gente, picchiata, indebolita dalle torture, perde il sonno. Benché molti tra noi stessero a un passo dalla morte, tutti reagivano fortemente a questi urli. Erano stimoli sonori, senza il quadro visuale degli eventi, che creavano nell'immaginazione del prigioniero gli scenari delle tremende torture, le torture non ancora subite, ancora da subire. Questo mette paura e fa soffrire, toglie il sonno.

Le torture umilianti per la dignità dell’uomo
- In tutti i campi di concentramento, senza alcuna eccezione, l’obiettivo principale dei boia è di umiliare la dignità umana del detenuto. Massacrare, avvelenare l'anima umana, rendere l’uomo animale è l’obiettivo principale dei boia russi. A Chernokozovo, per esempio, i detenuti devono strisciare per terra per il corridoio, avanti e indietro. Alla fine il detenuto, sdraiato per terra sulla pancia, deve riferire al boia: “Il detenuto tizio è arrivato secondo il Suo ordine”. Tanti orgogliosi ragazzi sono morti per aver rifiutato di eseguire quest’ordine. Numerosi sono i fatti di violenza sessuale sugli uomini. Pochi di loro sopravvivono. Spesso le vittime si suicidano, il che, notiamo, va contro la mentalità dei ceceni. I detenuti sopravvissuti dicono che solo il pensiero della vendetta ha permesso loro di sopravvivere. L'unico obiettivo, per il resto della loro vita, è la vendetta.

Costringere a essere presente durante le torture - I prigionieri dei campi di concentramento si emozionano quando raccontano delle loro esperienze come testimoni oculari, dei casi in cui li si è costretti a essere presenti alle torture altrui. Ciò si spiega facilmente. Nel febbraio del 2000 i russi ci hanno portato a Devkar-Evla (Tolstov-Jurt) e si sono messi a buttare fuori i feriti dagli autobus. La maggioranza dei feriti aveva gli arti amputati in seguito all'esplosione di una mina. Ad alcuni di loro non abbiamo fatto in tempo a prestare il soccorso chirurgico. I boia russi li prendevano a calci sulle ferite, sulle braccia e sulle gambe amputate. Le urla dei feriti e i loro visi, contorti dalla sofferenza, fino a oggi rimangono impressi nella mia memoria. (…)

La tortura con la corrente elettrica - L'hanno sperimentata quasi tutti i detenuti. Gli elettrodi vengono attaccati alle parti più sensibili (i genitali, il naso, la nuca, le ascelle). Ci sono testimonianze di torture in cui viene colpito solo un organo (ad esempio, la prostata). All'inizio io, un medico, non ci volevo credere. In seguito ho visitato i pazienti che avevano subito queste torture. Secondo le testimonianze, un elettrodo viene introdotto nel retto, un altro attaccato ai genitali. La corrente elettrica provoca un forte dolore al basso ventre. Inoltre, queste torture causano un duraturo disturbo della minzione; i dolori permanenti al perineo e alla schiena. L'esame medico rivela la distruzione della prostata. Secondo me, solo un medico esperto poteva inventare questo metodo, il che vuol dire che questa tortura non può che “provenire” da un laboratorio. Ci sono testimonianze delle torture con la corrente elettrica che colpisce i genitali maschili e delle lesioni miranti a privare l'uomo della sua funzione riproduttiva.

‘La rondine’ - È tra le torture più in voga. Al prigioniero legano i piedi e le mani alla schiena. Dopo di che il prigioniero viene appeso con la testa in basso, per ore. Ciò causa un forte, insopportabile dolore agli arti. La vittima continua a provare il dolore per tanto tempo, come se fosse stato torturato il giorno prima.

‘La maschera antigas’ - Il prigioniero viene messo seduto su una sedia, attaccata al pavimento con i chiodi. Sotto la sedia gli legano le mani e i piedi con delle manette. Gli mettono la maschera antigas e ne chiudono il tubo respiratorio. Il prigioniero soffoca per mancanza d’ossigeno. Istintivamente cerca di liberarsi, spesso causandosi gravi lesioni. Non sente più il dolore. Sente una forte pressione sulla testa, come se gli occhi uscissero dalle orbite. A poco a poco le voci dei boia che gli consigliano di “respirare profondamente”, il loro riso, si allontanano. Sente di volare in un abisso buio. Segue un risveglio lento e pesante. Dei rumori incerti che diventano parole. Il primo pensiero: “Dove sono ferito, cosa è successo ai miei colleghi?” A poco a poco comincia a rendersi conto che è appena morto, che è stato nel mondo dell'aldilà ed è resuscitato. Non gliene importa niente della sua vita. Non prova né paura né gioia per essere sopravvissuto. È quello che sente il prigioniero quando la tortura è appena finita. Passa un po' di tempo e la vittima comincia ad aver paura che la tortura si possa ripetere. Comincia a pensare: una volta ce l’ho fatta, ma un’altra, forse, no.

‘Le zanne del lupo’ - Il prigioniero viene legato a una sedia. In bocca gli mettono un pezzo di legno, a mo’ di freno, e gli segano i denti con un lima, spiegando alla vittima che stanno segando le sue ‘zanne da lupo’.

‘La tavola rotonda cecena’ - I prigionieri in manette sono messi seduti uno di fronte all'altro a un tavolo di legno. Ai prigionieri tirano fuori la lingua e la inchiodano al tavolo. Tutto il lager si riunisce per godere questo spettacolo chiamato ‘la tavola rotonda cecena’.

L'alimentazione - Per alcuni giorni le vittime rimangono senza acqua e cibo. Poi, indebolite dalle torture e dalla fame, i torturatori spaccano loro le lingue, fino a farle sanguinare. Picchiandole con i bastoni, i boia costringono le vittime a mangiare roba calda e salata. I prigionieri, che urlano di dolore, mangiano questa roba facendo godere i sadici che li osservano.

La tortura psicologica di massa: l'operazione ‘di pulizia’ - Come disse una volta Elena Bonner, ora tutta la Cecenia è un grande campo di concentramento. Ogni suo abitante, dai neonati ai vecchi, ne è prigioniero e subisce le torture psicologiche, le cosiddette ‘operazioni di pulizia’. Lo stress psicotraumatico di ogni giorno porta via la vita a decine, anche a centinaia di persone, morte per infarto o per trauma cerebrale. La mancanza di qualsiasi assistenza medica moltiplica il numero delle vittime. I medici non hanno la minima possibilità di fornire gli anestetici alle vittime dei caotici bombardamenti.

Conosciamo, inoltre, i casi in cui sui detenuti si sperimentano sostanze velenose. Dopo si fa l’autopsia dei cadaveri e gli organi interni vengono studiati in laboratorio. Ci sono motivi per credere che nel Caucaso del Nord si usano i laboratori degli Istituti di medicina del Dagestan e dell'Ossezia del Nord. Per me che sono un medico la cosa più terrificante è che in queste torture partecipano i medici militari russi. Numerose sono le testimonianze delle manipolazioni mediche nelle torture, nelle lesioni e nei massacri dei prigionieri. Circolano voci che alcuni organi dei detenuti vengono esportati e venduti. Come chirurgo che conosce bene la tecnologia del trapianto, stento a crederci. Non dubito, però, che gli attuali leader russi lo potrebbero fare, ma mi sembra tecnicamente difficile, almeno nel territorio ceceno.

Le torture più terribili, nel corso delle quali - o dopo le quali - il detenuto viene ammazzato, vengono chiamate ‘mortali’ dagli stessi occupanti russi. Queste torture o, meglio, esecuzioni, sono destinate a chi, secondo il gruppo dei sadici, non deve vivere. Oltre alle testimonianze dei detenuti e della popolazione civile, abbiamo a disposizione delle informazioni e dei documenti che raccontano dei cadaveri con le tracce delle torture ‘mortali’: i boia buttano via i corpi alla periferia dei villaggi e nelle fosse comuni.

Negli ultimi due anni in Cecenia non sono state importate medicine psicotrope che possono aiutare i pazienti con disturbi psicologici post-traumatici. I miei numerosi appelli all’Onu, all’Unione Europea e ai dirigenti delle associazioni umanitarie non hanno dato alcun risultato, visto il divieto della Russia di importare queste medicine in Cecenia. La logica delle autorità russe è fin troppo chiara: a cosa serve l'assistenza medica in caso di genocidio?

Non c’è dubbio che con l’arrivo di Putin la Russia si stia trasformando in un regime neofascista. La storia della nascita del fascismo in Germania negli anni Trenta dimostra che l'Occidente stava a osservare tranquillamente questo processo, anzi, a volte lo aiutava economicamente “per avere una Germania stabile e amichevole”. Si sa bene come è andata a finire quella volta. Purtroppo la storia si ripete. L'America e l'Europa plaudono il nuovo Führer, l’innovatore dei campi di concentramento.

Categoria: Tortura
Luogo: Cecenia (Russia)