Nel
giugno 2002 Umar Khambiev, ex ministro della sanità del governo
indipendentista ceceno di Aslan Mashkadov, ha scritto un rapporto
intitolato: “Il
sistema punitivo russo e la classificazione delle torture in uso nei
campi di concentramento nei confronti dei prigionieri ceceni”.
Contattato da PeaceReporter, Khambiev ha affermato che, nonostante
siano passati quasi due anni da allora, nulla, purtroppo, è cambiato.
Fatta eccezione per la ‘visibilità’ e l’ ‘ufficialità’ dei ‘campi di
filtraggio’ di cui qui si parla. “Questi campi di concentramento – ha
spiegato Khambiev – allora erano grandi strutture di cui tutti
conoscevano il nome e l’ubicazione. Oggi, a seguito delle pressioni
internazionali per la loro chiusura, campi come quelli di Chernokozovo
e Khankala non esistono più. Ma al posto loro i russi e i
collaborazionisti ceceni hanno moltiplicato il numero dei minicampi
‘privati’ allestiti presso tutte le caserme e le prigioni della Cecenia
e di alcune regioni del territorio russo. Qui la gente viene ancora
torturata, ammazzata e venduta”. Ecco allora alcuni stralci del
terribile scritto del dottor Khambiev.
Per fare il quadro completo e capire le dimensioni della generale e
sistematica atrocità manifestata dai russi in Cecenia, bisogna rendersi
conto che non si tratta degli atti compiuti da singole formazioni
militari non coordinate dal centro, ma di un modello statale governato,
controllato e sollecitato dalle autorità supreme russe. L’obiettivo di
tale politica è evidente: cancellare la sovranità del popolo ceceno e
realizzare il suo genocidio. I leader russi ricorrono a termini più
mascherati: “La soluzione definitiva della questione cecena”.
Del sistema punitivo fanno parte i campi di concentramento, chiamati
dai russi “Punti di filtraggio”. L’organizzazione dei primi campi
risale al 12 dicembre 1994, quando il ministero russo degli Interni ha
emanato il decreto n. 247 per “identificare e controllare se le persone
arrestate nelle zone di combattimento sono coinvolte nel conflitto”. Il
fatto che questo decreto contraddica la legislazione russa in vigore
non mette le autorità russe in imbarazzo. In generale, durante la
guerra precedente e durante la seconda guerra cecena, tutti i
provvedimenti che riguardano i ceceni vengono realizzati senza
rispettare la legislazione nazionale e internazionale. Il popolo ceceno
è stato messo al di fuori di ogni legge. Gli istituti ufficiali
internazionali per la tutela dei diritti umani e i Governi stessi dei
Paesi democratici chiudono gli occhi e fanno finta di niente.
In questo contesto d’illegalità, sul territorio ceceno e in alcune
regioni russe è stata creata una rete di campi di concentramento per
effettuare la repressione dei ceceni. Inoltre, in tutte le prigioni
russe sono stati organizzati reparti speciali per i ceceni dove si
mandano i cittadini della repubblica cecena arrestati in violazione
della legge. Cioè, anche nelle prigioni russe, dove la legge non è
molto di casa, i ceceni meritano particolare ‘attenzione’; le torture e
le esecuzioni senza verdetto sono diventate una cosa normale.
Anche sul territorio della repubblica cecena, in ogni unità militare
del ministero degli Interni (Mvd), del Servizio Federale per la
Sicurezza (Fsb, ex Kgb), del ministero della Difesa (Mo) e della
Direzione Centrale Esplorazione (Gru, i servizi segreti militari), ci
sono minicampi di concentramento ‘privati’, dove la gente viene
torturata, venduta e ammazzata.
Una banda russa ‘pulisce’ il territorio, prende gli ostaggi e li mette
in un minicampo ‘privato’, controllato da un gruppo di punizione che i
russi chiamano ‘unità militare’. Se in tre o quattro giorni i parenti
dell’ostaggio non pagano il riscatto, questo, che subisce torture e
viene picchiato dal giorno dell’imprigionamento, può sparire senza
lasciare tracce, può morire. Oppure, se l’ostaggio sopravvive, viene
trasferito a Khankala e chiamato boevik, guerrigliero. A Khankala ci
sono condizioni stabili e tecnicamente migliori per le torture. È
chiaro che qui il detenuto ha più possibilità di sparire.
Intanto i compaesani della sfortunata vittima vengono a sapere dai mass
media russi che il loro vicino o il loro parente, che in vita sua non
ha mai preso un’arma in mano, è un ‘potente comandante di campo’.
Se a Khankala non si riesce a trasformare il prigioniero in un ‘famoso
comandante di campo’, se è fortunato e riesce a sopravvivere, viene
trasferito a Chernokozovo.
Va notato, però, che recentemente questo iter è stato più volte
modificato. Spesso l’ostaggio viene spedito direttamente da Khankala in
un campo di concentramento nel territorio russo. In seguito, secondo le
testimonianze dei sopravvissuti, l’ostaggio passa per quindici o sedici
prigioni russe, senza registrazione, senza accusa e senza processo.
Dopo tre-sei mesi, la sfortunata vittima del sistema di repressione
russo, già ridotta in pessime condizioni di salute, già invalida, viene
riportata a Chernokozovo. Qui finisce il primo ciclo del ‘tour’ del
detenuto per le prigioni e i campi di concentramento russi. Che cosa
succede? Qui, a Chernokozovo, le spedizioni punitive passano tramite
gli intermediari ‘di ruolo’ ceceni, che chiedono ai parenti, di nuovo,
di pagare il riscatto.
Se a una delle tappe sopra indicate il prigioniero muore a causa delle
torture, se ne producono i documenti nei quali figura come ‘liberato’.
A questo punto la persona sparisce senza lasciare tracce.
L’associazione per la tutela dei diritti umani “Memorial” ha raccolto
informazioni su numerosi fatti di questo tipo.
Secondo le informazioni, che spesso trapelano dalle strutture punitive
russe, ci sarebbe una direttiva segreta di Putin agli organi di
punizione che prescrive di “eliminare l’ottanta per cento dei
prigionieri e di rendere invalidi gli altri”, tanto per intimidire la
gente. Lo confessano gli stessi ufficiali russi. L’ultima volta simili
confessioni sono state documentate nel corso delle operazioni punitive
di Putin a Sernovodsk e ad Assinovckaja.
Secondo i ceceni, le prime a essere massacrate sono le persone
istruite, sane e fisicamente attraenti. Come ha dichiarato in
televisione un abitante di campagna: “Lasciano vivi sono gli strabici,
gli storpi e gli idioti”.
Ricordiamo l'intervista di V. Stepashin al quotidiano “Kommersant”:
alla domanda se fosse possibile risolvere la questione cecena con la
forza, Stepashin ha risposto: “Sì. Solo se prima facciamo fuori tutta
la popolazione maschile e poi tutta la popolazione femminile...”.
Quando poi gli è stato chiesto se lo trovasse realistico, Stepashin ha
risposto: “I generali dicono di sì...”.
Secondo i dati ufficiali in possesso del governo ceceno in esilio,
dall’inizio di questa guerra nei campi russi sono state massacrate più
di 40 mila persone tra la popolazione pacifica cecena (senza tener
contro delle vittime dei bombardamenti e delle operazioni di
‘pulizia’). Più di 20 mila persone sono sparite nel nulla. Lo stesso
numero di persone si trova nei campi di concentramento, sotto torture e
massacri.
Anch’io sono stato in un campo di concentramento, ho sperimentato le
torture russe sulla mia pelle. Come medico spesso ho a che fare con le
malattie di coloro che sono stati vittima del sistema punitivo russo.
Sono convinto che molte torture, per la loro complessità e livello
tecnico, sono nate nei laboratori dei servizi segreti russi. Siccome
molte torture si ripetono nei diversi campi, ci dovrebbero essere degli
istruttori che vengono da Mosca o delle istruzioni tipo che spiegano
come mutilare e far soffrire le vittime.
In base alle mie indagini e all’analisi dei materiali, ho compilato un
elenco delle torture ‘standard’ in uso nei campi di concentramento
russi.
La presunta fucilazione - Quasi a ogni prigioniero tocca sperimentare
questa tortura sulla propria pelle. So bene cosa sente l'uomo durante
questa tortura. Nei singoli casi, in cui tutto dipende dalle condizioni
psicologiche della persona, la reazione può essere più o meno
manifesta. Ho sperimentato questa terribile tortura sulla mia pelle ed
è stato uno stress immenso che non può essere paragonato, ad esempio,
al bombardamento o a un campo minato, che hanno lo stesso pericolo per
la vita. Durante questa tortura l’uomo si sente completamente indifeso
e privo di speranza. (…) Per superare tale stress ci vogliono anni e
tante fatiche. Hai sempre la sensazione che qualcosa nella tua anima
sia morto. E parli della morte non come di una cosa terribile, ma, al
contrario, come del salvagente nell'oceano del terrore sovrumano della
politica russa di punizione.
Gli stimoli sonori - Nel campi di concentramento, soprattutto di notte,
si sentono urla terrificanti delle vittime sotto tortura. Ha un forte
effetto sugli altri prigionieri. La gente, picchiata, indebolita dalle
torture, perde il sonno. Benché molti tra noi stessero a un passo dalla
morte, tutti reagivano fortemente a questi urli. Erano stimoli sonori,
senza il quadro visuale degli eventi, che creavano nell'immaginazione
del prigioniero gli scenari delle tremende torture, le torture non
ancora subite, ancora da subire. Questo mette paura e fa soffrire,
toglie il sonno.
Le torture umilianti per la dignità dell’uomo - In tutti i campi di
concentramento, senza alcuna eccezione, l’obiettivo principale dei boia
è di umiliare la dignità umana del detenuto. Massacrare, avvelenare
l'anima umana, rendere l’uomo animale è l’obiettivo principale dei boia
russi. A Chernokozovo, per esempio, i detenuti devono strisciare per
terra per il corridoio, avanti e indietro. Alla fine il detenuto,
sdraiato per terra sulla pancia, deve riferire al boia: “Il detenuto
tizio è arrivato secondo il Suo ordine”. Tanti orgogliosi ragazzi sono
morti per aver rifiutato di eseguire quest’ordine. Numerosi sono i
fatti di violenza sessuale sugli uomini. Pochi di loro sopravvivono.
Spesso le vittime si suicidano, il che, notiamo, va contro la mentalità
dei ceceni. I detenuti sopravvissuti dicono che solo il pensiero della
vendetta ha permesso loro di sopravvivere. L'unico obiettivo, per il
resto della loro vita, è la vendetta.
Costringere a essere presente durante le torture - I prigionieri dei
campi di concentramento si emozionano quando raccontano delle loro
esperienze come testimoni oculari, dei casi in cui li si è costretti a
essere presenti alle torture altrui. Ciò si spiega facilmente. Nel
febbraio del 2000 i russi ci hanno portato a Devkar-Evla (Tolstov-Jurt)
e si sono messi a buttare fuori i feriti dagli autobus. La maggioranza
dei feriti aveva gli arti amputati in seguito all'esplosione di una
mina. Ad alcuni di loro non abbiamo fatto in tempo a prestare il
soccorso chirurgico. I boia russi li prendevano a calci sulle ferite,
sulle braccia e sulle gambe amputate. Le urla dei feriti e i loro visi,
contorti dalla sofferenza, fino a oggi rimangono impressi nella mia
memoria. (…)
La tortura con la corrente elettrica - L'hanno sperimentata quasi tutti
i detenuti. Gli elettrodi vengono attaccati alle parti più sensibili (i
genitali, il naso, la nuca, le ascelle). Ci sono testimonianze di
torture in cui viene colpito solo un organo (ad esempio, la prostata).
All'inizio io, un medico, non ci volevo credere. In seguito ho visitato
i pazienti che avevano subito queste torture. Secondo le testimonianze,
un elettrodo viene introdotto nel retto, un altro attaccato ai
genitali. La corrente elettrica provoca un forte dolore al basso
ventre. Inoltre, queste torture causano un duraturo disturbo della
minzione; i dolori permanenti al perineo e alla schiena. L'esame medico
rivela la distruzione della prostata. Secondo me, solo un medico
esperto poteva inventare questo metodo, il che vuol dire che questa
tortura non può che “provenire” da un laboratorio. Ci sono
testimonianze delle torture con la corrente elettrica che colpisce i
genitali maschili e delle lesioni miranti a privare l'uomo della sua
funzione riproduttiva.
‘La rondine’ - È tra le torture più in voga. Al prigioniero legano i
piedi e le mani alla schiena. Dopo di che il prigioniero viene appeso
con la testa in basso, per ore. Ciò causa un forte, insopportabile
dolore agli arti. La vittima continua a provare il dolore per tanto
tempo, come se fosse stato torturato il giorno prima.
‘La maschera antigas’ - Il prigioniero viene messo seduto su una sedia,
attaccata al pavimento con i chiodi. Sotto la sedia gli legano le mani
e i piedi con delle manette. Gli mettono la maschera antigas e ne
chiudono il tubo respiratorio. Il prigioniero soffoca per mancanza
d’ossigeno. Istintivamente cerca di liberarsi, spesso causandosi gravi
lesioni. Non sente più il dolore. Sente una forte pressione sulla
testa, come se gli occhi uscissero dalle orbite. A poco a poco le voci
dei boia che gli consigliano di “respirare profondamente”, il loro
riso, si allontanano. Sente di volare in un abisso buio. Segue un
risveglio lento e pesante. Dei rumori incerti che diventano parole. Il
primo pensiero: “Dove sono ferito, cosa è successo ai miei colleghi?” A
poco a poco comincia a rendersi conto che è appena morto, che è stato
nel mondo dell'aldilà ed è resuscitato. Non gliene importa niente della
sua vita. Non prova né paura né gioia per essere sopravvissuto. È
quello che sente il prigioniero quando la tortura è appena finita.
Passa un po' di tempo e la vittima comincia ad aver paura che la
tortura si possa ripetere. Comincia a pensare: una volta ce l’ho fatta,
ma un’altra, forse, no.
‘Le zanne del lupo’ - Il prigioniero viene legato a una sedia. In bocca
gli mettono un pezzo di legno, a mo’ di freno, e gli segano i denti con
un lima, spiegando alla vittima che stanno segando le sue ‘zanne da
lupo’.
‘La tavola rotonda cecena’ - I prigionieri in manette sono messi seduti
uno di fronte all'altro a un tavolo di legno. Ai prigionieri tirano
fuori la lingua e la inchiodano al tavolo. Tutto il lager si riunisce
per godere questo spettacolo chiamato ‘la tavola rotonda cecena’.
L'alimentazione - Per alcuni giorni le vittime rimangono senza acqua e
cibo. Poi, indebolite dalle torture e dalla fame, i torturatori
spaccano loro le lingue, fino a farle sanguinare. Picchiandole con i
bastoni, i boia costringono le vittime a mangiare roba calda e salata.
I prigionieri, che urlano di dolore, mangiano questa roba facendo
godere i sadici che li osservano.
La tortura psicologica di massa: l'operazione ‘di pulizia’ - Come disse
una volta Elena Bonner, ora tutta la Cecenia è un grande campo di
concentramento. Ogni suo abitante, dai neonati ai vecchi, ne è
prigioniero e subisce le torture psicologiche, le cosiddette
‘operazioni di pulizia’. Lo stress psicotraumatico di ogni giorno porta
via la vita a decine, anche a centinaia di persone, morte per infarto o
per trauma cerebrale. La mancanza di qualsiasi assistenza medica
moltiplica il numero delle vittime. I medici non hanno la minima
possibilità di fornire gli anestetici alle vittime dei caotici
bombardamenti.
Conosciamo, inoltre, i casi in cui sui detenuti si sperimentano
sostanze velenose. Dopo si fa l’autopsia dei cadaveri e gli organi
interni vengono studiati in laboratorio. Ci sono motivi per credere che
nel Caucaso del Nord si usano i laboratori degli Istituti di medicina
del Dagestan e dell'Ossezia del Nord. Per me che sono un medico la cosa
più terrificante è che in queste torture partecipano i medici militari
russi. Numerose sono le testimonianze delle manipolazioni mediche nelle
torture, nelle lesioni e nei massacri dei prigionieri. Circolano voci
che alcuni organi dei detenuti vengono esportati e venduti. Come
chirurgo che conosce bene la tecnologia del trapianto, stento a
crederci. Non dubito, però, che gli attuali leader russi lo potrebbero
fare, ma mi sembra tecnicamente difficile, almeno nel territorio
ceceno.
Le torture più terribili, nel corso delle quali - o dopo le quali - il
detenuto viene ammazzato, vengono chiamate ‘mortali’ dagli stessi
occupanti russi. Queste torture o, meglio, esecuzioni, sono destinate a
chi, secondo il gruppo dei sadici, non deve vivere. Oltre alle
testimonianze dei detenuti e della popolazione civile, abbiamo a
disposizione delle informazioni e dei documenti che raccontano dei
cadaveri con le tracce delle torture ‘mortali’: i boia buttano via i
corpi alla periferia dei villaggi e nelle fosse comuni.
Negli ultimi due anni in Cecenia non sono state importate medicine
psicotrope che possono aiutare i pazienti con disturbi psicologici
post-traumatici. I miei numerosi appelli all’Onu, all’Unione Europea e
ai dirigenti delle associazioni umanitarie non hanno dato alcun
risultato, visto il divieto della Russia di importare queste medicine
in Cecenia. La logica delle autorità russe è fin troppo chiara: a cosa
serve l'assistenza medica in caso di genocidio?
Non c’è dubbio che con l’arrivo di Putin la Russia si stia trasformando
in un regime neofascista. La storia della nascita del fascismo in
Germania negli anni Trenta dimostra che l'Occidente stava a osservare
tranquillamente questo processo, anzi, a volte lo aiutava
economicamente “per avere una Germania stabile e amichevole”. Si sa
bene come è andata a finire quella volta. Purtroppo la storia si
ripete. L'America e l'Europa plaudono il nuovo Führer, l’innovatore dei
campi di concentramento.