17/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Scheda Conflitto
PARTI IN CONFLITTO
1998-OGGI: esercito eritreo contro esercito etiope.

VITTIME
70mila durante la guerra di confine tra l'Eritrea e l'Etiopia.

RISORSE CONTESE
Il cosiddetto "triangolo di Badme", al confine tra i due paesi. Nella zona non si registra la presenza di particolari risorse naturali che possano giustificare una guerra. A pesare sul conflitto sono principalmente ragioni di prestigio e rivalità che risalgono alla lotta condotta da Etiopi e Eritrei contro il regime comunista del Derg di Menghistu. Senza contare che lo stato di guerra favorisce anche i due regimi al potere, che possono così destinare buona parte del bilancio alle spese militari (in questo l'Eritrea detiene il primato mondiale con più del 20 percento del Pil destinato alla difesa) e avere una scusa per tenere a freno le opposizioni politiche.

FORNITURA ARMAMENTI 
Il governo etiope ha ricevuto armi soprattutto dagli Stati Uniti (diventando il primo "beneficiario" africano degli Usa), ma anche da Gran Bretagna, Israele, Russia e Bulgaria; il governo eritreo riceve armi da Russia, Ucraina, Repubblica Ceca, Bulgaria e Cina, ma anche da Gran Bretagna e Stati Uniti (in proporzione di 1/10 rispetto alle forniture a vantaggio dell'Etiopia).
 
SITUAZIONE ATTUALE
La guerra vera e propria si è conclusa con la firma della tregua del 2000, e una Commissione Indipendente è stata incaricata di tracciare il confine tra i due paesi. L'assegnazione della zona contesa all'Eritrea ha però suscitato le proteste del governo etiope, che si è rimangiato l'impegno preso inizialmente dai due paesi di accettare le conclusioni della Commissione. Il veto etiope ha di fatto bloccato le trattative, visto che il governo eritreo non ha alcuna intenzione di trattare sull'argomento e pretende da Addis Abeba il pieno rispetto di quanto stabilito dalla Commissione. I margini di manovra sono molto ristretti, come hanno dimostrato gli eventi che hanno seguito "l'apertura" del governo etiope del novembre 2004: la proposta di Addis Abeba di accettare in "principio" le decisioni della Commissione ma solo dopo ulteriori trattative dirette con l'Eritrea ha solamente fatto salire la tensione. Nell'ottobre del 2005 il governo eritreo ha deciso di limitare le operazioni della Unmee, la missione dell'Onu che monitora la zona cuscinetto tra i due paesi, nella speranza di fare pressioni sulla comunità internazionale per la soluzione del problema. Asmara ha inoltre limitato le operazioni di numerose agenzie umanitarie, costringendone alcune a lasciare il Paese. A pagare il prezzo più alto di questo stallo che dura ormai da cinque anni è la popolazione civile, costretta a vivere in una situazione precaria anche dal punto di vista economico, ulteriormente peggiorata dallo stato di guerra.

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