PARTI IN CONFLITTO
1998-OGGI: esercito eritreo contro esercito etiope.
VITTIME
70mila durante la guerra di confine tra l'Eritrea
e l'Etiopia.
RISORSE CONTESE
Il cosiddetto "triangolo di Badme", al confine tra i due paesi.
Nella zona non si registra la presenza di particolari risorse naturali
che possano giustificare una guerra. A pesare sul conflitto sono
principalmente ragioni di prestigio e rivalità che risalgono alla lotta
condotta da Etiopi e Eritrei contro il regime comunista del Derg di
Menghistu. Senza contare che lo stato di guerra favorisce anche i due
regimi al potere, che possono così destinare buona parte del bilancio
alle spese militari (in questo l'Eritrea detiene il primato mondiale
con più del 20 percento del Pil destinato alla difesa) e avere una scusa per
tenere a freno le opposizioni politiche.
FORNITURA ARMAMENTI
Il governo etiope ha ricevuto armi soprattutto dagli Stati Uniti (diventando
il primo "beneficiario" africano degli Usa), ma anche da Gran Bretagna, Israele,
Russia e Bulgaria; il governo eritreo riceve armi da Russia, Ucraina, Repubblica
Ceca, Bulgaria e Cina, ma anche da Gran Bretagna e Stati Uniti (in proporzione
di 1/10 rispetto alle forniture a vantaggio dell'Etiopia).
SITUAZIONE ATTUALE
La guerra vera e propria si è
conclusa con la firma della tregua del 2000, e una Commissione
Indipendente è stata incaricata di tracciare
il confine tra i due paesi. L'assegnazione della zona contesa
all'Eritrea ha però suscitato le proteste del governo etiope, che si è
rimangiato l'impegno preso inizialmente dai due paesi di accettare le
conclusioni della Commissione. Il veto etiope ha di fatto bloccato le
trattative, visto che il governo eritreo non ha alcuna intenzione di
trattare sull'argomento e pretende da Addis Abeba il pieno rispetto di
quanto stabilito dalla Commissione. I margini di manovra sono molto
ristretti, come hanno dimostrato gli eventi che hanno seguito
"l'apertura" del governo etiope del novembre 2004: la proposta di Addis
Abeba di accettare in "principio" le decisioni della Commissione ma
solo dopo ulteriori trattative dirette con l'Eritrea ha solamente
fatto salire la tensione. Nell'ottobre del 2005 il governo eritreo ha
deciso di limitare le operazioni della Unmee, la missione dell'Onu che
monitora la zona cuscinetto tra i due paesi, nella speranza di fare
pressioni sulla comunità internazionale per la soluzione del problema.
Asmara ha inoltre limitato le operazioni di numerose agenzie
umanitarie, costringendone alcune a lasciare il Paese. A pagare il
prezzo più alto di questo stallo che dura ormai da
cinque anni è la popolazione civile, costretta a vivere in una
situazione precaria anche dal punto di vista economico, ulteriormente
peggiorata
dallo stato di guerra.