28/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dallo scorso giugno Eritrea e Gibuti sono in guerra. Per una striscia di terreno desertico

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

 

Anche se pochi se ne sono accorti, è pur sempre una guerra. Almeno tecnicamente. Dalla scorsa estate, infatti, l'esercito eritreo è penetrato all'interno del territorio di Gibuti, occupando una striscia di terreno larga alcuni chilometri e costringendo l'esercito locale a mobilitare i due terzi delle sue forze. Nonostante le risoluzioni dell'Onu, che chiedono all'Eritrea di ritirare i propri effettivi, le autorità di Asmara rivendicano per sé i territori contesi e non intendono cedere. Rischiando così di gettare nuova benzina su un Corno d'Africa già infiammato.

Soldati gibutiniE' ormai dalla scorsa estate che l'Eritrea ha occupato la zona frontaliera di Ras Doumeira, appartenente a Gibuti, e l'isola di Doumeria, rivendicando il possesso di entrambi i territori. Proprio per questo, il governo di Asmara non ritiene di essere in guerra con Gibuti, né di aver invaso una zona appartenente ad un altro Paese. Il governo dell'Eritrea ha già fatto sapere che non rispetterà una recente risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che dà all'esercito eritreo cinque settimane per ritirarsi dalle zone occupate. Secondo Asmara, il governo non può accettare una risoluzione che chieda all'esercito di ritirarsi da un suo territorio.

Le rivendicazioni di Asmara hanno effetivamente un appiglio: il fatto che la frontiera tra i due Paesi non sia mai stata delimitata in maniera precisa, anche a causa dell'affidamento fatto su alcuni vaghi trattati del periodo coloniale, siglati dalla Francia con l'Etiopia, nel 1897, e con l'Italia, nel 1901. Già alla metà degli anni Novanta il contenzioso aveva provocato frizioni tra i due stati. Lo scorso aprile, l'Eritrea ha occupato Ras Doumeira, arrivando a scontrarsi con l'esercito gibutino tre mesi dopo, nell'unico confronto armato degno di questo nome dall'inizio della guerra: un confronto che provocò nove vittime tra i soldati gibutini (il bilancio da parte eritrea non è mai stato reso noto). Da parte sua, pur potendo contare su un trattato di alleanza militare con la Francia, che mantiene sul suo territorio più di mille uomini, il governo di Gibuti preferisce tenere un profilo basso, appellandosi alla comunità internazionale ed evitando qualsiasi scontro bellico.

Soldati eritreiMa la guerra, anche se non combattuta, ha un costo per il piccolo territorio franco africano, che mira a emulare lo sviluppo di Dubai diventando un centro servizi per tutto il continente: secondo le autorità, mantenere le truppe al fronte è costato 30 milioni di dollari in sei mesi, una cifra non indifferente per questo piccolo stato abitato da 700.000 anime, e che sta vivendo le conseguenze della recessione mondiale come tutti. Gibuti ritiene di stare pagando la rabbia del governo eritreo per un altro contenzioso di confine, quello con l'Etiopia, che dura dal 1998 e che ha provocato una guerra costata la vita a 70.000 persone. Nonostante una Commissione abbia dato ragione all'Eritrea, il governo etiope non ha mai riconosciuto il verdetto. E l'Eritrea, isolata a livello internazionale, non è mai riuscita a far concretamente valere le sue ragioni.

Matteo Fagotto

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