Eritrea
 
 
Nome ufficiale:
Hagere Ertra 
Ordinamento politico: 
Repubblica 
Governo attuale: 
Issayas Afewerki, eletto presidente dal 24 mag. 1993, giorno della proclamazione dell’indipendenza dall’Etiopia 
Capitale: 
Asmara
 
 
Superficie: 
117.600 Kmq 
Popolazione: 
4.100.000 abitanti 
Densità: 
33,9 ab./Kmq 
Crescita demografica annua: 
2,12% 
Lingua: 
Tigrinya, arabo (ufficiali), afar, tigrè 
Religione: 
Musulmana, ortodossa, animista 
 
 
Popolazione urbana:
19,5% 
Alfabetizzazione: 
56,7%
Mortalità infantile: 
5,9% 
Aspettativa di vita: 
51 anni 
Tasso HIV/AIDS: 
2,7% 
Indice sviluppo umano: 
0.439 – 156esimo su 177 stati 
 
 
Moneta: 
Nakfa 
PIL: 
734 milioni USD 
Ripartizione PIL: 
Agricoltura 13,9%; Industria 24,7%; Terziario 61,4% 
Crescita economica (2004): 
1,8% 
Reddito nazionale lordo per ab.: 
190 USD/ab. 
Pop. sotto soglia povertà: 
50% 
Inflazione: 
12,3% 
Esportazioni:  
52 milioni USD 
Importazioni: 
794 milioni USD 
Principali risorse economiche: 
Rame, petrolio, sale, turismo 
Spese militari: 
151 milioni USD (20,57% del PIL) 
 
 
GEOGRAFIA
Situata poco a nord del Corno d’Africa, l’Eritrea confina a nord con il Sudan, a est con l’Etiopia e a sud con Gibuti, mentre nella parte orientale è bagnata dalle acque del Mar Rosso, dove è situato anche l’arcipelago di Dahlak, il più importante del paese, che racchiude più della metà delle 350 isole del paese.
L’Eritrea è divisa in tre principali zone geografiche: quella centrale, montuosa, è la più ospitale e fertile ed è circondata dalle aride pianure occidentali e alle depressioni della Dancalia a ovest. Differenze di habitat che si rispecchiano anche nelle temperature medie annue, che vanno dai 18 gradi delle regioni montuose ai 40 delle pianure occidentali, mentre in Dancalia le temperature di punta arrivano a superare addirittura i 50.


STORIA
Colonia italiana fino alla fine della seconda guerra mondiale, l’Eritrea passa sotto mandato britannico nel 1945 prima di essere “accorpata” d’ufficio all’Etiopia dall’Onu nel 1960. Il dominio etiope non è mia stato gradito a Asmara, soprattutto perché è stato accompagnato da alcune decisioni di politica culturale (la sostituzione dell’amarico rispetto alla locale lingua tigrina) che hanno fatto molto discutere. Nel 1960 l’illegale annessione dell’Eritrea all’impero etiope ha scatenato una lunghissima guerra tra i due paesi, che ha provocato la morte di almeno 70.000 persone e si è conclusa solamente nel 1991, con una sostanziale vittoria eritrea. Asmara ha organizzato un referendum tenutosi nel 1993 e che ha sancito a grande maggioranza l’indipendenza del paese sotto la guida del presidente Issayas Afeworki, eletto nello stesso anno e tuttora in carica.
Ma i rapporti tra Eritrea e Etiopia sono rimasti sempre tesi, tanto che nel 1998 è scoppiata una nuova guerra per il possesso del territorio conosciuto come il “triangolo di Badme”. Il conflitto è durato due anni e ha portato alla morte di altre 70.000 persone, oltre a ingenti danni soprattutto all’economia del paese.
La tregua firmata nel 2000 e la decisione di affidare il tracciato del confine a una Commissione Indipendente dell’Onu non ha portato i risultati sperati. L’Etiopia ha infatti rifiutato di accettare il passaggio di Badme all’Eritrea sancito dalla Commissione, e neanche le recenti aperture di Addis Abeba sul problema hanno portato a risultati concreti. Il confine tra i due paesi continua a essere presidiato da più di 4.000 caschi blu dell’Unmee (la missione Onu nella zona) e al momento non sembra ci siano i margini per una seria trattativa tra le parti: l’Etiopia preme per una negoziazione mentre l’Eritrea esige lo scrupoloso rispetto delle decisioni della Commissione. Nonostante le armi tacciano da ormai 5 anni, sporadicamente si verificano scaramucce tra i due eserciti che si accusano a vicenda di sconfinamenti e attacchi alla popolazione civile.
Dall'autunno 2005 l'Eritrea ha cominciato a fare pressioni sulla comunità internazionale per risolvere la questione del confine: pressioni dirette in particolare contro la Unmee, i cui movimenti di truppe sono stati drasticamente ridotti dalle autorità eritree, così come la possibilità di effettuare ricognizioni aeree. Nel febbraio 2006 Asmara si è spinta fino ad arrestare 27 impiegati dell'Onu, rilasciati dopo diverse settimane, senza fornire peraltro alcuna spiegazione. 


POLITICA
La democrazia non è certo il tratto forte del regime di Afeworki. L’elezione del 1993 rimane ancora l’unica organizzata nel paese, visto che le consultazioni previste per il 2001 sono state rimandate a data da destinarsi e il Pfdj (People’s Front for Democracy and Justice) del presidente continua a essere l’unico partito legale.
La continuazione dello stato di guerra, che formalmente non si è ancora conclusa visto che nessun trattato è stato firmato tra i due stati, favorisce Afewerki che può permettersi di non aprire alcuno spiraglio nei confronti dell’opposizione politica, ridotta a proseguire le proprie battaglie dall’estero.


SOCIETA'
L’Eritrea ha il poco invidiabile primato di essere uno dei paesi più poveri del mondo. Le emergenze alimentari sono ormai una consuetudine, con più dell’80% della popolazione impegnata nell’agricoltura di sussistenza. La sopravvivenza di 2 milioni di persone dipende ogni anno dagli aiuti inviati dalle organizzazioni umanitarie, mentre le condizioni di vita nei pressi del confine con l’Etiopia sono miserevoli a causa delle conseguenze del conflitto.
I servizi di base non sono garantiti neanche nella capitale Asmara.


ECONOMIA
Le continue guerre con l’Eritrea hanno lasciato una ferita profonda nell’economia del paese, che ha ben poche prospettive di miglioramento. Priva di grandi ricchezze naturali, l’Eritrea ha visto crollare anche il traffico marittimo del porto di Assab, ormai soppiantato da Gibuti, a causa della guerra, mentre i rapporti commerciali intrattenuti per anni con il Sudan sono cessati a causa delle reciproche accuse di complotti che i due governi si lanciano regolarmente.
Il regime di Afeworki si è guastato i rapporti anche con le grandi organizzazioni internazionali, l’Unione Europea e l’Unione Africana, cosa che impedisce di reperire i fondi per poter varare un credibile programma di sviluppo economico.
La bilancia commerciale è perennemente in rosso, con le importazioni che superano di quasi 16 volte le esportazioni e una crescita economia che nel 2002 ha fatto registrare un allarmante -1,8%. Nonostante ciò il regime di Afeworki continua a mantenere mobilitato un esercito di 350.000 uomini, con le spese militari che occupano più del 20% del Pil, un primato mondiale difficilmente raggiungibile.


MASS MEDIA
In una situazione così disperata il regime eritreo trova comunque le forze per reprimere sistematicamente qualsiasi forma di dissenso. Secondo quanto denunciato recentemente da Amnesty International gli arresti e le detenzioni arbitrarie di giornalisti sono all’ordine del giorno, così come la tortura. Tutte misure giustificate dall’emergenza bellica secondo le autorità, ma che contribuiscono a fare di quello eritreo uno dei peggiori regimi del mondo. Nel 2001, pochi giorni dopo l'attacco alle Twin Towers di New York, Asmara ha deciso di sospendere tutti i media privati. Da allora l'Eritrea ha avviato una sistematica repressione del dissenso, mandando in esilio o incarcerando i giornalisti scomodi. Di alcuni non si hanno più notizie da anni.
Nel 2004 anche l'ultimo corrispondente estero, Jonah Fisher della Bbc, è stato espulso per le sue aperte critiche al regime. Al momento l'Eritrea è classificata al penultimo posto nel rapporto annuale sulla libertà di stampa pubblicato da Reporter Senza Frontiere, subito prima della Corea del Nord.