02/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Duemila euro. Questo vale, per le forze Usa, la vita di un civile afgano

In Afghanistan la vita costa poco. Il salario medio è di 20 euro al mese.
I contabili del comando militare Usa di Kabul devono aver fatto conto su questi dati per quantificare l'ammontare del risarcimento destinato ai parenti delle vittime civili di uno degli ultimi bombardamenti aerei condotti dalla maldestra aviazione statunitense.

Il colonnello Greg JulianInzeri. Martedì scorso il colonnello Greg Julian è arrivato a bordo del suo Hummer blindato nella brulla valle di Tagab, in provincia di Kapisa, solo una cinquantina di chilometri a nord-est della capitale Kabul.
Ad aspettarlo c'erano tutti gli uomini del piccolo villaggio di Inzeri, sul quale - nelle stesse ore in cui a Washington Obama giurava come presidente - i cacciabombardieri Usa hanno sganciato bombe da 30-50 mila euro l'una, uccidendo quindici civili.
L'anziano capo-villaggio - un vecchio pashtun con la lunga barba bianca e il turbante in testa - ha condotto il giovane ufficiale straniero vicino a quindici cumuli di terra smossa di fresco, le tombe delle quindici vittime, e lì si è fatto consegnare il denaro: meno di duemila euro per ogni famiglia.

Guloch. Tornato nel suo ufficio di Kabul, il collonnello Julian ha archiviato il fascicolo 'Inzeri' e si è messo a lavorare su un nuovo caso: quello di sedici civili, tra cui due donne e tre bambini, morti sotto un altro bombardamento avvenuto quattro giorni prima a un centinaio di chilometri a est della capitale, sulle montagne di Laghman, nel villaggio di Guloch. La versione ufficiale dei comandi Usa, come per Inzeri, come sempre, è che le vittime erano talebani, non civili. Se poi verrà fuori la verità, basterà rimettere mano al portafogli. Tanto in Afghanistan la vita costa poco. E vale ancora meno.

Enrico Piovesana

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