02/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Gaza in bilico tra una tregua e un nuovo attacco

Mentre al Cairo si cerca un accordo per la tregua a Gaza e per il dialogo tra Hamas e Fatah, l'esercito israeliano risponde al lancio di razzi di ieri. È di un morto e almeno 3 feriti il bilancio di un nuovo raid aereo israeliano nella Striscia di Gaza. Bersaglio dell'attacco mirato un'automobile colpita nella zona della città di Rafah. Il raid ha seguito quelli sferrati in nottata contro la Striscia di Gaza, soprattutto nella zona di confine con l'Egitto, per colpire i tunnel usati per il contrabbando delle armi.

hosni mubarakTrattative in corso. Ieri il premier israeliano Olmert aveva parlato di una ''risposta smisurata'' al lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza verso il Negev che avevano ferito tre civili israeliani. La diplomazia è al lavoro per scongiurare una nuova spirale di violenza. L'Egitto propone il 5 febbraio come data di inizio della tregua tra Israele e Hamas e il 22 febbraio come data per l'inizio del dialogo interpalestinese tra Fatah e Hamas. E' durato due ore il vertice al Cairo tra il presidente egiziano Hosni Mubarak e il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmud Abbas. Al vertice erano presenti anche Saeb Erekat, storico negoziatore palestinese, il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleyman e il ministro degli Esteri egiziano Abul Gheit. I temi del vertice sono gli stessi attorno ai quali si sta giocando la partita della tregua: cessate il fuoco duraturo a Gaza, apertura dei valichi di frontiera con Gaza per consentire l'ingresso degli aiuti umanitari e sul dialogo interpalestinese. ''Abbiamo chiarito: nessun dialogo con coloro che respingono l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp)'', aveva detto ieri sera Abbas, in riferimento alle dichiarazioni del leader politico di Hamas in esilio a Damasco che, nei giorni scorsi, si era detto pronto a ereditare la storica leadership del Fatah all'interno del network di partiti e organizzazioni che formano l'Olp.

khaled meshaalLe divisioni interne. L'attacco armato israeliano, in questo momento, sembra più facile da scongiurare rispetto all'ennesima crisi politica tra Hamas e Fatah. Il governo di Olmert, pur in difficoltà nei sondaggi, che vedono di nuovo in crescita il partito Likud di Benjamin Netanhyau, non sembra avere il tempo materiale per una nuova, vasta operazione militare nella Striscia di Gaza. In Israele si vota il 10 febbraio e il tempo stringe. Tra i principali partiti palestinesi, invece, il clima è sempre più teso. Dopo le dichiarazioni di Meshaal, che per la prima volta parla apertamente di tentare la scalata al vertice dell'Olp, il rappresentante di Hamas a Beirut Osama Hamdan ha oggi attaccato il Fatah. ''Se Abu Mazen annuncia di non voler dialogare con noi è solo per coprire un accordo sottoscritto sottobanco di recente con gli israeliani. Abbiamo ricevuto informazioni secondo le quali ci sarebbe un tentativo di salvare la posizione di Abu Mazen, che rientra nell'ambito di un accordo politico con Israele di cui si è fatto garante il nuovo inviato Usa in Medio Oriente, George Mitchell, che è stato nei giorni scorsi nella regione'', ha dichiarato il dirigente del movimento ai microfoni di al-Jazeera. ''Abbiamo saputo - spiega Hamdan - che Mitchell ha presentato ai palestinesi un piano ideato dagli israeliani per far uscire Abu Mazen dal pantano politico in cui si trova e in particolare quello creato dal dopo Annapolis quando le trattative si sono arenate. Un piano che dovrebbe riguardare il controllo dell'Anp rispetto a parte di Gerusalemme e su questo sembra che il presidente dell'Anp possa ricevere a breve il via libera dei paesi arabi''.

mahmoud abbasValichi e prigionieri. Rispetto alla tregua, che ieri Hamas diceva di voler accettare in cambio dell'apertura dei valichi, il problema sembra essere di nuovo Gilad Shalit, il militare israeliano rapito nel 2006. Fonti del movimento islamico hanno dichiarato che Israele insiste a collegare l'apertura dei valichi alla liberazione del caporale Shalit, mentre per Hamas lo scambio dei prigionieri è una questione che deve restare separata. Il governo israeliano, dovesse ottenere la liberazione di Shalit, potrebbe portare a casa l'unico risultato davvero eclatante che potrebbe rovesciare una sconfitta annunciata alle prossime elezioni. Intanto, mentre Arabia Saudita ed Egitto cercano di ribadire il loro ruolo centrale nella mediazione, l'Iran di Ahmadinejad continua a sostenere Hamas. Dopo l'incontro tra il presidente iraniano e il leader di Hamas Meshaal, Ahmadinejad ha dichiarato: ''Nella Striscia di Gaza Hamas ha conquistato una vittoria che è solo un passo verso «la vittoria finale e la materializzazione della causa palestinese''. Il presidente iraniano, così come la guida suprema della rivoluzione Khamenei, ha sollecitato Hamas a tenersi pronto per altri confronti militari con Israele, perchè, ha detto, ''i sionisti non metteranno fine ai loro complotti e potrebbero riprendere la loro aggressione. Bisogna processare per crimini di guerra i capi del regime sionista e che i prodotti sionisti vanno boicottati''.

Christian Elia

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