Il momento di Gilad Shalit potrebbe essere arrivato. Secondo il quotidiano al-Hayat, l'intesa finale per lo scambio del caporale israeliano rapito nel 2006 con prigionieri palestinesi detenuti in Israele potrebbe essere raggiunto entro mercoledì prossimo. In concomitanza con la sottoscrizione dell'accordo per la tregua, di diciotto mesi, nella Striscia di Gaza.
Prigioniero da due anni e mezzo. Il 25 giugno 2006 una pattuglia dell'esercito israeliano viene attaccata da un commando composto da miliziani palestinesi di Hamas, di Jaish al-Islam (Esercito dell'Islam) e dei Comitati di Popolari di Resistenza nei pressi del posto di controllo di Kerem Shalom. Un'operazione unica nel suo genere, perché incursioni oltre le linee israeliane di guerriglieri palestinesi non si erano mai viste. La battaglia è aspra: perdono la vita tre miliziani palestinesi e due soldati israeliani, restano feriti altri quattro soldati israeliani e un quinto viene catturato. Si tratta del caporale Gilad Shalit, 20 anni. E' il primo soldato israeliano catturato dai palestinesi dal 1994. La prima richiesta dei rapitori per il rilascio di Shalit è la liberazione immediata di tutte le prigioniere e tutti i prigionieri palestinesi sotto i 18 anni. La classe politica, i vertici militari e la società israeliane reagiscono con rabbia: tre giorni dopo il rapimento ha inizio un'operazione militare chiamata 'Piogge estive': le truppe corazzate israeliane, con l'appoggio dell'aviazione, entrano in massa nella Striscia di Gaza come non accadeva dall'agosto 2005, quando venne completato lo sgombero dei coloni. Da quel momento in poi, per tutta l'estate, il conflitto degenera coinvolgendo anche il Libano del sud e le milizie di Hezbollah, fino all'intervento della comunità internazionale che ferma la macchina da guerra d'Israele. Di Shalit nessuna traccia.
Trattative frenetiche. E' passato tanto tempo, tra le manifestazioni di solidarietà alla famiglia di Shalit e le promesse dei politici. Non è mai accaduto nulla e non è mai stato chiaro se Hamas abbia fornito o meno prove del fatto che Shalit sia ancora vivo al governo israeliano. Secondo le fonti del giornale arabo, l'intesa sarebbe stata parte delle negoziazioni al Cairo, mediate dal governo egiziano. Dovrebbero essere liberati mille detenuti palestinesi, tra cui donne, bambini, parlamentari e ministri del governo palestinese guidato da Hamas. Lo scambio di prigionieri dovrebbe portare alla riapertura completa dei valichi di frontiera con la Striscia di Gaza. Secondo al-Hayat manca poco alla sigla dell'accordo, ma si continua a discutere sull'elenco dei 450 militanti di Hamas e del Fronte Popolare fornito ai mediatori egiziani e dei quali viene chiesta la liberazione. Israele ha già dato il suo assenso per la liberazione di 230 palestinesi che si sono macchiati di reati di sangue ai danni di soldati israeliani o coloni, mentre non è stato raggiunto ancora un accordo sui restanti 220 nomi. Inoltre, il secondo problema riguarda la destinazione finale di questi detenuti dopo la liberazione: Israele chiede che i prigionieri originari della Cisgiordania vengano inviati a Gaza e che un altro gruppo venga mandato in Siria, ma Hamas si oppone con fermezza a questa soluzione. La sensazione, però, è che sia la classe politica israeliana sia i dirigenti di Hamas non vedano l'ora di trovare un'intesa, visti i danni subiti da entrambi nell'operazione Piombo Fuso terminata il mese scorso.
Christian Elia