16/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La Livni chiude la strada al governo di unità nazionale, mentre non si trova ancora l'intesa per lo scambio dei prigionieri

Due razzi sono stai lanciati, questa mattina, dalla Striscia di Gaza verso la zona meridionale d'Israele, senza causare danni. I vertici militari israeliani hanno reagito ordinando il bombardamento della
Philadelphi route, zona al confine tra la Striscia e l'Egitto, dove ci sono i tunnel che servono per far passare a Gaza armi, cibo e medicinali. Un palestinese è morto nell'attacco.

Una 'normale' giornata in questa rovente regione del mondo, mentre fervono le trattative. Negoziati su due tavoli, almeno per Israele. Dopo le elezioni del 10 febbraio scorso, ancora non è stato trovato l'accordo sulla formazione del nuovo governo e, l'esecutivo guidato dal premier Olmert rimasto in carica per gli affari correnti, tratta per estendere di almeno diciotto mesi la tregua entrata in vigore il 18 gennaio scorso con Hamas. Sul fronte del conflitto con i palestinesi la trattativa sembra arenata sull'elenco di prigionieri che Israele dovrebbe liberare in cambio del rilascio del caporale Shalit, rapito da Hamas nel 2006. Il problema non sono i nomi dei detenuti, ma la destinazione degli stessi. Il quotidiano arabo al-Hayat edito a Londra, nella sua edizione di oggi, sostiene che Israele vuole l'esilio per i leader liberati nel quadro dell'accordo. Per il governo israeliano, tutti i prigionieri rilasciati dovrebbero raggiungere la Siria o il Libano, ma non la Cisgiordania o Gaza. L'Egitto, che media nel negoziato tra Israele e Hamas, aspetta che il movimento islamico decida in merito alla proposta israeliana. In realtà, più che la meta dei detenuti, il problema potrebbe essere Marwan Barghouti, il leader di Fatah in carcere dal 2002 e condannato a cinque egrastoli. Hader Shkirat, l'avvocato di Barghouti, intervistato da Ha'aretz, ha dichiarato che non ci sarà nessun accordo su Shalit senza la liberazione di Barghouti. Olmert, ieri, ha annunciato che alla Knesset, il parlamento israeliano, verrà sottoposto un testo dell'accordo sui prigionieri prima di decidere.

Una condizione che permette a Israele di prendere tempo. Il governo, dopo le elezioni, non si è ancora formato. Secondo il Jerusalem Post, il vincitore tattico delle elezioni, il leader xenofobo Avigdor Lieberman, punta a un dicastero importante, Difesa o Esteri, mentre il leader del Likud Netanyahu sembra disposto a offrirgli il ministero delle Finanze. Tzipi Livni, leader del partito Kadima, che ha vinto le elezioni, sembra decisa a non voler formare un governo con il Likud. Nei giorni scorsi la Livni ha dichiarato: ''Non ho alcuna intenzione di entrare in un governo di unità nazionale guidato da Netanyahu. A questo punto la palla passa al presidente israeliano Peres, che ha tempo fino a mercoledì prossimo per nominare un nuovo premier. A questo punto pare certo che affiderà l'incarico a Netanyahu con Lieberman, se troveranno l'accordo sul ministero da affidare al leader di origine russa.

Non certo una buona notizia per i palestinesi. Sia Netanyahu che Lieberman sono noti per le posizioni oltranziste. Mentre Hamas ha sempre dichiarato di non aver fiducia in nessun esecutivo israeliano, il presidente palestinese Mahmud Abbas ha scommesso tutto sulla Livni. I suoi colonnelli, che sempre più a fatica accettano la linea 'morbida' di Abbas, di fronte a Netanyahu sarebbero davvero in difficoltà. Proprio ieri, mentre gli occhi del mondo erano puntati sulla tregua con Hamas e sul nuovo governo, diciassette ettari di terreno nei pressi di Gerusalemme, in Cisgiordania, e quindi palestinesi, sono stati acquisiti dal patrimonio pubblico dello Stato d'Israele. Lo riferisce il quotidiano israeliano Ha'aretz. L'atto riguarda la zona a nord dell'insediamento di Efrat, dichiarata patrimonio pubblico dall'amministrazione civile locale dopo il rigetto di una serie di ricorsi contro l' iniziativa presentati da cittadini e istituzioni palestinesi. Efrat sorge su una collina a ridosso di Gerusalemme e, con 9mila abitanti circa, è l'insediamento di coloni ebrei più grande nell'area detta di Gush Etzion.

Christian Elia

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