Si muovono in bicicletta portando aiuti e cure mediche
Girano per i villaggi di Bahr-el Ghazal, portando aiuti e cure mediche
alla popolazione. Sono infermieri e personale medico. Si muovono in
bicicletta.
E’ questa l’ultima iniziativa dell’associazione francese MSF (Medici
Senza Frontiere) per combattere l’epidemia di malaria che minaccia la
regione meridionale del Sudan.
Da diverse settimane, infatti, molti villaggi e comunità della zona
sono state tagliate fuori dal resto del mondo per le frequenti
alluvioni che hanno reso strade e mulattiere inaccessibili e
impraticabili anche per i fuoristrada.
Dai primi di agosto, quaranta tra infermieri e assistenti del luogo
hanno cominciato a pedalare per le aree rurali a bordo di biciclette
acquistate da MSF. Con sé portano farmaci e medicinali che salveranno
la vita di migliaia di persone.
“La situazione si stava aggravando”, ha raccontato a PeaceReporter
Caroline Livio, responsabile del progetto in Sudan. “Avevamo serie
difficoltà nel raggiungere le località più remote, le nostre 4x4
continuavano ad impantanarsi nel fango che aveva cancellato qualsiasi
via di comunicazione.
Abbiamo quindi deciso di usare la creatività, e la soluzione è arrivata a bordo
di queste biciclette”.
Grazie a questa iniziativa sono più di 70mila le persone che hanno
finora ricevuto i farmaci nella zona di Akuem e nelle province
circostanti. Tra essi, più della metà sono bambini al di sotto dei
cinque anni, la fascia di età più esposta al contagio.
“Per ora stiamo ottenendo risultati soddisfacenti”, continua la Livio.
“Ma non è solo di malaria che ci occupiamo a Bahr-el-Ghazal. Ogni
estate, durante la stagione secca, gran parte della popolazione è
affetta da grave malnutrizione per l’esaurimento delle provviste
alimentari accumulate durante i mesi della raccolta.
E’ quella che noi chiamiamo ‘stagione della fame’. Ed è evidente che la
scarsità di cibo e la fame, indebolendo il corpo, lo rendono facilmente
attaccabile da malattie endemiche come la malaria.”
“Il successo di questa iniziativa non si limiterà solo al Sudan”,
conclude entusiasta l’operatrice umanitaria. “Cercheremo invece di
estendere questo tipo di intervento a tutte le aree disastrate in cui
operiamo”.