Sudan
 
 
Nome ufficiale: 
Jumhuriyat as-Sudan 
Ordinamento politico: 
Repubblica 
Governo attuale: 
Omar Hassan al-Bashir, presidente dal 30 giu. 1989 in séguito a un colpo di stato e eletto dal 22 dic. 2000 
Capitale: 
Khartoum 
 
 
Superficie: 
2.505.810 Kmq 
Popolazione: 
33.600.000 abitanti 
Densità: 
13,1 ab./Kmq 
Crescita demografica annua: 
2,28% 
Lingua: 
Arabo (ufficiale), inglese, dinka, nuer, chillouk 
Religione: 
Musulmana sunnita, cristiana, animista 
 
 
Popolazione urbana: 
38% 
Alfabetizzazione: 
59,9% (70,8% maschi; 49,1% femmine) 
Mortalità infantile: 
6,4% 
Aspettativa di vita: 
58 anni 
Tasso HIV/AIDS: 
2,3% 
Indice sviluppo umano: 
0.505 – 139esimo su 177 stati 
 
 
Moneta: 
Dinaro sudanese 
PIL: 
17.800 milioni USD 
Ripartizione PIL: 
Agricoltura 39,2%; Industria 18,3%; Terziario 42,5% 
Crescita economica (2004): 
6,6% 
Reddito nazionale lordo per ab.: 
460 USD/ab. 
Pop. sotto soglia povertà: 
40% 
Inflazione: 
8,8% 
Esportazioni: 
2.775milioni USD 
Importazioni: 
2.093 milioni USD 
Principali risorse economiche: 
Petrolio, allevamento, cotone, cereali 
Spese militari: 
587 milioni USD (3,29% del PIL) 
 
 
GEOGRAFIA
Situato nell’Africa orientale, il Sudan confina a nord con l’Egitto, a sud con Kenya, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, a ovest con Repubblica Centrafricana, Ciad e Libia e a est con Etiopia, Eritrea e Mar Rosso.
Il paese può essere diviso in tre grandi zone geografiche: il deserto a nord, che copre il 30% del paese e che lascia spazio a un’ampia zona collinosa nei pressi del mare. Attraverso delle steppe semiaride e alcuni bassi rilievi nella parte centrale, il paesaggio cede il passo alle foreste tropicali e alle paludi nel sud del paese.
I due principali corsi d’acqua del paese sono il Nilo Bianco, proveniente dall’Uganda, e quello Blu che nasce in Etiopia. I due fiumi si uniscono nei pressi della capitale Khartoum, situata in una delle zone più fertili del paese.
Il clima del paese varia molto: si va dal clima desertico del nord, con escursioni termiche dal giorno alla notte e dall’estate all’inverno che vanno dai 4 ai 40 gradi, al clima equatoriale del sud, dove le temperature medie annue si aggirano sui 29 gradi, 2 in più di quelli registrati nella capitale. Qui la stagione delle piogge va da metà giugno a settembre. 

STORIA
Per buona parte della sua storia il Sudan è rimasto sotto il dominio del vicino Egitto: dall’impero dei faraoni, passando per un lungo periodo di indipendenza in cui si combattono numerosi regni, fino alla conquista del paese da parte dei Mamelucchi nel ‘400. Nel XVI secolo fiorisce l’impero dei Funj, una comunità di neri musulmani i cui forti contrasti interni nel XIX secolo favoriscono nuovamente l’arrivo degli Egiziani, che nel 1820 conquistano la parte settentrionale del paese e la pongono sotto il governo degli Ottomani. La schiavitù organizzata contro le popolazioni nere meridionali peggiora i rapporti tra nord e sud, tanto che al loro arrivo alla fine dell’800 gli Inglesi si trovano di fronte a una situazione piuttosto complessa e difficile da risolvere. Nel 1881 infatti esplode la rivolta del Mahdi Mohammed Ahmed, che in pochi anni porterà i ribelli fino alla conquista di Khartoum. Il califfato creato dal Mahdi resisterà fino al 1898, quando verrà rovesciato dalle superiori forze anglo-egiziane.
Da questo punto in poi il Sudan diventa una sorta di protettorato britannico, come del resto l’Egitto, fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1945 la questione viene affrontata dai governi del Cairo e di Londra. Nel 1952 viene autorizzata la formazione di un’Assemblea Nazionale che decida dei destini del paese, ma nel 1953 il Cairo decide di proclamare d’ufficio l’unione dei due paesi sotto la corona di re Faruk.
Un’unione che dura poco, visto che l’anno successivo la caduta del sovrano e l’arrivo al potere in Egitto di Nasser fanno riprendere le trattative con la Gran Bretagna. I due paesi decidono l’avvio di un processo di “sudanizzazione”, che prende il via con le elezioni del Parlamento provvisorio nel 1954. L’anno successivo i due paesi occupanti ritirano le truppe, e il Sudan si proclama indipendente nel dicembre 1955, diventando una repubblica l’anno successivo.
Al potere arriva il Nup (National Unionist Party) del premier Ismail al-Azhari che commette subito un grande errore: il rifiuto di Khartoum di concedere al sud un governo federale come promesso porta allo scoppio di una guerra civile che si concluderà solo nel 1972. La parabola politica del premier si conclude nel 1958, quando le difficoltà economiche e belliche portano all’organizzazione di un golpe organizzato dal Capo di Stato Maggiore Generale Ibrahim Abboud. La nuova giunta militare promette elezioni e il ritorno a un governo civile entro breve tempo, promesse che non vengono però rispettate e che scatenano le proteste della popolazione. I militari cedono nel 1964, passando il testimone a un governo di transizione civile.
L’anno successivo una coalizione composta dall’Umma Party e dal Nup permette a Mohammed Ahmed Mahjoub di diventare Primo Ministro. La situazione politica però non cambia, con una sfilza di governi che si succedono senza riuscire a affrontare i problemi più pressanti: la stagnazione economica, la lunga guerra e i rapporti nord-sud. L’accresciuta tensione sfocia nell’ennesimo golpe, portato avanti nel maggio del 1969 dal colonnello Mohammed Nimeiri.
Il brutale regime militare, che mette fuorilegge i partiti politici e scioglie il parlamento, viene mitigato solo nel 1977 grazie agli accordi tra Nimeiri e il capo dell’opposizione Sadiq al-Mahdi. Il maggior risultato della giunta Nimeiri è comunque quello di aver raggiunto la pace con il sud nel 1972, grazie agli accordi di Addis Abeba. L’anno precedente il governo era stato rovesciato per una settimana da un golpe organizzato dal Scp (Sudan Communist Party).
La scoperta all’inizio degli anni ’80 del petrolio nel sud e la decisione del governo sudanese di imporre la legge islamica (sharia) a tutto il paese provoca nuovamente la reazione delle popolazioni meridionali, che nel 1983 riprendono le armi. La nuova guerra civile porta anche al rovesciamento di Nimeiri, che nel 1985 lascia spazio a al-Mahdi. Il nuovo governo si impegna nelle trattative con i ribelli meridionali del Spla (Sudan People’s Liberation Army), ma proprio quando la pace sembra vicina una giunta militare ostile alla riconciliazione rovescia il presidente facendo salire al potere, nel 1989, Omar Hassan al-Bashir. La pace tra nord e sud viene raggiunta solo nel gennaio 2005, a séguito dell’esaurimento dei due contendenti e per le forti pressioni della comunità internazionale. Dal 1983 la guerra civile ha provocato più di 2 milioni di morti e 4 milioni di profughi.
Nel febbraio del 2003 è scoppiato un secondo conflitto, nella regione del Darfur al confine con il Ciad: protagonisti del conflitto sono i gruppi ribelli locali, il Sla (Sudan Liberation Army) e il Jem (Justice and Equality Movement) opposti alle milizie arabe Janjaweed che attaccano i villaggi del Darfur costringendo la popolazione a rifugiarsi nei campi profughi o a fuggire in Ciad. I ribelli accusano il governo sudanese di utilizzare l’aviazione militare in appoggio alle milizie arabe, accuse che il governo di Khartoum ha sempre respinto. Le autorità sudanesi sono accusate da buona parte della comunità internazionale di contribuire al prolungamento del conflitto, che ha già fatto 200.000 morti e 2 milioni di profughi. Le numerose tregue firmate tra governo e ribelli non sono mai state rispettate mentre un accordo di pace, siglato nel maggio 2006 tra governo e una parte del Sla, ha provocato solo una recrudescenza degli scontri. 

POLITICA
Nel gennaio 2005 le autorità e i ribelli meridionali hanno raggiunto un accordo di pace, in base al quale a settembre è stato formato un governo di unità nazionale. Il sud ha diritto a un periodo di autonomia di sei anni, al termine del quale potrà decidere tramite referendum se rimanere nel Sudan o optare per l’autonomia. Alcuni contingenti del Spla verranno integrati nell’esercito. L’ex-gruppo ribelle continuerà a amministrare le regioni meridionali, i cui proventi petroliferi verranno divisi al 50% con il governo di Khartoum.
Alla fine di luglio del 2005 un incidente aereo nei cieli ugandesi ha provocato la morte di John Garang, leader del Spla. La notizia ha provocato disordini nel paese, causando la morte di circa 140 persone nella capitale Khartoum, ma dopo alcuni giorni l’allarme è rientrato. I vertici del Spla hanno reso noto che continueranno a impegnarsi assieme alle autorità sudanesi per la buona riuscita del processo di pace.
Le incognite maggiori per il futuro del paese riguardano proprio la fase di transizione: nonostante la nuova classe dirigente abbia retto bene alla crisi-Garang, dimostrando una certa maturità nel tenere le redini del paese, sarà necessario collaudare meglio i rapporti tra nord e sud in questi sei anni. E sono in pochi a credere che, se il sud optasse per la secessione, il governo di Khartoum accetterebbe di rinunciare ai pozzi petroliferi meridionali senza batter ciglio.
Al momento la risoluzione del conflitto nel sud non ha portato alcun beneficio alla crisi del Darfur. Al contrario, dopo aver cessato le ostilità sul fronte meridionale le autorità di Khartoum sembrano ancora meno disposte a intavolare vere trattative con i ribelli. 

SOCIETA'
I decenni di guerra civile hanno avuto conseguenze pesantissime sulla popolazione sudanese: 4 milioni di profughi al sud, 2 milioni in Darfur e 500.000 fuggiti all’estero; la crescita abnorme di Khartoum, che con l’afflusso delle popolazioni che sfuggivano alla guerra ora ospita il 20% della popolazione del paese. Senza contare che l’82% della popolazione vivrebbe sotto la soglia di povertà. Nei prossimi anni saranno necessari investimenti consistenti nel campo sanitario per combattere la diffusione di Aids, tubercolosi e malaria. Le condizioni di vita nel sud del paese e nel Darfur sono non a caso le peggiori del paese.
La parte settentrionale è abitata principalmente da Arabi, mentre nel Darfur e nel sud prevalgono le popolazioni nere indigene, di religione cristiana o animista. I rapporti tra le varie comunità sudanesi non sono mai stati facili, anche a causa dei vari “colpi di mano” tentati dal regime di Khartoum che hanno causato le interminabili guerre civili degli ultimi decenni. Sarà necessaria una vera politica di equilibrio e integrazione per permettere la convivenza e far dimenticare le cicatrici della guerra. 

ECONOMIA
La crescita economica del 6,6% registrata nel 2004 fa ben sperare per il futuro: la risoluzione del conflitto nel sud dovrebbe migliorare le cose, se non altro dal punto di vista dello sfruttamento petrolifero che garantisce il 75% delle esportazioni del paese. Nei prossimi anni la produzione, arrivata a 500.000 barili al giorno, dovrebbe crescere grazie all’aumento di capacità della raffineria di Khartoum. I proventi petroliferi verranno presumibilmente destinati al ripristino delle linee elettriche e delle vie di comunicazione, indispensabili per lo sviluppo del paese.
Nonostante tutto il 60% della forza lavoro è impiegato nell’agricoltura, che contribuisce al 40% del Pil. I campi più sviluppati sono quelli della produzione del sorgo, del cotone e dell’allevamento. Le terre più fertili del paese sono proprio quelle situate nella parte meridionale, ragion per cui anche in questo campo si attendono sostanziali miglioramenti nei prossimi anni.
Il paese conta anche sugli aiuti internazionali, fondamentali almeno per i primi anni di dopoguerra. Il problema della disoccupazione, che colpisce il 20% della popolazione, andrà risolto il prima possibile. 

MASS MEDIA
La nascita del nuovo governo di unità nazionale dovrebbe se non altro portare un maggior equilibrio in campo politico, che potrebbe avere effetti benefici sulla libertà dei mezzi di informazione. Il problema a dire il vero non è mai stato tra le priorità delle autorità di Khartoum, e anche nei prossimi anni le maggiori energie verranno destinate sicuramente alla ricostruzione del paese. La democrazia dovrà aspettare ancora.