Il premier sloveno Borut Pahor e il suo omologo croato Ivo Sanader si sono incontrati ieri a Mokrice, in Slovenia, per lo spinoso contenzioso di confine marittimo tra Slovenia e Croazia rispetto al golfo di Pirano, una striscia di 30 chilometri nel Mar Adriatico conteso tra le due repubbliche della ex Jugoslavia.
Disputa di confine. ''Colloqui di carattere informativo per iniziare a comunicare'', secondo quanto scritto in una nota diffusa dallo staff dei due primi ministri. L'incontro, però, si è risolto con un nulla di fatto. I due primi ministri si sono scambiati la promessa di un nuovo incontro, ma nessun passo avanti è stato fatto per l'oggetto dell'incontro. La richiesta della Slovenia è nota: spostare di un chilometro e mezzo la linea di confine che attraversa il golfo in modo da garantire a Lubjana un accesso diretto, e sovrano, al mare. Oggi le imbarcazioni slovene passano per le acque territoriali italiane o croate. Secondo la posizione slovena non si tratterebbe di una concessione croata, ma di un diritto. Qualora venisse infatti riconosciuta la sovranità territoriale della Slovenia su alcuni minuscoli villaggi istriani che sono oggi in territorio croato, la direzione del confine in uscita dalla foce del fiume Dragogna risulterebbe modificata come vuole il governo sloveno. Ma la Croazia non ci sta e, anzi, sottolinea come avrebbe da rivendicare la ricostruzione della situazione antecedente la nascita della Jugoslavia, quando la foce del fiume venne modificata a suo svantaggio. Fin qui sembra una banale e non troppo importante contesa sui confini della ex Jugoslavia, ma nella questione restano invischiati attori importanti, come l'Unione europea e la Nato.
L'Ue alla finestra. Per la disputa sul golfo di Pirano, infatti, la Slovenia ha posto il veto sull'apertura dei negoziati di adesione della Croazia all'Unione europea. Non un veto da poco, visto che per Zagabria l'ingresso nell'Ue è un fattore strategico. A metà dicembre sembrava fatta per la Croazia, solo che la Slovenia (unico Paese tra i 27 membri Ue) ha, come detto, posto il veto. Il calendario stilato a Bruxelles, che prevedeva il completamento delle trattative di adesione entro il 2009 e l'adesione per l'anno dopo o per il 2011, è stata paralizzato. Poco mancava che si bloccasse anche la ratifica del protocollo di adesione alla Nato della Croazia, l'11 febbraio scorso. Alla fine, dopo una turbolenta seduta, il Parlamento di Lubjana l'ha ratificato, ma resta lo spettro del passaggio del testo alla Camera alta dell'Assemblea che potrebbe non ratificare l'accordo. La questione, per certi versi, ricorda la disputa tra Macedonia e Grecia sul nome che la repubblica della ex Jugoslavia ha scelto dopo l'indipendenza. Dal punto di vista di Atene, 'l'appropriazione indebita' è sufficiente a remare contro l'ingresso di Skopje nella Nato e nell'Ue. Almeno fino a quando la Macedonia non cambia nome 'restituendo' alla Grecia il copyright della regione. Che succederà adesso? La Croazia ritiene che la diatriba sia bilaterale e vuole tenerla nettamente separata dai negoziati Ue. Zagabria chiede che a risolvere la questione del golfo di Pirano sia la Corte Internazionale delle Nazioni Unite all'Aja. La Slovenia, invece, propone una mediazione internazionale che, se accettata, sbloccherebbe subito i negoziati. Il tempo passa e l'Ue, come nel caso della Macedonia, scopre che nei Balcani il tempo scorre più lentamente degli interessi commerciali dei paesi membri.
Christian Elia