Oggi l'ex presidente peruviano Alberto Fujimori (1990-2000) prenderà le redini della sua difesa, in vista della sentenza definitiva in un processo che lo vede indagato per il reato di lesa umanità. I fatti risalgono ai primi anni Novanta, quando vennero uccise dieci persone a La Canduta e 15 a Barrios Altos. Non solo. Per l'accusa, l'ex presidente di origine giapponese manovrara qualsiasi cosa fosse attinente alla lotta antisovversiva e quindi conosceva ed era implicato in ogni violazione dei diritti umani commessa da militari e paramilitari. Ma ricostruiamo la complessa figura di Fujimori e cosa ne pensano i peruviani, dato che, nonostante tutto, ieri sono scesi in piazza in 10mila per gridare la sua innocenza. A ricostruire questa complessa figura è Mauro Morbello, capo progetto a Lima di Terre des Hommes Italia, studioso ed esperto di questioni peruviane.
di Mauro Morbello
Chi è Alberto Fujimori. El Chino come lo chiamano i suoi simpatizzanti, è stato dieci anni presidente del Perù. Appena eletto, nel 1990, diede inizio ad una serie di riforme strutturali applicando un programma economico rigidamente neo-liberale ribattezzato Fujichock. Risultato: la popolazione vide da un giorno all`altro triplicare il prezzo dei prodotti di prima necessità, molte aziende cominciarono con licenziamenti di massa e i dipendenti pubblici vennero ridotti di oltre 2/3 in pochi mesi. Iniziò l`inferno della fame e dell`esclusione per le classi popolari urbane e rurali e una forte emigrazione all`estero della classe media impoverita. La situazione politica ed economica del Perù, sommata al clima di violenza politica originata dal gruppo armato maoista Sendero Luminoso, gettarono la popolazione in un dramma collettivo, il cui trauma dura tutt'oggi.
La fuga. Dopo un primo periodo di crisi politica, al quale Fujimori pose termine con l`autogolpe del 1992 in alleanza con la cupola militare più corrotta e reazionaria, el Chino governò per dieci anni grazie al consenso popolare. Questo fu possibile principalmente grazie ai risultati ottenuti nel controllo dell`inflazione, nella repressione manu militari del terrorismo e, soprattutto, per merito dell`autoritarismo sommato a un assistenzialismo populista ben diffuso da stampa e televisione asserviti al sistema. Alla fine del decennio, però, la parabola politica di Fujimori finì male. El Chino dovette lasciare il Perù a gambe levate nel novembre del 2000 rifugiandosi in Giappone, suo paese di origine, inseguito da scandali, accuse di violazione dei diritti umani e corruzione che, come risvegliandosi da un incubo, il Perù scopriva in filmati e documenti ormai impossibili da nascondere.
Sentenza in vista. Con l'avvicinarsi delle politiche del 2006, però, a causa di un delirio di onnipotenza o di un lucido calcolo incomprensibile ai più, Fujimori decise di porre termine alla propria latitanza protetta in Giappone e tentare la via del ritorno. Nonostante i danni recati al paese, i sondaggi lo davano infatti ben piazzato tra i favoriti ben prima di candidarsi. Forse sperava in una vittoria ampia che gli permettesse di ottenere perlomeno un indulto. El Chino fù però bloccato in Cile, che concesse l`estradizione in Perù nel settembre 2007. Da allora, grazie al coraggio e all'onestà dei giudici peruviani, Fujimori è sotto processo per 7 dei numerosi reati di cui era accusato, e tutti relativi all'essere il mandante politico di molte violazioni di diritti umani, compreso l`omicidio sistematico. La sentenza è prevista per il prossimo aprile: el Chino rischia una condanna a 30 anni di reclusione. Sarebbe la prima volta che un presidente latinoamericano viene condannato nel suo paese per violazione dei diritti umani.
Fenomeno Fujimori. L`ottimo lavoro sin qui realizzato dai giudici nel processo Fujimori, non deve però confrontarsi solo con resistenze politiche, ma anche con la "pancia" del paese. Paradossalmente infatti, in maniera più o meno trasversale, una parte importante della popolazione peruviana difende o giustifica i crimini di cui è accusato l`ex presidente. In maniera molto simile a ciò che avviene nel caso della conosciuta "sindrome di Stoccolma", dove la vittima di un sequestro instaura una relazione di dipendenza che si traduce in accondiscendenza con il proprio carceriere, in Perù la gente ha dimostrato un fondamentale disinteresse per il bene pubblico, a fronte di un interesse personale espresso quasi sempre attraverso la corruzione e l`autoritarismo. Questo fenomeno, una sorta di "sindrome di Fujimori", è particolarmente frequente in America latina e ne ha beneficiato anche l`attuale presidente del Perù, Garcia, rieletto nel 2006 dopo aver governato dal 1985 al 1990 lasciando il paese con un Pil pro capite ridotto del 23 percento, l` inflazione al 2.800 percento annuale con una dimuinuzione reale dei salari di oltre il 60 percento durante il suo primo mandato.
Adesso, al di là di come andrà il processo, l'ormai anziano Fujimori, infatti, sembra aver tutta l'intenzione di passare il testimone alla figlia Keiko Sofia Fujimori. Non potendo sostenere il padre, molti elettori già la scelsero nelle elezioni del 2006, quando risultò la deputata più votata nel parlamento peruviano con oltre 600.000 preferenze. Attualmente è in testa alle intenzioni di voto per le presidenziali del 2011. La storia, anzi la sindrome, si ripete.
Stella Spinelli