01/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex dittatore etiope vive da 18 anni in Zimbabwe. Come un re

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

Da quando, nel 1991, fuggì da un'Addis Abeba assediata dai ribelli allora agli ordini di Meles Zenawi, ha preferito mantenere un profilo basso. Nessuna intervista, niente dichiarazioni pubbliche o apparizioni davanti alle telecamere. Mengistu Haile Mariam, l'ex-leader militare etiope a capo della giunta comunista del Derg, vive da 18 anni in Zimbabwe, dove ricompensa la lussuosa ospitalità concessagli dal presidente Robert Mugabe con preziosi consigli su come gestire uno stato finito a rotoli. Tanto che in molti lo ritengono il cervello dietro ai sofisticati metodi di controllo e repressione adottati da Mugabe.

Due ville nei lussuosi sobborghi di Gunhill e Borrowdale, alle porte della capitale Harare; una Mercedes Benz e una scorta personale, dopo che, il 4 novembre 1995, un commando di etiopi provò a ucciderlo; e due fattorie, ottenute a séguito degli espropri dei farmers bianchi avvenuti nel 2000. Il tutto pagato dalle esauste casse statali dello Zimbabwe, per ordine del presidente Mugabe stesso. Non si può certo dire che Mengistu, l'uomo ritenuto responsabile, tra le altre cose, dell'assassinio dell'ultimo imperatore etiope, Haile Selassie, se la passi male. Inseguito da una condanna a morte emessa dalle autorità etiopi, al termine di un processo che l'ha visto condannato in contumacia per le centinaia di migliaia di vittime del "Terrore Rosso" scatenato dalla giunta comunista negli anni Settanta, Mengistu non pensa minimamente a tornare in patria.

La sua famiglia d'altronde, è ormai diventata zimbabwana d'adozione: i quattro figli hanno ottenuto la cittadinanza locale, mentre Mengistu stesso può godere di un passaporto diplomatico rilasciato gentilmente dalle autorità locali, che gli permise di volare in Sudafrica nel 1999 per una delicata operazione al cuore. Ma tanta generosità non è disinteressata. Secondo quanto dichiarato infatti da alcuni ex-membri dell'intelligence di Mugabe, Mengistu sarebbe uno dei principali consiglieri del presidente, in continuo contatto con i vertici militari e con i servizi segreti. Nelle operazioni più controverse decise dal presidente dello Zimbabwe, tra cui le espropriazioni dei farmers, la "ripulitura" delle baraccopoli attorno alla capitale Harare e i periodici giri di vite nei confronti dell'opposizione, Mengistu avrebbe avuto un ruolo di primo piano.

Certo, a séguito dell'accordo tra Mugabe e l'opposizione, che ha permesso la creazione del governo di unità nazionale, il potere del privato consigliere etiope è diminuito di molto. Nel caso in cui Mugabe fosse estromesso dal potere, o dovesse disgraziatamente mancare, Mengistu ha però già pronto un piano di riserva. Volare in Corea del Nord, dove sembra che il governo abbia già approvato il suo futuro asilo. Con buona pace dei familiari delle vittime che, in Etiopia, aspettano ancora fiduciose di poter vedere il vecchio presidente finire dietro le sbarre.

Matteo Fagotto

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