14/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Pentagono taglia i fondi per la difesa antimissile, sollevando polemiche e preoccupazione in Israele

Tra le misure studiate dalla nuova amministrazione Usa contro la crisi economica, c'è anche la riduzione di alcune voci del bilancio militare. Il Congresso non le ha ancora votate, ma, già da qualche settimana, l'ipotesi ha suscitato preoccupazioni e polemiche in Israele, il principale alleato e partner militare di Washington.
La settimana scorsa il segretario alla Difesa Usa Robert Gates ha annunciato tagli del 15 percento sul budget militare statunitense. Gates ha parlato di ridurre le forniture di razzi antimissile in Alaska e di sospendere il programma di laser antimissile in sviluppo presso i laboratori della Boeing, ma è probabile che i tagli condizioneranno anche le forniture militari a Israele e il finanziamento di alcuni progetti realizzati da industrie israeliane insieme al Pentagono. Contro questi provvedimenti si è subito espresso il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, e non è certo un caso che, nei giorni scorsi, sia il governo che l'intelligence israeliana abbiano ricominciato a martellare la stampa mondiale con la minaccia nucleare e balistica iraniana.

L'amministrazione Obama, ha scritto sabato il quotidiano israeliano Ynet, sta valutando l'ipotesi di offrire a Israele il sistema antimissile SM3 (Standard Missile 3, prodotto dalla Raytheon) invece di finanziare lo sviluppo dell'Arrow3 (prodotto dalle Israel Aerospace Industries insieme alla Boeing). La differenza tra i due sistemi è che l'Arrow opera da terra e serve solo a intercettare missili a lunga percorrenza, mentre l'SM3 può essere installato sulle navi e può intercettare sia missili che aerei. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha dichiarato che spera ancora di convincere gli Usa a finanziare il progetto Arrow, che peraltro costerebbe 1,5/2 milioni di dollari a unità contro gli oltre 10 del sistema SM3. Il Pentagono sembra però volere investire su progetti funzionali alle esigenze Usa più che quelle israeliane, oltre che sulle imprese americane, come la stessa Raytheon. Nella speranza di sensibilizzare l'amministrazione Usa, mercoledì 8 aprile la Difesa israeliana ha testato un missile Arrow di tipo 2. Guidato dal super radar X-Band installato otto mesi fa nel Negev, l'Arrow israeliano ha intercettato un missile Blue Sparrow, usato per simulare uno Shahab3 iraniano sul Mediterraneo. Il test è riuscito, ma i tecnici israeliani giurano che l'Arrow3 sarebbe in grado di neutralizzare la minaccia molto prima. Israele sostiene che il sistema Arrow3 sia ancora più essenziale dopo che, settimana scorsa, la Corea del Nord ha testato il suo missile Taepodong2, che potrebbe vendere all'Iran.


Gli Usa non sono interessati allo sviluppo dell'Arrow3, ma potrebbero invece finanziare altri due progetti antimissile dell'israeliana Rafael Defence Systems: Cupola di Ferro e Bacchetta Magica. Quest'ultimo, sostengono fonti del Pentagono, potrebbe essere utilizzato in Afghanistan. Il sistema Bacchetta Magica, noto anche come Fionda di David, serve per intercettare i missili a medio raggio. Cupola di Ferro, invece, è studiato per intercettare i razzi Qassam sparati dalla Striscia di Gaza: 50mila dollari ogni missile, per neutralizzare razzi da pochi dollari l'uno. Secondo il ministero della Difesa israeliano quest'ultimo sarà attivo nel 2010. Oltre ai sistemi antimissile, il Pentagono ridisegnerà anche i bilanci per gli aerei militari. Lunedì scorso il segretario alla Difesa Gates ha annunciato la sospensione della produzione dei caccia F-22 Raptor, che Israele chiedeva da tempo nonostante il bando alle esportazioni, e ha l'allocazione di 11 miliardi per la produzione dell'F.35 Lighting II, entrambi della Lockheed Martin. La differenza tra i due sta soprattutto nel costo: 120 milioni di dollari per il primo contro i 35 del secondo. La diminuzione dei finanziamenti federali, però, minaccia di far salire di molto anche il prezzo di quest'ultimo, cosa che renderebbe gli F-35 non più appetibili per l'aviazione israeliana. Forse dunque, nei prossimi mesi i piloti israeliani dovranno accontentarsi di bombardare i civili della Striscia di Gaza con i vecchi, ma pur sempre letali, F-16.

Naoki Tomasini

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