Ancora un leader delle milizie tribali arrestato dalla polizia irachena. Nadhim al Jubouri, uno dei principali esponenti dei Consigli del Risveglio, è stato catturato oggi nella città di Dhuliuya, a circa 70 chilometri a nord di Baghdad. L'operazione è stata condotta dalla polizia irachena, assieme a consulenti dell'esercito Usa.
L'uomo è stato fermato insieme a due suoi fratelli con l'accusa di terrorismo. Le imputazioni, però, risalgono a prima del 2006, quando le milizie tribali si allearono con gli Stati Uniti. Al Jubouri, infatti, è stato accusato dal vice governatore della provincia di Salahuddin per l'omicidio dei suoi parenti, avvenuto nel 2005. Lo scorso anno governo iracheno ha votato un'amnistia per spingere gli insorti alla resa, ma l'immunità non riguarda crimini come omicidi, rapimenti e terrorismo. "Questo arresto è un complotto per minare la nostra forza" ha commentato Mustafa Kamil al Jubouri, omonimo leader dei Consigli del Risveglio per il sud della provincia di Baghdad. Mentre Mohamed Khalil Ibrahim, il vice dell'arrestato, ha minacciato di sciogliere la sua milizia, che controlla il nord della capitale, se Jubouri non verrà rilasciato. L'arresto di oggi è da mettere in relazione con quelli di molti altri miliziani sunniti, avvenuti delle ultime settimane. Il primo è stato quello di Adel Mashaddani, incarcerato a fine marzo a Baghdad, dopo uno scontro a fuoco durato due giorni tra miliziani sunniti e polizia irachena. Nell'ultimo mese, le forze di sicurezza irachene hanno a più riprese arrestato e ucciso esponenti delle milizie tribali. Il governo a maggioranza sciita di Baghdad accusa i Comitati del Risveglio di essere tornati dalla parte dei cosiddetti insorti e, in particolare, delle milizie di Al Qaeda che loro stessi avevano contribuito a combattere.
Sono circa 92mila i miliziani sunniti che fanno parte dei Consigli del Risveglio, noti anche come milizie Sahwa, in Iraq. Fino a qualche mese fa erano stipendiati e armati dall'esercito statunitense ma, dall'inizio di aprile, il loro controllo è stato trasferito al ministero dell'Interno di Baghdad. Il governo iracheno, però, non ha assimilato come promesso una parte delle milizie nelle forze armate nazionali e, stando a quanto sostengono i leader Sahwa, non starebbe pagando loro gli stipendi. L'annunciata dipartita dell'esercito Usa rischia dunque di riaccendere il conflitto tra sciiti e sunniti, che fino a qualche mese fa pareva risolto. Da un lato c'è il governo iracheno, a maggioranza sciita, che non ha fiducia delle milizie sunnite e cerca di non mantenere la promessa fatta al Pentagono di assorbire il 20 percento nelle forze armate nazionali. Dall'altro, i miliziani sunniti, che fino al 2007 avevano rapporti sia con gli ex baathisti che con i miliziani di Al Qaeda. Molti di loro, rimasti senza stipendi, starebbero tornando alle vecchie attività per sopravvivere. Il sospetti sulle infiltrazioni criminali nelle forze di sicurezza, però, non escludono nemmeno la polizia irachena che, già nel 2004, era al centro di accuse in questo senso. Allora, molti ufficiali del ministero dell'Interno furono accusati di operare come agenti di giorno e come squadre della morte di notte. Da quando il controllo delle milizie Sahwa è passato al governo iracheno, gli attentati hanno ricominciato a mietere vite quotidianamente in tutto il paese, ma sono ricominciate anche le accuse secondo cui gli stessi ufficiali di polizia sarebbero coinvolti in attività criminali, come rapimenti, corruzione e stupri.
Quelle che erano le garanzie per la sicurezza del paese in vista della dipartita degli Usa, insomma, si stanno rapidamente rivelando inaffidabili. Se il clima continuerà a peggiorare presto si ricomincerà a parlare di guerra civile, uno scenario che potrebbe spingere Washington a rivedere i calendari per il ritiro. C'è però anche un'altra possibilità da considerare: il disimpegno statunitense dall'Iraq potrebbe modificare gli equilibri politici del governo di Baghdad, indebolendo la coalizione di Al Maliki che è sostenuta proprio da Washington. In quest'ottica, gli scontri dell'ultimo mese sarebbero solo le prime avvisaglie della partita per il potere che si giocherà da ora fino alle prossime elezioni politiche. Nelle ultime elezioni amministrative, i Consigli del Risveglio si sono presentati come formazione politica, e in alcune province a maggioranza sunnita hanno vinto, accreditandosi come temibile avversario politico per la coalizione del premier Al Maliki.
Naoki Tomasini