11/05/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premio Nobel per la pace 1992 ha ribadito: "Se ancora non lo è, il Guatemala dovra prepararsi a essere governato da una donna indigena"

La guatemalteca Rigoberta Menchú, premio Nobel per la pace 1992, ha ribadito ieri che "se ancora non lo è, il Guatemala dovra prepararsi a essere governato da una donna indigena".

rigoberta menchuLa sfida. Da Antigua, la città guatemalteca dove presiede la seconda conferenza delle donne premio Nobel, Menchù, donna simbolo del riscatto di genere e di civiltà, ha affermato "niente impedisce che le donne tengano una fetta del potere nel governo del paese". Affermazione coraggiose in un paese dove la violenza regna sovrana, la misoginia è la norma e il potere costituito deve fare i conti con un potere parallelo radicatissimo. La leader indigena ha spiegato che da un mese sta lavorando alla creazione di un partito politico di cui è la segretaria generale. Il nome è Winaq e si tratta di "una struttura che rivendica l'uguaglianza etnica e di genere. Vogliamo generare una nuova speranza. E' un lavoro enorme e difficile, ma anche affascinante". Il partito eleggerà i suoi rappresentanti alla fine del 2010, in tempo per le prossime elezioni previste per il 2011. "Da lì si vedrà chi dovrà correre alla presidenza, ma se i miei compagni penseranno che sia giusto che sia io, molto bene, mi considero capace di dirigere il mio paese". Rigoberta  Menchú si candidò alla presidenza anche contro l'attuale capo di Stato, Colom, senza riscuotere successo: "Il razzismo non si è mosso di un centimentro durante questi anni. Abbiamo un sistema perverso, con autorità perverse. Ci sono problemi così profondi che risolverli non è unicamente il fine di un presidente, ma anche del Parlamento e della Corte Suprema".