Scritto per noi da Mauro Scarpellini
E gli editori cosa dicono? Sarà per le pessime trimestrali, sarà per le disastrose stime del mercato pubblicitario (-40%), ma da un po’ di tempo il tema dei micropagamenti, tiene banco nelle riunioni al vertice degli editori. Per il Presidente del Gruppo Espresso, Carlo De Benedetti, ad esempio, uno spazio esiste, a patto che i contenuti siano ad “Elevato tasso di esclusività e valore aggiunto”, il che vuol dire puntare su testate settoriali (sport, economia e locali). Tra gli arruolati anche Andrea Riffeser, Ad del Gruppo Poligrafici Editoriale (“In futuro i giornali online si pagheranno”) e Paolo Panerai, editore di MF-Milano Finanza, (“internet ha diffuso in maniera preoccupante l'idea che tutto debba essere gratuito”). Chi dall’online riceve già soddisfazioni è il Gruppo de Il Sole 24Ore, sono 38 i milioni di fatturato proveniente dal web con un patrimonio di abbonati pari al 56% dei lettori del quotidiano. Il drappello dei possibilisti si ferma però qui.
Per Marco Benedetto, ex Ad del Gruppo Espresso, da poco sul web con Blitz Quotidiano, in rete “Si può guadagnare solo con la pubblicità. Con la quantità di mezzi che esistono perché pagare?”. Agnostico Antonello Perricone, Ad della Rcs, “Per ora da noi la questione non si pone», mentre per Paolo Ainio, Ad di Banzai e inventore di Virgilio, far pagare l'accesso è una stupidaggine: “Consentirlo solo per abbonamento comporterebbe un drastico calo dei ricavi pubblicitari. E poi resta la questione di fondo: internet è un sistema aperto, farlo pagare equivarrebbe a snaturarlo”. Pollice verso anche da parte di Lorenzo Pellicioli, Ad della De Agostini: “Su internet il business model pubblicitario funziona, quello a pagamento finora è fallito”. Nel frattempo Repubblica ha lanciato, solo su internet, l'edizione di Parma non disponibile in cartaceo: con l'abbonamento si accede ai contenuti premium, dall'archivio storico al giornale in formato pdf, una formula proposta anche da Athesis, il gruppo editoriale dei quotidiani locali L'Arena, Il Giornale di Vicenza e BresciaOggi, ma che – almeno per il momento – non raccoglie molti consensi: gli abbonati online sono alcune centinaia, per lo più studi professionali. A Borgo Bagnaia, durante la sesta edizione di «Crescere tra le righe», l'iniziativa dell'Osservatorio permanente giovani-editori, il tema è stato dibattuto, ma non sono passati inosservati i niet pronunciati dai giovani presenti, tutti contrarissimi a pagare qualcosa che hanno già senza esborso.
I giornalisti rivendicano comunque la loro professionalità a dispetto dei social network. La difesa della categoria arriva dagli Stati Uniti, precisamente dal vicepresidente del Washington Post, Leonard Downie jr, “Del buon giornalismo e dei buoni giornalisti non si potrà fare a meno, nuove strade per pagare l'informazione credibile e di qualità sono possibili e devono essere trovate”. In Usa anche il New York Times sta studiando la possibilità di ripristinare l'accesso a pagamento a una parte dei suoi contenuti online ed è notizia fresca che ben cinquantaquattro quotidiani americani, appartenenti alla catena MediaNews Group, torneranno a mettere a pagamento alcuni contenuti. In Usa pare proprio che la stampa abbia dichiarato guerra alla gratuità delle news online. In un comunicato che sembra una dichiarazione di guerra, il board dell'Associated Press, l'agenzia che ha alle proprie dipendenze circa quattromila giornalisti in tutto il mondo, ha annunciato che d'ora in avanti intenterà azioni legali contro chiunque pubblicherà i suoi contenuti senza disporre di una licenza.