Scritto per noi da
Carolina Corno
Venerdì 5 di giugno sulla strada Fernando Belaunde all'altezza Della chiamata Cuva del diablo, nella provincia di Bagua, amazzonia peruviana, sono stati uccisi 29 indios (15 di etnia awajun, 11 bagüinos e 3 non identificati). Sono stati uccisi da parte della polizia peruviana, durante una manifestazione, uno sciopero pacifico iniziato quasi 50 giorni fa nella regione amazonica, per dimostrare la propria contrarietà verso il nuovo Tlc con gli Stati Uniti. Secondo la popolazione gli accordi con Washington porteranno allo spopolamento di alcune zone e alla loro deforestazione. Le terre, negli anni '70, con un decreto legge, erano state "consegnate" agli indios, considerati "proprietari". Ora il governo ha iniziato un nuovo Tlc con Usa, ed è tornato a reclamarle.Non ci sono dubbi che, per arrivare ad avere ciò che desidera, non si è farà nessun problema.
In Perù il diritto a manifestare è qualcosa che non esiste. Qui per una manifestazione o uno sciopero si può finire in carcere o ancora peggio, come è successo ai 29 nativi, essere uccisi dai proiettili della polizia. Ancora peggio se l'ordine arriva direttamente da parte del presidente.
Ciò che è successo nella selva peruana venerdì è qualcosa di assolutamente inumano.La tv ha diffuso immagini di elicotteri che lanciavano bombe lacrimogene sui manifestanti. Ha fatto vedere più di 700 poliziotti che sparavano senza pietà. La situazione è degenetara a tal punto che in molti si chiedono: cosa sta succedendo in Perù? In mano di chi è? Dei peruviani o è in mano alle multinazionali statunitensi e europee che vogliono solo sfruttare le ricchezze naturale del paese?
E i diritti umani? Il diritto alla protesta? A esprimere la propria idea?
Queste sono domande a cui un giorno non molto lontano qualcuno dovrà rispondere.