13/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



I micropagamenti, cosa sono e quali problemi comportano. Ma esistono anche altre idee per finanziare l’informazione sul web. Nessuna per ora vincente.

Scritto per noi da
Mauro Scarpellini

 

A prima vista sembrano quisquiglie, pochi decimi o addirittura centesimi di euro e dollaro non cambiano la vita, ma per i fautori della strategia dei micro pagamenti, se queste piccole somme venissero proiettate sull'economia di scala del web potrebbero anche generare milioni di euro. Il problema, non da poco, sta nel convincere i lettori a sborsare denari per leggere parte di un quotidiano digitale che adesso leggono gratis. Certo, chiedere un corrispettivo per singolo articolo è già più facile che chiedere un abbonamento all’intera testata, ma si tratta pur sempre di una scommessa, senza contare che ci sono da abbattere i costi legati all'uso del circuito di pagamento delle carte di credito. Qui il panorama pare in evoluzione. Si parla di sistemi di pagamento online come Spare Change (gestito da PayPal), Social Gold, Zong e altri, che permetterebbero ai consumatori di spostare piccole somme lungo i network digitali con grande facilità e senza il fastidio delle commissioni.

Ma qual è il prezzo di una notizia? Non è facile rispondere. In quanti saranno disposti a seguire questa strada? Il fronte editori sembra quasi compatto, ma gli utenti? Domande importanti che molti di coloro che hanno compreso il declino inesorabile della carta stampata si pongono quotidianamente, anche se non tutti sono convinti che il web a pagamento sia la soluzione giusta. Chi conosce internet sa che esiste tra gli utenti una convinzione radicata, ovvero che le news siano ormai una commodity per cui non è necessario pagare. Ciò implica una minore capacità di distinguere e valutare adeguatamente le differenze in termini di qualità tra i vari prodotti. Questo è un problema. La parolina magica dovrebbe invece essere “cool”, nel senso che pagare dovrebbe diventare un atto piacevole, come sta accadendo nel segmento musicale. Il fatto è che le alternative gratuite per i notiziari sono moltissime. Dunque, i motivi per cui il pubblico dovrebbe essere convinto non sono ancora chiari. Il problema è stato analizzato anche dal punto di vista morale, qui l’'esperienza segnala due casi: si paga quando si pensa che sia "necessario" oppure quando si pensa che sia "giusto". Ma attenzione la percezione di valore di un giornale online che si paga deve essere molto alta. Il che significa che il primo atto di un editore che segue questa strada è quello di innalzare la qualità dei suoi prodotti. In modo tale che il pubblico sia convinto di finanziare aree dell'informazione che i media tradizionali tralasciano. Qualche esperto sostiene di puntare sulla produzione di informazione in forme, strutture e contenuti radicalmente innovativi, tipo velocissime analisi originali. Oppure redazioni crossmediali capaci di esprimersi su diversi supporti.

Insomma, di spunti ce ne sono, ma per ora ci si ferma lì. Però quella dei micropagamenti non è l’unica ipotesi sul tappeto. Ce ne sono altre. Il New York Times, ad esempio, ha lanciato un nuovo network di siti locali con contenuti in parte forniti dalla redazione e in parte dai cittadini riguardanti la vita di tutti i giorni nei quartieri. L’esperimento, per ora limitato a Brooklyn e a zone del New Jersey, fa venire in mente un blog collettivo. Infatti puntando sul calendario degli eventi, sugli annunci di matrimonio e di lavoro, si cerca di costruire una comunità virtuale sull'onda del successo dei social network cercando però di coinvolgere nuovi inserzionisti. Ci sono poi soluzioni legate alla “vecchia” pubblicità non più legata alle impression ma all’effettivo tempo di visita passato dall’utente, altri invece sperano nell’adozione di tecniche di self-marketing mirate e basate sulle nuove tecnologie, con un occhio di riguardo al mobile. Infine, ci sono anche quelli che legati alla conservazione del presente, ipotizzano di continuare con il modello di business a tre gambe: vendite, pubblicità, abbonamenti e abbonamenti on line. Ad oggi sta dando risultati disastrosi, ma forse bisogna avere solo pazienza.

Parole chiave: micropagamenti, internet, news online, selfmarketing
Categoria: Media