25/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



In Iran continuano le proteste e le violenze, ma non si riesce a capire quali saranno le evoluzioni della mobilitazione

Il popolo di Mousavi non vuole abbandonare la piazza, anche sembrano sempre meno le evoluzioni possibili per questa grande mobilitazione. Le forze dell'ordine, supportate dalle brutali milizie religiose Basiji, anche ieri hanno usato il pungo di ferro. Coltelli e bastoni, come in una lotta tra gang.
La sensazione, però, è che prima o poi qualcosa accada, anche se non si sa bene cosa.

Il voto, per il governo iraniano, è valido. Quindi non si voterà di nuovo. Che succederà adesso?
Le ultime notizie da Teheran raccontano di un governo ossessivo nel punire ogni forma di sostegno a Mousavi. Sarebbero almeno settanta i docenti universitari arrestati nella notte solo per aver avuto un incontro con il leader dell'opposizione. Mentre sarà tutta da valutare la reazione del regime al 'boicottaggio' avvenuto ieri sera di un gruppo di parlamentari, circa cento, che non si sono presentati alla cena di gala per l'insediamento di Mahmoud Ahmadinejad.
Sarebbero stati arrestati, secondo una fonte interna alla redazione, anche venticinque giornalisti della rivista vicina a Mousavi, messa al bando dopo le elezioni.
La situazione, se non fosse tragica, risulterebbe farsesca. La Fifa, massimo organo calcistico mondiale, ha chiesto al governo di Teheran delle risposte in merito alla sorte dei calciatori della nazionale iraniana che, in occasione della recente partita contro la Corea del Sud, sono scesi in campo con una fascia verde al braccio, simbolo dei sostenitori di Mousavi. Proprio i seguaci del candidato riformista sconfitto garantiscono che Mousavi si troverebbe agli arresti domiciliari, ma tanto per cambiare la notizia non è confermata.

Sul fronte della politica internazionale, per il momento, l'unica risposta che l'ayatollah Khamenei e i suoi accoliti hanno fornito alle proteste scoppiate dopo le elezioni è la teoria del complotto. La Guida Suprema ha accusato anche ieri Gran Bretagna (di cui ha espulso i diplomatici e i giornalisti) e gli Usa, attraverso la Cia, di aver creato ad hoc i disordini che stanno spaccando il Paese.
Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha ieri ufficializzato che che non sarà alla riunione allargata dei ministri degli Esteri del G8 sull'Afghanistan e il Pakistan in programma per oggi a Trieste. Ahmadinejad, che in questi giorni ha scelto un profilo basso, non in linea con le esternazioni alle quali aveva abituato le sue platee, ha replicato al presidente Usa Obama che chiedeva il rispetto dei diritti umani in Iran accusandolo di ''parlare come Bush'', che da queste parti non è proprio un complimento.

Anche sul fronte interno è come se il tempo si fosse fermato. Il ministro dell'Interno iraniano ha fatto sapere che sono vietate tutte le cerimonie, anche quelle di lutto. Oggi Mehdi Karroubi, l'altro candidato riformista sconfitto il 12 giugno scorso da Ahmadinejad, aveva annunciato un corteo per commemorare le almeno diciassette vittime (per la Reuters il bilancio per il momento è di venti morti accertati) degli scontri in piazza tra forze dell'ordine e dimostranti. Rispetto a quello che è accaduto ieri mancano le conferme della morte di una giovane manifestante, mentre per tutto il giorno la Cnn continuava a parlare di 'massacro' utilizzando come fonte Facebook e Twitter. La televisione di stato iraniana, Press Tv, ha accusato il network televisivo statunitense di diffondere notizie false. In realtà pare che ci siano state violente cariche della polizia di fronte alla Majlis, il parlamento iraniano, per disperdere un centinaio di manifestanti.
Secondo alcuni blog oggi ci dovrebbe essere una nuova manifestazione, nonostante il divieto della Guida Khamenei. Ma resta da capire fino a quando l'opposizione e il governo possano andare avanti con questa situazione.

Christian Elia

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