Il ministro della Difesa Ignazio La Russa il 21 luglio scorso era nella base del Comando Regionale Ovest Isaf a Herat. "Sono qui per capire le vostre necessità - diceva il ministro in Piazza d'Armi davanti agli uomini schierati - per vedere come si può incrementare il livello di sicurezza. A tal proposito, pensiamo di aumentare il numero di Predator, gli aerei senza pilota, che possono aiutare a prevenire i pericoli lungo le strade. È possibile anche l'aumento del numero degli elicotteri Mangusta per avere una maggiore copertura aerea e l'uso dei caccia Tornado anche in funzione offensiva". Queste parole, venivano pronunciate otto giorni dopo la morte di Alessandro Di Lisio, il caporale della Folgore ucciso dall'esplosione di un ordigno nel corso di una missione a bordo di un mezzo corazzato Lince.
Sulla sicurezza non si transige, affermava il ministro mentre assumeva l'impegno solenne davanti ai soldati: "Ci potranno essere ristrettezze di bilancio per qualsiasi settore, ma Parlamento e Governo non defletteranno mai. Vi garantiremo il massimo di sicurezza, di mezzi, misure e addestramento". Così la Difesa e il Governo italiano hanno ridisegnato la missione italiana in Afghanistan, scoprendo le carte, dicendo (a chi non lo avesse ancora capito) che laggiù si fa la guerra e non si distribuiscono solo caramelle ai bambini.
Le casse pubbliche daranno, quindi, la priorità alle esigenze delle truppe; si pensa al Codice (di guerra) per le missioni internazionali, si sviluppano le Frecce, i nuovi blindati che sostituiranno i Lince, e si pone un punto fermo: i soldati italiani non dovranno più chiedere l'ausilio delle altre forze della coalizione per la copertura aerea. Dobbiamo essere indipendenti e poter usare i nostri Mangusta, Predator e Tornado. Le regole di ingaggio cambiano.
Quello che suona strano in questa vicenda è che il 2 luglio, tre settimane prima che La Russa parlasse in Piazza d'Armi a Herat, il generale Stanley McChrystal ha diramato la nuova "Tactical Directive", a modifica di quella emanata dal precedente comandante nell'ottobre del 2008. Il generale, nel documento, invita tutta la catena di comando a "un cambiamento culturale fino all'ultimo dei soldati" impegnati in Afghanistan. Non mirare più a una semplice e scontata vittoria tattica (data la superiorità militare), a discapito di quella strategica ben più importante. L'approccio muta in funzione del mezzo (conquistare la fiducia della popolazione) per raggiungere il fine (sconfiggere i talebani isolandoli dal complicatissimo tessuto sociale afgano). Uno dei principali avvertimenti di McChrystal è quello di limitare e usare con cautela i Cas (Close Air Support), cioè le cosiddette coperture aeree tanto invocate dal ministro della Difesa La Russa. È proprio durante l'uso di coperture aeree che soprattutto si verificano perdite di vite innocenti tra la popolazione inerme. Evento, questo, che più di ogni altro allontana la gente dalle forze della Coalizione che vengono viste non più come forze di liberazione bensì di occupazione.
Rileggendo le parole del ministro La Russa, viene un dubbio: c'è forse un problema di comunicazione nella catena di comando?