Confinare la Bosnia nell'asfissiante recinto del dopo guerra finisce per essere doloroso come il conflitto stesso. Come una condanna a rivivere, sine die, i giorni delle bombe e dei massacri. La Bosnia, e la Jugoslavia, erano prima e sono ancora. Una realtà che porterà i segni della sua, pesante, storia, ma che non deve essere confinata in quella.
Domani, alle 22, nell'ambito della festa di autofinanziamento di Radio Onda d'Urto, che si tiene a Brescia nell'area feste di via Serenissima, verrà proiettato il documentario La resistenza nascosta. Viaggio attraverso la scena musicale di Sarajevo, di Francesca Rolandi e Andrea ‘Paco' Mariani. Un lavoro d'esordio, che paga qualcosa in termini di esperienza, ma che ha il grande merito di raccontare attraverso il canovaccio della scena musicale della capitale bosniaca (fin dai tempi della ex Jugoslavia ritenuta il perno della vita culturale del Paese) una società viva e dinamica, libera di inventarsi il modo di criticare il potere. Dieci voci, dieci esperienze musicali raccontate dai protagonisti della scena musicale di Sarajevo che, come raccontano gli autori, descrivono come questa cultura ''nasca dalla volontà di contrapposizione all'anticultura arrivata nell'area dell'ex-Jugoslavia negli anni '90 e legata a doppio filo all'ascesa delle nuove elite nazionaliste".
Una scena che era vivace e lo è ancora. Che racconta il controverso rapporto della Bosnia con l'Europa occidentale, ieri incapace di evitare il disastro del quale si è resa complice, oggi di capire che un'Unione europea ha senso solo se include davvero. Un documentario utile per pensare Sarajevo, unica per certi versi rispetto al panorama bosniaco, fuori dalla retorica della guerra. Utile, però, anche per cogliere l'istinto profetico che gli artisti, a volte inconsapevolmente, sanno avere. Come nel caso degli spezzoni, delle autentiche chicche, tratti da Top Lista Nadrealista. Uno show prima radiofonico e poi televisivo, trasmesso dal network di Sarajevo negli anni Ottanta. Tito è morto e i membri di questo collettivo surrealista (attori, scrittori e musicisti, molti dei quali membri del gruppo Zabanjeno Pusenje) anticipano i temi che porteranno al crollo della ex Jugoslavia. In uno sketch una famiglia, all'improvviso, entra in guerra per la spartizione della casa comune. Il 1991 è ancora lontano, ma tutto sembra già scritto. Ed è amaro il ruolo riservato agli osservatori europei, vestiti da improbabili colonialisti, che con una vuota retorica finiscono per aggravare le situazioni nelle quali sono coinvolti. Una profezia che si è avverata. Il documentario racconta anche il presente di una scena musicale dove tanti artisti resistono alle forme più becere di una anticultura rappresentata dal turbo folk e dai falsi miti di un colonialismo culturale che è pericoloso anche senza armi.
Ch. E.