09/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Aminetu Haidar, attivista politica saharawi, è in sciopero della fame dal 16 novembre scorso. Le sue sorti dipendono dalla Spagna e dal Marocco che continuano a evitare il problema.

Oggi Aminetu Haidar è un’attivista politica di 42 anni che manifesta pacificiamente per ottenere un suo diritto: essere riconosciuta cittadina saharawi. Domani Haidar potrebbe essere ricordata come l’eroina del Fronte Polisario morta per difendere la causa del suo popolo. La differenza rispetto ad altri suoi illustri predecessori è che Aminetu Haidar non verrà uccisa sul campo dal fuoco nemico ma morirà per scelta personale in un Paese europeo: la Spagna. La donna sta infatti portando avanti, dal 16 novembre scorso, uno sciopero della fame perchè le venga concesso di ritornare a casa con un passaporto recante il simbolo dell’unica nazione da lei riconosciuta: la Repubblica Araba Saharawi Democratica.

Il no del Marocco. Il governo di Rabat ha usato tutti i mezzi per impedire che il Sahara Occidentale acquisisse la piena indipendenza nel 1976. Nonostante il riconoscimento da parte di settantasei Paesi la monarchia marocchina ha prima annesso unilateralmente l’intera area alla propria amministrazione politica, poi innalzato i cosidetti “muri marocchini” per isolare l’esercito, e quindi l’azione, del Fronte Polisario.
Nell’ambito di questo contenzioso storico prende vita la storia di Aminetu Haidar arrestata una prima volta nel 2005. Gli agenti della polizia marocchina andarono a prenderla in ospedale dove era ricoverata in seguito ai gravi traumi fisici causati qualche ora prima dagli stessi uomini in divisa.
Dopo sette mesi di galera, scontati nonostante le proteste della comunità internazionale, Haidar riuscì a far conoscere la causa saharawi in tutto il mondo. Per il suo impegno ottenne diversi riconoscimenti fra i quali il prestigioso Robert F. Kennedy Human Rights Award.

Cosa accade ora. Mentre stava rientrando in Marocco dalla Spagna, Haidar ha compilato la voce “nazionalità” nel suo visto d’entrata con la frase “residente nel Sahara Occidentale”. Una dichiarazione d’identità impossibile da accettare per le autorità marocchine che hanno imbarcato la donna sul primo volo diretto per le Canarie (destinazione di partenza) espellendola di fatto dal Paese. Accadeva tutto il 14 novembre scorso. Due giorni dopo Haidar iniziava il suo sciopero della fame. Da allora Spagna e Marocco continuano a scambiarsi rassicurazioni sulle ottime relazioni internazionali che intercorrono fra di loro piuttosto che aver cura di tutelare la salute della donna. Fernando de la Rosa, vicepresidente del Consiglio Generale dell'autorità giuridica (CGPJ), ha già affermato che se l’attivista perderà i sensi a causa della sua situazione i giudici “agiranno considerando la volontà della saharawi”. Il che implica che non si interverrà con l’alimentazione forzata.

Spagna-Marocco. È una partita di tennis. Le sorti di Haidar sembrano rimbalzare fra le dichiarazioni dei politici che, comunque, stanno ben attenti a non pregiudicare “l’amicizia e una cooperazione molto importante nel presente e per il futuro”, come sostiene Abdelwahed Radi, ministro della Giustizia di Rabat. Molto meno diplomatico è stato il ministro degli Affari economici e generali, Nizar Baraka, che ha affermato: “Il Marocco non può concedere un passaporto a una persona che non si crede marocchina” aggiungendo: “il Marocco non è responsabile, la Spagna non è responsabile, l’unica responsabile [della situazione] è lei e la gente che sta dietro di lei: il Polisario e l’Algeria (che potrebbe offrirle un passaporto in quanto Stato che riconosce la Repubblica Saharawi ndr)”.
Da Madrid si è percorsa la strada della concessione della “cittadinanza straordinaria” – prontamente rifiutata dalla donna. Il primo ministro Luis Zapatero si è chiamato fuori dalla partita preferendo affidare l’intera questione al suo ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos il quale, dopo aver incassato ben due rifiuti da parte del re Mohamed VI per discutere il caso  – la stampa spagnola sostiene che il capo della diplomazia di Madrid non sia riuscito a farsi passare il sovrano al telefono - ha laconicamente commentato “non dobbiamo rovinare le relazioni fra Spagna e Marocco”.

Soluzione lontana. Zapatero ha ormai accettato l’idea che che è impossibile per la sua diplomazia dialogare tranquillamente col Marocco senza mettere a repentaglio il secondo posto della Spagna come partner commerciale del paese nordafricano. Senza contare gli accordi che hanno permesso al Psoe di ridurre del 92 percento il flusso migratorio marocchino dal 2004 al 2009 e la cooperazione fra le forze dell’ordine dei due Paesi nella lotta al narcotraffico e al terrorismo. Ora lo scenario probabile è quello che prevede l’intercessione degli Stati Uniti, che potrebbero sfruttare le qualità negoziali del Segretario di Stato Hillary Clinton.
In caso di fallimento o indisponibilità statunitense a interessarsi del caso, il prezzo per conservare gli ottimi rapporti tra Marocco e Spagna potrebbe essere la vita di un essere umano.

                                                                                         Antonio Marafioti

Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Spagna