Dieci civili afgani sono stati uccisi durante le manifestazioni di protesta contro la presunta profanazione di un Corano da parte delle truppe d'occupazione nel distretto di Garmsir, provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan.
Le violenze sono scoppiate ieri, in seguito alle voci che le forze della Nato avrebbero danneggiato il libro sacro dell'Islam dopo un raid militare nel villaggio di Darwashan, nel quale anche una moschea sarebbe stata danneggiata. In aggiunta, secondo quanto raccontato dai locali, vi sarebbero stati anche episodi di abusi sessuali su alcune donne residenti nell'area da parte dei militari impegnati nelle operazioni, condotte sia da soldati afgani che statunitensi.
Fonti locali contattate da PeaceReporter hanno riferito che la manifestazione spontanea di protesta contro le forze occupanti è partita dal mercato centrale di Garmsir per muoversi verso la locale base della forza internazionale, l'avamposto Delhi, e che i militari e le guardie di sicurezza avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti, che pare fossero armati solo di pietre, uccidendo una decina di persone e ferendone almeno una quindicina.
All'ospedale di Emergency di Lashkargah sono arrivati 14 feriti, e altri 11 al vicino ospedale centrale 'Bost'. Uno di questi ultimi, tale Haji Jan Gul, ha confermato al versione secondo la quale a sparare sarebbero stati soldati stranieri e i morti sarebbero almeno 10.
Il vice-capo della polizia di Helmand, Kamal Khan, ha confermato che le forze afgane hanno aperto il fuoco contro manifestanti che cercavano di attaccare edifici governativi.
Un portavoce delle forze alleate in Afghanistan, Nico Melendezdella, hanno negato l'uccisione di civili: "Non è stato sparato nemmeno un colpo". Poi, però, un comunicato ufficiale della Nato ha ammesso che "forze Nato hanno aperto il fuoco, ma solo contro un cecchino talebano che durante la manifestazione aveva sparato contro un militare afgano di guardia alla base, uccidendolo".