Nuova guerra fra il presidente venezuelano Hugo Chavez e Rctv, la più antica televisione venezuelana. Già nel 2007 l'emittente tv era stata costretta dal governo ad interrompere le trasmissioni in chiaro. Da qualche giorno anche la programmazione via cavo è interrotta.
"Le programmazioni via cavo possono riguardare solo stazioni che rispettano la legge" ha detto il ministro dei Lavori Pubblici Diosdado Cabello e Rctv stando alle parole del ministro violerebbe la legge.
In sostanza il nuovo provvedimento sulle televisioni emesso dal Conatel (Commissione nazionale delle Telecomunicazioni) prevede una programmazione limitata di programmi per adulti e impone il mantenimento di un linguaggio consono e non scurrile. Inoltre, e forse da questo punto è partita la vera battaglia politica, il provvedimento prevede che le catene di tv via cavo trasmettano i discorsi del presidente Cahvez. Comizi che in molto casi durano diverse ore.
Rctv da molti anni è nell'occhio del ciclone in Venezuela. Da più parti la sua amministrazione è stata attaccata perché ritenuta troppo vicina ai golpisti che nel 2002 deposero Chavez. Non è servito all'emittente creare una stazione via cavo con sede negli Usa: molti dei suoi prodotti sono made in Venezuela e quindi soggetti alla legislazione venezuelana.
Ma c'è da giurarlo: la nuova ondata di chiusure voluta dal Chavez non farà altro che alimentare nuovamente e sempre con più forza il dibattito sulla libertà di stampa e di espressione in Venezuela.
La decisione del Conatel, annunciata da Chavez durante la consueta trasmissione domenicale "Alò Presidente", infatti, ha già fatto in modo che le organizzazioni sociali e quelle dei giornalisti organizzassero per il prossimo 27 gennaio una grande mobilitazione nazionale.