Il portavoce del governo dell'Etiopia, Shimeles Kemal, ha annunciato in questi giorni che l'accordo per la gestione condivisa delle acque del Nilo, che vede coinvolti dieci paesi africani, potrebbe essere firmato nonostante l'opposizione di Egitto e Sudan, i paesi che basandosi sui trattati elaborati in epoca coloniale hanno già garantito lo sfruttamento delle acque. Con i suoi 6671 km, il Nilo, è probabilmente uno dei fiumi più lunghi del mondo e possiede due grandi affluenti, il Nilo Bianco che nasce nella regione dei grandi laghi dell'Africa centrale, con fonti che si spingono fino in Ruanda, scorrendo poi verso nord attraversando Tanzania, Uganda e Sudan e Il Nilo Azzurro che nasce nel Lago Tana in Etiopia e scorre lungo al Sudan fino a incontrare nei pressi della capitale khartoum il Nilo Bianco. Il fiume poi continua il suo percorso quasi esclusivamente attraverso il deserto, dal Sudan all'Egitto, paese che storicamente ha da sempre avuto il fiume come punto di riferimento e come cuore della sua crescita.
Il bacino dell'enorme fiume copre un area di 3,1 milioni di chilometri quadrati, equivalente a circa il 10% del continente africano, secondo una stima del 2002, circa 180 milioni di persone vivono nei pressi del bacino del Nilo. Le sue acque costituiscono un enorme potenziale di sviluppo sia economico sia sociale, ma l'incapacità di coordinare un piano di sfruttamento condiviso ha di fatto impedito di usufruire appieno delle potenzialità dell'immenso corso d'acqua. Le occasioni in cui uno dei paesi che ospitano il fiume ha richiesto una più equa distribuzione delle acque sono state molte, fino ad arrivare ad un accordo, che elaborato l'anno scorso avrebbe dovuto essere concluso in questi giorni. Settimana scorsa infatti i dieci rappresentanti dei paesi interessati si sono incontrati a Sharm el-Sheick, per concordare i punti del "Nile River Cooperative Framework Agreement", un accordo per gestire meglio le risorse idriche del fiume. Ma il dialogo si è arenato quando il portavoce del governo del Cairo ha affermato di essere irremovibile sulla quantità di metri cubi di acqua su cui il suo paese ha diritto.
L'Egitto, secondo quanto stabilito dal "Nile Water Agreement" stipulato nel 1929 con l'Inghilterra, possiede oltre il 50% dei miliardi di metri cubi di acqua trasportati dal fiume ogni anno, sempre in epoca coloniale, altri trattati hanno stabilito che al Sudan va oltre il 20% della portata del fiume annuale. L'intesa dei due paesi è stata poi rinnovata con gli accordi siglati nel '59, che prevedevano 55,5 miliardi di metri cubi d'acqua per il Cairo e 18,5 per Khartoum. I paesi che farebbero parte dell'accordo sono: Burundi, RD Congo, Eritrea, Etiopia, Egitto, Kenya, Ruanda, Sudan, Tanzania e Uganda. Soprattutto l'Etiopia ha spesso fatto sentire la voce sull'attuale gestione, lamentandosi del fatto che l'85% dell'acqua del Nilo proviene da fonti etiopi. Tutti i paesi, fatta eccezione per l'Egitto e il Sudan, firmeranno il mese prossimo l'accordo con le condizioni stabilite a Sharm el-Sheick, che prevedono l'istituzione di una commissione permanente per gestire equamente la distribuzione del bene.
A oggi non è possibile stabilire quali saranno gli esiti concreti di questi accordi, soprattutto tenendo conto che l'Egitto non sembra incline a fare concessioni su questo fronte; a questo proposito il ministro egiziano delle risorse idriche e dell'irrigazione, Mhammed Nasreddin Allam, ha impugnato le leggi che regolamentano lo sfruttamento dei fiumi transnazionali, che vieta a tutti i paesi di ostacolare la navigazione o di ridurre in qualsiasi modo il flusso idrico del fiume. Tutti i rappresentanti presenti nel convegno tenutosi settimana scorsa nella località balneare egiziana erano concordi nel fatto che l'utilizzo delle acque del fiume è fondamentale per lo sviluppo economico dei paesi.