Il governo dello Sri Lanka, il 5 maggio, ha parzialmente abolito le leggi d'emergenza emanate durante la lunga guerra civile tra esercito singalese e indipendentisti tamil.
Le settanta leggi speciali, in vigore finora in Sri Lanka, limitavano fortemente la libertà individuale. Più della metà sono state cancellate. Da ora in poi, sarà possibile pubblicare opere letterarie che erano sottoposte alla censura. E' stato sollevato il divieto di riunirsi in luoghi pubblici e privati. E' stato introdotto un termine massimo per la permanenza in carcere - pari a tre mesi - per i detenuti in attesa del processo. Questo è un grandissimo passo avanti verso il rispetto dei diritti umani. In base alle leggi speciali d'emergenza, invece, per fissare le date dei processi si poteva attendere anche 18 mesi. In aggiunta, non era necessario comunicare ai cacerati il capo d'accusa a loro carico.
Il ministro per gli Affari Esteri, Gamini Lakshman Peiris, ha dichiarato che "le altre misure d'emergenza saranno abolite gradualmente." Lo Sri Lanka entra in una nuova fase politica? Non proprio. I detenuti politici e comuni che sono già in carcere e attendono il giudizio, rimangono sottoposti alle leggi speciali. Inoltre è ancora in vigore l'Atto per la Prevenzione del Terrorismo, un pacchetto di leggi molto restrittivo, mantenuto dal governo per timori di nuove azioni degli indipendentisti.