Sri Lanka
 
 
Capitale: Colombo
Superficie: 65.610 Kmq (3 volte la Sardegna)
Popolazione: 19 milioni
Etnie: 75% cingalesi, 18% tamil, 7% moor, 1% altri
Religione: 70% buddisti, 15% induisti, 8% cristiani, 7% musulmani
Export: tè, caucciù, tessuti e abbigliamento, pietre preziose
Mortalità infantile: 15 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 70 M, 75 F (Italia: 76 M, 82 F)
Alfabetizzazione: 92% (Italia: 98%)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 22%
Debito estero: 10.52 miliardi di $
Spese militari: 21% della spesa pubblica totale (Italia: 4,1%)
GEOGRAFIA
Chiamato ‘lacrima d’oriente’ per la sua forma a goccia, lo Sri Lanka è un’isola tropicale a sud dell’India, nel mezzo dell’Oceano Indiano. Quasi completamente coperto dalla giungla e da una natura rigogliosa, presenta due stagioni monsoniche: da dicembre a marzo nel nordest e da giugno a ottobre nel sudovest. Al centro sud si trovano le zone più elevate, intere montagne e colline percorse da coltivazioni di tè. Il 26 dicembre 2004 le coste sono state travolte dal maremoto che ha provocato la morte di 31 mila persone. Tra le zone più colpite, i litorali a sudovest intorno alla città di Galle e quelli delle regioni tamil nordorientali. Molte vie di comunicazione sono tuttora interrotte.


STORIA
Lo Sri Lanka, raggiunto nel XV secolo dai portoghesi, è colonia olandese nei secoli XVI e XVII e britannica dal 1815 al 1948, anno in cui ottiene l’indipendenza. Il nazionalismo cingalese si afferma presto come principale corrente politica e il parlamento approva diverse leggi contrarie ai diritti delle minoranze. La più grave, quella sulla cittadinanza del 1948 che toglie il diritto di voto a 500 tamil di origine indiana impiegati nelle piantagioni di tè, caffè e cocco. Nel ’56 diviene primo ministro Solomon Bandaranaike ed è varato un decreto che promuove il cingalese come lingua ufficiale, si tratta ancora una volta di un’azione volta a discriminare i tamil. Bandaranaike viene assassinato tre anni più tardi e al suo posto sale al potere la moglie Srimavo che porta avanti i programmi di nazionalizzazione. Si tratta della prima donna premier della storia.
 
Negli anni ’60 il partito di opposizione Unione Nazionale vince le elezioni e cerca di frenare le spinte nazionalistiche, ma senza successo. All’inizio degli anni ’70 torna in carica Srimavo che prosegue ed estende il programma del suo precedente governo: nel ’72 Ceylon assume l’attuale nome di Sri Lanka e il buddismo viene dichiarato religione ufficiale. Per la nuova Repubblica dello Sri Lanka è la volta delle politiche di stampo socialista.
 
In questi anni diversi gruppi tamil del nord e dell’est iniziano a protestare contro il governo centrale e si forma (1976) il movimento delle Tigri per la liberazione della patria tamil (Ltte). L’indipendentista Ltte si afferma presto come il gruppo più forte e nell’83 dà inizio alla rivolta armata. Il suo leader, Velupillai Prabhakaran, è considerato il guerrigliero più spietato al mondo. Il primo attacco delle Tigri uccide 13 soldati e dà inizio a una serie di vendette da parte di cingalesi che portano all’assassinio di centinaia di tamil.
 
All'inizio degli anni '80 lo Sri Lanka attraversa un profondo cambiamento politico in senso liberista e filo-americano. La guerra civile tra l'87 e il '90 vede anche l'intervento di 60 mila soldati indiani a sostegno dell'esercito di Colombo. Nel ’91 il primo ministro indiano Rajiv Gandhi muore in un attentato nel sud dell’India organizzato proprio dalle Tigri.
Un’altra vittima dell’Ltte sarà nel ’93 il presidente Premadasa, che perde la vita in un’esplosione. Un anno dopo l’attuale presidente Chandrika Kumaratunga sale al potere con la promessa di porre fine al conflitto.
 
Nel corso degli anni '90 l'Esercito singalese bombarda più volte zone abitate da civili tamil, causando numerose vittime. Nel '95distrugge a Jaffna la chiesa di St. Peter provocando 100 morti e 200 feriti. 
Iniziano intanto i colloqui di pace che vengono però interrotti da un'altra serie di attentati. Sempre nel '95 il governo lancia un’offensiva imponente contro i ribelli, riuscendo a cacciarli dalla città di Jaffna, punta nord dello Sri Lanka. Nel 1998 la guerriglia compie un terribile attentato nel centro di Kandy, antica capitale del Paese. Una bomba esplode davanti all’imponente e bellissimo tempio del dente del Buddha causando la morte di 23 persone. Ancora oggi il sito, uno dei più visitati dello Sri Lanka, è controllato dai militari.
 
Nel '98 a Chemmani (nord del Paese) viene scoperta una fossa comune contenente  300/400 corpi di tamil e la Commissione d'inchiesta documenta 271 casi di sparizioni compiute dalle forze di sicurezza singalesi tra il '90 e il '98. In realtà i desaparecidos sono molti di più: tra il '96 e il '97 si è persa notizia di almeno 600 tamil arrestati dalla polizia. 
  
Nel ’99 anche la presidente cade vittima di un attacco, ma riesce a salvarsi e viene rieletta. Nel 2000 la Norvegia si offre come intermediario dei colloqui di pace che continuano a essere scanditi da tentativi infruttuosi di soluzioni. Nel 2001 infatti un guerrigliero kamikaze si fa esplodere nell’aeroporto di Colombo, uccidendo 14 persone.
 
Nel febbraio 2002 viene finalmente proclamato il cessate il fuoco bilaterale. Sono riaperte le strade e ristabiliti i voli che collegano Jaffna al resto del Paese ed entrambe le parti liberano alcuni prigionieri di guerra. Nel maggio 2003 le alluvioni monsoniche causano la morte di 200 persone e ne lasciano 4.000 senza casa. Nel novembre 2003 la situazione precipita. Chandrika sospende con un colpo di mano improvviso le attività parlamentari e blocca di fatto il programma di “pace ad ogni costo” portato avanti dal primo ministro Ranil Wickremasinghe. Chandrika lo accusa infatti di fare troppe concessioni ai ribelli. Il parlamento riapre dopo due settimane, ma i colloqui di pace si interrompono definitivamente.

Un anno dopo, nel marzo 2004 il movimento delle Tigri si spacca in due: il leader della fazione orientale Karuna fugge con i suoi sostenitori in una località segreta. I seguaci di Karuna e quelli del capo del nord, Prabhakaran, iniziano a combattere fra di loro. Centinaia di bambini soldato vengono coinvolti negli scontri. Nelle elezioni anticipate del 2 aprile 2004 il partito di Chandrika si riconferma alla guida del Paese, dopo due settimane di assassini politici e intimidazioni contro giornalisti. La tensione è alle stelle. Un giornalista dichiara: “Dopo la frattura delle Tigri, qualsiasi cosa scriviamo rischiamo la vita”. A luglio una donna si fa saltare in aria in una stazione di polizia della capitale. Il 26 dicembre lo tsunami sconvolge il Paese, causando 31mila morti e migliaia di dispersi. Gli sfollati rifugiati in campi profughi, templi e scuole sono stati circa un milione.

Le speranze che governo e ribelli, di fronte a questa catastrofe umanitaria, seppellissero definitivamente l'ascia di guerra sono naufragate nel novembre 2005 con la salita al potere del 'falco' nazionalista Mahinda Rajapaksa, che decide di riprendere la guerra contro le Tigri tamil e di riconquistare il nord del Paese, costi quel che costi. Dal canto loro, le Tigri tamil avevano approfittato della pausa Tsunami per rifarsi l'arsenale, con tanto di aerei.
Così, alla fine del 2005, dopo quasi quattro anni di relativa pace, la guerra civile è riesplosa con una violenza senza precedenti. L'esercito ha sferrato una serie ininterrotta di offensive militari con massiccio impiego di uomini, artiglieria e aviazione. Una guerra totale che nel 2007 ha portato alla riconquista di tutta la fascia costiera orientale e nel 2008 di tutto il nord-ovest. La presa di Kilinochchi, la 'capitale' delle Tigri, i primi giorni del 2009 è stato il segnale che la guerra stava per finire.

L'offensiva finale contro le roccaforti dell'Ltte nel nord dell'isola si è intensificata nei primi mesi del 2010, spingendo i ribelli ad arretrare fino alla fascia costiera di nord-est Mullaitivu. Nella stessa zona, su pressione del governo, si sono rifugiati anche 350mila civili sfollati dai combattimenti, stipati in una 'No Fire Zone' a ridosso del fronte che però non è scampata ai violenti bombardamenti governativi (che hanno provocato almeno 20mila morti civili).
A metà maggio, ucciso anche il leader delle Tigri, Velupillai Prabhakaran, il governo ha proclamato la vittoria totale sui ribelli e la fine della guerra. I civili sopravvissuti, quasi 300mila, sono stati rinchiusi in massa in campi militari, suscitando dure proteste da parte della comunità internazionale.


SOCIETA'
I membri della minoranza tamil di religione hindu (18%) vengono deportati dal Tamil Nadu (stato meridionale dell’India) in Sri Lanka dai colonizzatori inglesi nel XIX secolo. Qui vengono impiegati come lavoratori nelle piantagioni di tè, caffè e cocco. In seguito all’indipendenza (1948) la politica nazionalista dei governi rappresentanti della maggioranza cingalese toglie loro progressivamente molti diritti. Il risentimento dei tamil, concentrati soprattutto nelle regioni a nord e a est del Paese, cresce nel corso degli anni fino a generare nel ’76 il Movimento guerrigliero e spietato delle Tigri, a sua volta formato da 45 gruppi diversi. Le province a maggioranza tamil restano tuttora le più povere del Paese.
 
La guerra ha ulteriormente stremato la popolazione civile, che da oltre venti anni subisce gravi violazioni dei diritti umani sia da parte delle Tigri sia da parte dell’Esercito governativo.  Quest'ultimo ha continuato a praticare la tortura e lo stupro contro i prigionieri tamil, oltre ad aver fatto sparire centinaia di persone. Le Tigri d'altra parte continuano a reclutare i bambini soldato: secondo le ultime indagini dell’Unicef, negli ultimi due anni i ribelli hanno costretto a combattere 3.516 minori e ne hanno rilasciati solo 1.206. Nel nordest i piccoli giocano sui terreni minati e corrono sempre il rischio di essere prelevati dalle Tigri, a scuola come durante le feste religiose hindu che riuniscono un gran numero di persone.
 
E’ importante però sottolineare che non si tratta di un conflitto etnico. Un’illustre giornalista di Colombo spiega: “Per secoli in Sri Lanka le diverse minoranze etniche e religiose hanno celerbrato i propri riti negli stessi templi, un simbolo di convivenza pacifica per tutte le società del mondo. Sono i politici e i ribelli a cercare di dividere la popolazione in base alla razza e alla religione per raggiungere i loro obiettivi politici”. La guerra e la miseria hanno costretto migliaia di tamil a lasciare il Paese. Nel 2000 c’erano 65mila rifugiati in 131 campi nel sud dell’India, altri 40mila abitavano al di fuori dei campi profughi e oltre 200mila erano emigrati in occidente.


ECONOMIA
Nel 1977 lo Sri Lanka abbandona le politiche economiche di stampo socialista e si apre al libero mercato. A svilupparsi è soprattutto l’industria tessile: in seguito al Multi Fibre Agreement,  i Paesi occidentali iniziano a spostare sempre di più la produzione di abbigliamento nei Paesi asiatici a basso costo di manodopera. Nel 2003 le esportazioni di tè e altri prodotti agricoli rappresentano solo il 15 % del totale, mentre quelle di tessuti e confezioni raggiungono il 63%.
 
Gran parte della popolazione vive delle rimesse inviate dai famigliari immigrati all’estero. Circa 800mila cingalesi lavorano in Medio Oriente (90%) e Occidente (10%) e spediscono a casa in totale 1 miliardo di dollari all’anno. Il reddito medio dei cingalesi resta (anche se è più alto di altri Paesi in via di sviluppo) di 900 dollari annui, mentre nelle piantagioni di tè, dove lavorano moltissimi tamil, è di soli 500 dollari. I tamil spesso sono costretti a mandare i figli, ancora bambini, nella capitale dove vengono impiegati come domestici. I danni provocati dallo tsunami sono enormi. Circa due terzi degli hotel sulle coste sono andati distrutti e il 60 per cento delle barche di pescatori sono andate distrutte o sono affondate.


MASS MEDIA
Con il colpo di mano del novembre 2003 (sospensione delle attività parlamentari e proclamazione dello stato d’emergenza) la presidente Chandrika Kumaratunga riprende il controllo dei media statali. Le condizioni di lavoro dei giornalisti nelle zone controllate dalle Tigri tamil restano problematiche: sono nati nuovi giornali, ma allo stesso tempo ci sono stati attacchi contro quelli critici versi i ribelli. Un altro fatto significativo: il 16 gennaio 2003 il governo ha autorizzato le emissioni della radio Voce delle Tigri che è uscita dunque da anni di clandestinità. I rischi per i giornalisti sono aumentati dopo la spaccatura del movimento delle Tigri nel marzo 2004. Entrambe le fazioni minacciano i reporter che parlano in termini positivi dei loro avversari.