''I comandanti di al-Qaeda in Iraq, Abu Omar al-Baghdadi e Abu Ayyub al-Masri, sono stati uccisi dagli sciiti alleati dei crociati. Non sono stati solo gli americani a ucciderli, ma anche gli sciiti, eredi di quelli che in passato sono sempre stati alleati dei crociati e ci hanno sempre tradito, aiutando i miscredenti a occupare le nostre terre''.
Messaggi in codice. Un delirio, certo. Ma guai a sottovalutare queste parole. Perché a pronunciarle è Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il braccio destro di Osama bin Laden. Il testo, un audio di 25 minuti, intitolato Elegia dei due capi, è stato diffuso ieri nella galassia dei siti web legati all'estremismo islamico. Al-Zawahiri, che per molti ha ormai preso il posto dello stesso Osama molto malato, è comunque sempre stato l'ideologo dell'Islam più violento. Non parla mai a caso, ogni singolo vocabolo dei suoi messaggi è scelto con cura. Pieno di sottintesi e di messaggi impliciti. Al-Zawahiri, come sempre, si esprime su un fatto di cronaca molto tempo dopo. In questo caso commenta la morte di al-Baghdadi e al-Masri, avvenuta in Iraq il 17 aprile scorso e resa pubblica il 19 aprile seguente dal premier Nouri al-Maliki in diretta tv. ''I capi di al Qaeda, Abu Omar al Baghdadi e Abu Ayyub al Masri, sono stati uccisi due giorni fa nei pressi del lago Tharthar in un attacco congiunto degli iracheni e degli americani contro una abitazione'' - dichiarò al-Maliki a reti unificate, tentando di rovesciare con il colpo a sorpresa il risultato elettorale del 7 marzo precedente che lo vedeva sconfitto - il blitz è stato condotto nella provincia di Salaheddin dall'intelligence irachena con il supporto dei servizi Usa''. Il premier iracheno mostra le foto dei due uomini prima e dopo la morte. E lo stesso Pentagono successivamente conferma la notizia.
Secondo al-Maliki, i due «stavano pianificando una serie di attentati da eseguire nei prossimi giorni contro le chiese di Baghdad e si nascondevano in un covo nella provincia di al-Anbar''.
Obiettivo elettorale. Ecco che emerge il primo livello del meta linguaggio di Zawahiri, che porta direttamente alle elezioni irachene. Un attacco diretto agli sciiti, in questi termini, è come una bomba, gettata nel cuore dell'Islam. Le elezioni in Iraq, infatti, le avrebbe vinte la lista laica di Allawi. Non religiosi, certo, ma aperta ai sunniti. Inoltre al-Maliki, nel tentativo di rovesciare il risultato elettorale e per ottenere una maggioranza parlamentare, ha chiamato alla coalizione di governo gli ambienti più radicali degli sciiti, quelli legati all'Iran. Un colpo duro per i sunniti. Tutti infatti parlano della contrapposizione tra l'Islam radicale e la politica estera Usa, ma non si parla ancora abbastanza della crepa all'interno del mondo musulmano che la stessa guerra in Iraq ha aperto nel 2003, lanciando un paese sciita alla ribalta, nei pressi dell'Iran - simbolo dello sciismo - caratterizzato dall'internazionalismo della presidenza Ahmadinejad. Uno scenario inquietante per i sunniti, soprattutto i radicali, come Zawahiri, che vedono profilarsi un fronte sciita da Hezbollah in Iran fino a Teheran. ''A partire da Ismail Safavi, il fondatore dell'Iran, gli sciiti hanno sempre complottato con i crociati contro di noi musulmani, fino a oggi, quando in Iran emanano fatwa contro la resistenza agli americani'', prosegue nel suo messaggio Zawahiri e qui si può cogliere un secondo elemento importante. La definizione degli sciiti come 'altro' rispetto ai musulmani. Secondo le interpretazioni più radicali, infatti, lo scisma sciita è una forma di eresia. Una visione che, dal Pakistan all'Iraq, si diffonde in modo pericoloso.
Lotta nel cuore dell'Islam. Non a caso la vendetta per la morte dei comandanti di al-Qaeda è arrivata il 14 maggio scorso, quando un attacco nella cittadina di Tal Afar ha causato la morte di 25 persone. La città non è stata scelta a caso, essendo abitata in massima parte da sciiti. ''Come possiamo chiudere gli occhi davanti agli abusi che commettono gli sciiti contro il popolo dell'Islam, uomini e donne?'', recitava un comunicato diffuso poche ore dopo l'attentato. Il testo continua, annunciando ''una campagna di vendetta contro di loro, anche per il trattamento riservato ai detenuti nelle prigioni degli apostati a Baghdad, Diyala e Mossul''. Ecco che, come un mantra, tornano parole chiave: infedeli, apostati, alleati dei crociati. Zawahiri già in passato aveva attaccato nei suoi messaggi Hezbollah e l'Iran. Si sfrutta un elemento religioso per creare una frattura e per recuperare terreno nell'opinione pubblica internazionale, dove i guerriglieri libanesi e Ahmadinejad si stanno ricavando un ruolo 'eroico' come oppositori di Israele e degli Stati Uniti d'America. Merce che al mercato del pubblico di al-Jazeera (che ha trasmesso l'audio di al-Zawahiri) vale oro.
Il teatro regionale, quindi, si arricchisce di nuovi attori. Non sono solo gli estremisti di Zawahiri ad attaccare gli sciiti, mascherando dietro una divisione teologica inconfessabili obiettivi strategici.
Le potenze sunnite, in particolare quelle del Golfo Persico, che governano su minoranze sciite in fibrillazione, sono non a caso i più importanti nemici del programma nucleare iraniano. Uno scenario niente affatto rassicurante.
Christian Elia