04/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rabbino capo della colonia di Elon Moreh ha vietato alle donne di candidarsi alle elezioni della comunità locale. Una posizione minoritaria?

La comunità di ebrei ortodossi che vive in alcuni degli insediamenti illegali costruiti in Cisgiordania continua a far parlare di sè, questa volta a proposito del ruolo della donna.

Il fatto. Dopo una catena di violenze nei confronti della popolazione palestinese, nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia del rabbino capo dell'insediamento di Elon Moreh, vicino alla città palestinese di Nablus, che avrebbe vietato ad una donna di candidarsi alle elezioni della comunità locale. Elyakim Levanon, rispondendo ad una donna che gli aveva scritto interrogandolo sulla possibilità di candidarsi, attraverso le pagine del settimane locale, ha scritto che la voce delle donne deve essere ascoltata soltanto attraverso i loro mariti. I problemi, stando all'opinione di questo rabbino, sarebbero due: il primo, "dare autorità ad una donna, ed essere segretario significa avere autorità"; mentre il secondo riguarderebbe invece "il mischiare uomini e donne. Gli incontri tra segretari si svolgono di notte e a volte finiscono molto tardi. Non è appropriato ritrovarsi in compagnie miste in queste situazioni". Il rabbino prosegue scrivendo che all'interno delle famiglie si tengono già alcuni dibattiti e quando le opinioni sono concordanti, il marito le può presentare: "Questo è un buon modo per prevenire casi in cui la donna vota in un modo e suo marito in un altro".

"In generale, una posizione del genere è molto molto marginale in Israele" ha detto a PeaceReporter il professor Gadi Luzzatto Voghera, docente di Storia dell'ebraismo moderno e contemporaneo presso l'Università di Padova. "Difficilmente riesco ad immaginarmi un Paese meno sessista di Israele - continua Luzzatto Voghera - "già il movimento nazionalista da cui nasce Israele prevedeva un approccio del tutto laico nella costruzione dello Stato ed un'equiparazione totale e generalizzata fra uomo e donna in qualsiasi ambito. Se vogliamo fare un esempio, l'esercito israeliano conosce da tempo la figura della donna combattente. Naturalmente ci sono state delle trasformazioni della società nel corso dei decenni. Soprattutto dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, si sono radicate in Israele, e poi nei territori occupati, una serie di frange che adesso vengono chiamate ultra-ortodosse e che io personalmente chiamerei fondamentalisti religiosi (come ce ne sono in tutte le religioni). Questi gruppi, provenienti in particolare dagli Stati Uniti, hanno portato una serie di loro opzioni; certamente, fra queste, anche quella che accomuna tutti i fondamentalismi di tutte le religioni: la posizione succube e marginale della donna". Luzzatto Voghera ha inoltre spiegato come non sia "concepibile, nel sistema giuridico israeliano, una limitazione delle libertà democratiche della donna. In alcune situazioni specifiche (come potrebbe essere questo il caso), all'interno di piccole comunità, uomini e donne possono accordarsi nel delegare alla figura di un rabbino la possibilità di fare, o non fare, una legge ebraica per quel luogo. Ma si tratta comunque di una anomalia totale all'interno del contesto israeliano".


Reazioni in Israele. La posizione del rabbino capo di Elon Moreh non ha mancato di suscitare reazioni in Israele, dove Nurit Tsur, rappresentante dell'Israel Women's Lobby, ha prontamente condannato queste parole, dichiarando che si tratta di una decisione "anti-democratica e medievale".
Le azioni violente commesse da parte di alcuni membri di comunità ultra-ortodosse sarebbero inoltre alla base della costituzione di un nuovo gruppo, composto da parlamentari della Knesset, che prenderà il nome di "Lobby per l'uguaglianza civile e il pluralismo". L'idea nasce dall'iniziativa di 11 parlamentari appartenenti ai partiti Kadima, Labor e Meretz e si propone di sensibilizzare il parlamento israeliano su tematiche quali la lotta alla coercizione in materia religiosa, la parità di diritti nel servizio militare e nell'amministrazione civile, nonchè promuovere il sistema educativo statale. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, il gruppo si propone inoltre di reagire alle aggressioni contro istituzioni ebraiche non ortodosse. Nelle ultime settimane si sono verificati diversi episodi di violenza, non solo a danno della popolazione palestinese in Cisgiordania. Si è infatti assistito a lanci di pietre contro sinagoghe riformiste e conservative a Ra'anana, ma anche contro il ministro degli Interni Eli Yishai, per protestare contro la detenzione di un rabbino che aveva partecipato ad una manifestazione per evitare che fossero riesumate delle antiche ossa a Jaffa. Shlomo Molla, parlamentare del partito Kadima e uno dei leader di questa nuova iniziativa, ha così spiegato la nascita della lobby: "Dobbiamo mantenere il compromesso e l'equilibrio che ha guidato la stesura della Dichiarazione di Indipendenza di Israele e l'opportunità che questa ha dato a diverse correnti dell'ebraismo di esprimersi e di prendere parte alla formazione dello Stato. Lo Stato degli ebrei devi fondarsi sul pluralismo e sulla tolleranza".

Laura Aletti