07/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Chi era il capo dei servizi segreti afgani (Nsd) rimosso da Karzai?

A cavallo tra gli anno '80 e '90, il tagico Saleh ha vissuto negli Stati Uniti, acquisendo la cittadinanza statunitense, oltre a un'ottima conoscenza della lingua inglese. Risale probabilmente a quegli anni l'inizio della sua collaborazione con la Cia.

Tornato in Afghanistan nel 1992, in piena guerra civile, è subito diventato vice del maresciallo Mohammed Fahim, all'epoca comandante dell'intelligence dei mujaheddin comandati da Ahmad Sahah Massoud, il 'Leone del Panjsheer'. Nella seconda metà degli anno '90, quando i nemici dei tagichi divennero i talebani che avevano conquistato Kabul, Saleh divenne l'ufficiale di collegamento tra i mujaheddin e la Cia, sempre più impegnata a sostenere Massoud in missioni speciali (come loperazione 'Jawbreaker') volte all'eliminazione di un uomo solo: Osama bin Laden. Era Saleh, dalla capitale del Tagikistan, Dushanbé, a tenere costantemente i contatti con il Centro Antiterrorismo della Cia a Langley e con Richard Clarke, il consigliere antiterrorismo della Casa Bianca.

Una collaborazione, questa con la Cia, che il ‘Leone del Panjsheer' non gradiva un granché, ma che accettava per i soldi e le armi che essa fruttava alla sua causa: la liberazione dell'Afghanistan dai talebani - che lui sapeva bene essere sostenuti dalla stessa Cia attraverso i servizi segreti pachistani. Pare che anche i rapporti tra lui e Saleh fossero abbastanza freddi. "Anche se Amrullah ricopriva una posizione importante, non li ho mai visti abbracciarsi o trattarsi come amici", racconta oggi un vecchio compagno d'armi di Massoud, che preferisce rimanere anonimo. "Il comandante Masssoud non si fidava di lui fino in fondo, lo considerava troppo ‘americano'. Molti sostengono addirittura che ci sia stato Saleh, assieme al maresciallo Fahim, dietro l'assassinio di Massoud alla vigilia dell'11 settembre 2001".

Uscito di scena Massoud, Fahim prese il suo posto al vertice dei mujaheddin tagichi e divenne comandante militare di tutta l'Alleanza del Nord, che di lì a poco avrebbe combattuto i talebani e le milizie di al Qaeda nell'ambito dell'operazione "Enduring Freedom". A tenere i contatti tra l'Alleanza del Nord e la Cia non poteva esserci che lui, Amrullah l'americano. Alla fine della guerra, caduti i talebani e istallato al potere Hamid Karzai, Washington decise di fare di Saleh il suo uomo di fiducia a Kabul, la sua ‘longa manus' poliziesca e spionistica in Afghanistan. Ad Amrullah fu nominato subito alto ufficiale dei nuovi servizi segreti afgani, la Direzione Sicurezza Nazionale (Nsd), e nel febbraio 2004 ne divenne di direttore.

Come capo dell'Nsd, Amrullah Saleh si è subito guadagnato la fama di un personaggio temibile, violento e sanguinario. Le voci riguardanti le torture inflitte ai prigionieri nei sotterranei della sede dell'Nsd di Kabul si sono fatte sempre più insistenti, fino al caso delle presunte torture subite da Jonathan Idema e dai suoi mercenari, arrestati da Saleh alla fine del 2004. Secondo le testimonianze raccolte da alcuni siti Usa che chiedono la liberazione di Idema e soci (caosblog.com, superpatriots.us, afghaninjustice.com e altri*), pestaggi con bastoni e torture con cavi elettrici, acqua bollente e sigarette verrebbero condotte sistematicamente nel corso degli interrogatori, su ordine di Saleh e spesso eseguiti da lui in prima persona. Nessuna denuncia è stata sporta contro questi metodi perché i prigionieri - dicono questi siti - vengono minacciati di condanna a morte se osano raccontare qualcosa durante le udienze processuali o alle delegazioni della Corce Rossa Internazionale che ogni tanto fanno visita ai detenuti nelle segrete di Saleh.

L'altra passione di Amrullah Saleh, oltre alla tortura, è la censura. E' stato lui, il 12 giugno 2006, a convocare i maggiori rappresentanti della stampa afgana, consegnando loro un documento di tre pagine che portava la sua firma e che conteneva 24 regole che, da allora in poi, i giornalisti afgani avrebbero dovuto rigorosamente rispettare: tra queste, divieto assoluto di riportare e diffondere notizie che mettano in cattiva luce l'autorità del governo Karzai e l'esercito nazionale afgano, che evidenzino le azioni della guerriglia o le proteste antigovernative, che siano critiche verso la presenza e la condotta delle forze militari straniere.

Enrico Piovesana

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