Un tribunale colombiano ha condannato a 30 anni di prigione l'ufficiale che diresse nel 1985 la liberazione del Palazzo di Giustizia di Bogotà, occupato da ore dai guerriglieri rivoluzionari del Movimento 19 aprile (M-19). Nell'operazione morirono 55 persone, inclusi 11 gudici. Molte morti avvennero però in situazioni poco chiare.
La giudice Maria Stella Jara ha dichiarato colpevole Alfonso Plazas Vega - che nel 1985 era a capo della Scuola di Cavalleria e fu colui che diresse il blitz militare - per la sparizione di undici persone, molte dei quali impiegati nella caffetteria del Palazzo. Fra questi undici c'era la guerrigliera Irma Franco. Testimoni dichiarano di averla vista uscire vive dall'edificio. Ma da quel momento sembra svanita nel nulla.
Il magistrato ha ritenuto che ci sono prove che indicano che Plazas ordinò il trasferimento di queste unidici persone alla Escuela de Caballería, da cui non sono mai usciti. Spariti nel nulla.
C'erano sospetti che alcuni impiegati del bar interno fossero guerriglieri infiltrati. Un sottufficiale ha dichiarato che alcuni dei prigionieri vennero torturati.
Si tratta della prima sentenza dopo 25 anni dai fatti. Fra gli indagati c'è anche l'ex presidente colombiano Belisario Betancourt (1982-1986) per possibili responsabilità nell'episodio e l'intera cupola militare e di polizia dell'epoca. Indagini previste anche per gli organismi di sicurezza di allora, che non fecero niente per mettere in sicurezza l'istituto, nonostante numerose informazioni d'intelligence sull'alta probabilità che la guerriglia avrebbe attaccato il Palacio.