10/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il ministro Tremonti ha dichiarato che il suo obiettivo è colpire i finti invalidi

Se in Veneto si pensa a vietare i trapianti ai malati mentali, a livello nazionale, invece, arriva la stangata del ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, sulle pensioni di invalidità. Nonostante i mille proclami dell'esecutivo di un impegno a tutelare le categorie più deboli, non si può non vedere dietro le due iniziative un palese tentativo di discriminazione di quanti vengono etichettati come “invalidi”. Il ministro ha dichiarato che il suo obiettivo è combattere la finta invalidità che succhia importanti risorse alle dissestate finanze italiane. Questa sarebbe la motivazione che avrebbe spinto Tremonti a cancellare dalla Finanziaria l'assegno di assistenza a quanti non raggiungono un'invalidità pari all'85 per cento. Un misero assegno mensile di 257 euro che viene erogato a disabili con reddito inferiore a una certa soglia (4.408 euro) e privi di almeno cinque anni di contributi di lavoro.

La scelta del ministro ha messo in allarme le associazioni, specie quelle che si occupano della tutela dei diritti e della dignità delle persone affette dalla sindrome di down, che normalmente, hanno un'invalidità che non raggiunge la soglia dell'85 per cento. “Ci auguriamo – ha detto Franco Bomprezzi, portavoce della Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità – che in fase di approvazione ci sia un ripensamento su questo tema. Non ci sono stati né il tempo né la volontà di consultare le associazioni o gli esperti e si è fatto un colossale errore. Tra l'altro si va a tagliare un sostegno minimo che è del tutto insufficiente”. Il portavoce della Lehda denuncia anche con forza gli scarsi sforzi che sono stati fatti in questi ultimi anni per inserire le persone down nel mondo lavorativo. “Solo il dieci per cento di quanti sono affetti dalla trisomia 21 – continua Bomprezzi – hanno un impiego. Ora non solo li si priva del lavoro, ma vengono loro tagliate anche le risorse minime”.

Le associazioni sono le prime a voler combattere quanti dichiarano una falsa invalidità e precisano che l'incremento della spesa per gli invalidi degli ultimi anni deve tener conto dell'estensione dell'indennità di accompagnamento, pari a 480 euro mensili, anche agli anziani non autosufficienti che sono aumentati. Un piccolo contributo che normalmente le famiglie utilizzano per coprire i costi della badante. “Il welfare va ripensato – continua il portavoce della Lehda – coinvolgendo concretamente le associazione, le famiglie e gli esperti nel dialogo. Solo che per mettere in pratica questo dialogo serve tempo. Non capisco perché Tremonti non abbia pensato all'inasprimento dei controlli di quanti si nascondono dietro falsi certificati. Concordo pienamente sull'inasprimento delle pene ai medici che firmano false certificazioni, ma si può fare di più anche in quella direzione”. Decisamente più severo e duro il giudizio della Lehda sulla delibera della Regione Veneto che pone come controindicazioni assolute al trapianto degli organi un quoziente intellettivo inferiore a 50. “In quel caso siamo fuori dalla convenzione Onu sui diritti umani – conclude Bomprezzi -: nessun disabile può essere discriminato per le sue condizioni di salute. Mi ha lasciato sgomento il livello di ignoranza dimostrato dalle autorità venete sull'argomento e sono preoccupato. L'opinione pubblica è davvero convinta che i disabili siano un peso e nei momenti di crisi è facile far leva sulla paura e l'egoismo delle persone. Si respira un'aria pesante che è frutto di un determinato clima culturale. Sempre più spesso sento parlare di disabili, handicappati e mai di persone”.

Benedetta Guerriero

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