Chiedo prima di tutto scusa a tutti voi per lo scandaloso articolo che state per leggere, ma la tentazione di scrivere un resoconto di ieri sera era troppo forte! E' stata la mia prima partita dei Mondiali vista in diretta e merita di essere raccontata per tanti motivi: perché era la prima appunto, perché giocava l'Italia, perché è stato divertente. E perché il biglietto non l'ho pagato! Che per noi italiani è sempre una cosa importante...
La giornata comincia con una decisione storica per un freelance squattrinato come me: oggi è una data da segnare sul calendario, la prima volta che l'Italia gioca un Mondiale in terra d'Africa. Me la voglio godere, quindi niente lavoro! Di solito questi propositi durano l'ombra di un sospiro, ma ieri, quando a metà giornata arriva la proposta di un quotidiano per scrivere un pezzo sui tifosi azzurri a Città del Capo, riesco inaspettatamente a tenere la barra dritta e a dire "no".
Per festeggiare questa mia insolita risolutezza, mi incontro di buon'ora con due mie amiche in un pub nei pressi dello stadio dove, anche grazie a diversi Mojito, Rum & Cola e birre, l'attesa scorre veloce e la tensione per la partita dell'Italia cresce di bicchiere in bicchiere. No, non era nostra intenzione ubriacarci, ma cosa potevamo fare? A causa delle ferree regole FIFA, dentro gli stadi l'unica birra che viene venduta è la Budweiser, che ha ricevuto il monopolio della distribuzione all'interno delle strutture sportive. Guardarsi la partita bevendo quella pessima birraccia annacquata non avrebbe creato l'atmosfera giusta...
Entriamo allo stadio una mezz'ora buona prima della partita, senza intoppi. Un po' di fila, quello sì, ma in compenso niente perquisizioni e clima da guerra civile stile stadi italiani. E' una bella festa tutto sommato, con italiani (pochi), paraguayani (pochissimi) e sudafricani vestiti con bandiere e magliette dell'Italia (una marea) che si mischiano senza problemi. Il tempo è inclemente, con vento e pioggia che battono lo stadio (in teoria coperto), ma senza intaccare la mia dura anima di tifoso. Vincere in queste condizioni sarà ancora più bello!
Il momento dell'entrata in campo delle squadre e dell'inno è toccante: soprattutto per chi, come noi, vive in terra straniera, poterlo cantare a squarciagola in uno stadio a 11.000 km di distanza dalla nostra patria è qualcosa di molto intenso, niente da dire. Una telecamerina che una coppia a fianco a me mi pianta in faccia appena si accorge che sono italiano mi dà ulteriori stimoli per non steccare il nostro "amato" Mameli.
Pronti via, e si comincia. Che non sarebbe stata una partita spettacolare lo si sapeva dall'inizio, ma dopo i primi dieci minuti di pressing italico, le peggiori aspettative prendono forma. Hai voglia ad aver fiducia, a gridare "Italia! Italia!" ogni volta che i nostri prendon la palla, a fare la ola. La partita si ammoscia rapidamente, così come le aspettative del pubblico sudafricano, che a suon di vuvuzelate tenta disperatamente di sostenere qualsiasi squadra (basta vedere un gol!) che conquisti un calcio d'angolo o una punizione dalla trequarti. E proprio da una di queste, al 40esimo e qualcosa, i paraguayani ci castigano con un colpo di testa che si infila sul secondo palo. Buffon neanche si muove (ma con l'agilità che si ritrova adesso meglio così, ha evitato figuracce). Al primo tiro in porta dei nostri avversari, siamo sotto. E come se non bastasse (o sarà stata solo depressione da tifoso?), appena il Paraguay segna la pioggia comincia a diventare più battente, il vento più freddo. Mezzo stadio si rifugia sotto le balaustre per cercare riparo dall'acqua. Quella che doveva essere una festa di sport si sta trasformando in una serata veramente sfigata.
A fine primo tempo, rapido scambio di sms con un collega della Gazzetta. Io: "Peggio del previsto". Lui: "Eh sì eh. Sto Paraguay è squadra di pipponi, eppure...". A dire la verità, visto il vento e il freddo, in questo momento baratterei volentieri i miei principi per una Budweiser che mi scaldi un po' (il whisky non penso lo vendano...) ma la fila davanti ai baracchini mi fa desistere. Scelta giusta: quelli a fianco a noi che sono andati a comprarsene una torneranno a metà secondo tempo.
Si riparte con Buffon che si infortuna e dev'essere sostituito (che culo! Dai che si pareggia!). Si vede da subito che l'Italia è ripartita con un piglio più decente. Attacca, spinge, anche se senza molto costrutto e contro un Paraguay che gioca un calcio "pane e salame" anni Sessanta: palla lunga verso gli attaccanti, e speriamo che qualcosa succeda. A dire la verità, qualcosa rischia di succedere, quando un paperone difensivo di Marchisio (o era Criscito?) libera al tiro un attaccante avversario che, da otto metri, tira clamorosamente fuori. Sul ribaltamento di fronte il portiere paraguayano ricambia il favore con un'uscita criminale su calcio d'angolo: nel mischione spunta De Rossi (bello il suo nuovo look con barba e capelli, finalmente sembra una persona normale e non un coatto), che la mette dentro e pareggia!
I festeggiamenti sono moderati, il freddo è sempre più pungente e lo spettacolo offerto dalle squadre non stimola di certo. L'effetto dell'alcol sta clamorosamente svanendo e tocca vederci gli ultimi venti minuti al freddo e da sobri. Ed è qui che notiamo tutta la pochezza dell'Italia, senza un fantasista o qualcuno che accenda il gioco. Se la difesa regge tutto sommato bene (gol preso a parte), i quattro giovani che Lippi ha messo in campo si sbattono e corrono (soprattutto Montolivo e Pepe) ma poco più. Entra Di Natale per uno scandaloso Gilardino (Lippi rimandalo a casa col primo aereo!) ma è troppo tardi. Tutto quello che ne esce fuori è una rovesciata di Pepe (sì, avete letto bene) e un assalto finale poco convincente, mentre i paraguayani tentano di far scorrere il tempo con simulazioni di infortuni che sarebbero improponibili anche nel nostro campionato. Triplice fischio e tutti sotto l'acqua, che sia quella calda delle docce o quella gelida di un'invernale Città del Capo. In conferenza stampa, Lippi dirà che l'Italia c'è... Mah, se le aspettative erano quelle di perdere col Paraguay, la squadra c'è di sicuro! L'unica consolazione è che in un girone con Nuova Zelanda e Slovacchia, uscire sarebbe impossibile anche se lo volessimo.
La serata finisce a panini con salame e coppa (aaaaah, quanto mi mancavano!) e alla ricerca di un taxi che, a mezzanotte, mi riporti a casa. La conversazione col tassista malawiano si sposta subito dalla partita ("Guarda, non ne parliamo proprio che mi girano...") alla condanna della coppia gay in Malawi di qualche settimana fa. Mentre il tassista mi parla delle pressioni internazionali, delle tradizioni locali, di cosa sia l'omosessualità in Africa, io sono concentrato su un sms appena arrivatomi, straight from Italy, da un mio amico calciofilo: "Fagotto, sei più inutile di Criscito!". Beh, tutto sommato è andata bene... Poteva paragonarmi a Zambrotta! Fatto sta che, dopo mezzora di corsa, il malawiano mi smonta davanti casa e io lo saluto senza aver ancora capito se era a favore della condanna della coppia o no! Ma è anche questo il bello di una giornata senza senso vissuta all'insegna del calcio, vero?
Matteo Fagotto