Generale Fabio Mini, lei che come il generale Stanley McChrystal ha comandato sul campo una missione militare internazionale, la Kfor della Nato in Kosovo, che lettura dà di questa rottura tra il comandante americano della missione Isaf e il presidente Obama?
La guerra in Afghanistan va molto male e la popolarità di Obama è in forte calo anche per questo motivo. Il presidente americano sa bene che sull'Afghanistan rischia di giocarsi il suo futuro politico. Per risalire nei sondaggi ha bisogno di risultati, e in fretta. Una missione che Obama ha affidato a McChrystal, concedendogli i rinforzi militari richiesti ma anche imponendogli una strategia militare diversa dalla tradizionale 'American way of war' aggressiva e muscolare cara ai militari Usa. Mi riferisco alla 'dottrina Petraeus' incentrata sulla conquista del consenso della popolazione civile: una nuova concezione della contro-insurrezione di fronte alla quale l'esercito americano in Afghanistan, sul terreno, si è trovato in grosse difficoltà.
Si riferisce ai deludenti risultati dell'offensiva di Marjah e ai continui rinvii e ripensamenti sull'operazione di Kandahar?
Certamente! In quelle regioni la guerriglia talebana è molto forte. McChrystal si è reso conto di non essere in grado di ottenere i risultati richiesti dalla Casa Bianca con operazioni militari limitate e con la sostituzione dei governatori locali e i dei capi della polizia corrotti.
Ma il problema non è solo lui, che comunque è un generale vecchio stile, un comandante delle forze speciali: è l'intera struttura militare Usa che si sta dimostrando incapace di capire e di adattarsi a questo nuovo modo di fare la guerra e, più in generale, di conseguire gli obiettivi dettati dall'agenda politica di Washington. Da qui la frustrazione e la rabbia dei militari nei confronti dei politici, che in questo caso è emersa in maniera prorompente dalle parole di McChrystal e dei suoi collaboratori.
Quindi, secondo lei, ora cosa accadrà? Obama rimuoverà McChrystal o dopo il chiarimento lo confermerà al suo posto.
In passato Obama ha dimostrato di non farsi problemi a cacciare un comandante della missione Isaf: il generale David McKiernan venne rimosso dal presidente senza nemmeno avvertire la Nato. McChrystal potrebbe fare la stessa fine, perché agli occhi della Casa Bianca si è dimostrato incapace di portare a termine la missione che gli è stata affidata. Rimuoverlo con questa motivazione, però, sarebbe politicamente imbarazzante e dannoso per Obama. La vicenda dell'intervista a Rolling Stones gli fornisce invece un pretesto perfetto per sbarazzarsi di lui: non deve far altro che accogliere le sue dimissioni. Se le rifiutasse, la posizione di McChrystal risulterebbe d'ora in avanti ancor più scomoda, quindi la resa dei conti sarebbe solo rimandata.
Enrico Piovesana