08/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Sfrondare le complessità delle imposte, tagliare sussidi e incentivi inutili senza mutilare il welfare e aumentando l’efficienza: questa la ricetta del risparmio

La Germania ha contratto due impegni che la obbligano alla frugalità; uno è il Patto di Stabilità per l’Unione monetaria europea che impone al governo di ridurre il deficit dal cinque per cento del Pil attuale al di sotto del tre per cento entro il 2013. L’altro è un impegno del precedente governo Merkel, la grande coalizione con i Socialdemocratici, in cui il Cancelliere aveva elaborato un programma di ‘frenata del debito’.

Iva. Una delle principali questioni affrontate nella manovra è quella dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, introdotta alla fine degli anni sessanta e diventata ormai un mastodonte burocratico, una giungla che riesce a intrappolare anche gli esperti di imposte. Di positivo c’è che da questa tassa è arrivata la maggior parte dell’incremento nelle entrate per quest’anno, con un più 6.5 per cento rispetto all’anno precedente, ad indicare lo stato di salute dell’economia tedesca. Tuttavia questa imposta, disegnata per assicurare entrate fiscali regolari, prevedeva una tassazione fissa per la maggior parte delle merci, e solo i generi alimentari e i più importanti generi di consumo godevano di una riduzione dell’aliquota, il cui standard è fissato al 19 per cento.
Oggi, quarant’anni dopo, la lista dei prodotti esenti dall’aliquota standard è un tomo di 200 pagine, i muli sono tassati meno degli asini, e c’è una riduzione per il fegato d’oca, i tartufi e la carne di balena. Mettere ordine in questa complessità, semplificare ed eliminare molte riduzioni di aliquota è uno dei punti della manovra.

Sussidi. La Germania spende molto per le politiche familiari, più di molti altri Paesi europei: ci sono 150 tipi diversi di benefit per famiglie e bambini, 40 autorità separate di controllo e il costo totale di questo capitolo arriva a 150 miliardi di euro l’anno. Ma non c’è nessuna evidenza che queste politiche abbiano effetto reale sul numero di bambini che vivono in povertà o sul miglioramento della loro educazione, non c’è incremento nel tasso di natalità, fermo a 1,38. Ecco un altro campo su cui la manovra agisce senza portare colpi mortali all’assistenza pubblica, ma mettendo solo ordine.

Incentivi. C’è poi il capitolo sovvenzioni, prendiamo ad esempio quelle sui carburanti: la tassa sulla benzina è di 65 cents a litro, che per il diesel scende a 47, ma gli agricoltori pagano solo 26 cents a litro per il loro diesel. Il costo in mancate entrate per lo Stato è di 6.4 miliardi di euro l’anno.
Per più di 30 anni poi il carburante per gli aerei è stato esente da tassazione, per proteggere le linee aeree tedesche, così come il gasolio per le navi.

Ricapitolando con i tagli alle sovvenzioni si recuperano fino a dieci miliardi di euro, e aumentando le tasse troppo basse rispetto agli standard internazionali , come la tassa di successione, si arriva a una cifra considerevole. La riforma del welfare ha un doppio beneficio: alleggerisce il bilancio riducendo la spesa. Altri miliardi di euro possono rientrare smantellando spese superflue nei progetti di difesa e gli incentivi alle famiglie che non producono i risultati voluti. Il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg sta valutando la possibilità di una riduzione della Bundeswehr, l’esercito tedesco, tra le 100 e le 150mila unità, e di rivedere la leva obbligatoria.

Alessandro Micci

Foto Alessandro Micci per PeaceReporter