01/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il conflitto ceceno vissuto tra i banchi della scuola 48 di Grozny
Scuola in CeceniaCon la stessa normalità con cui al suono della campanella si alzano ed escono dalla classe, gli alunni della scuola materna, elementare e media numero 48 di Grozny, quando fuori dalla finestra iniziano a sparare, si nascondono diligentemente sotto il banco. Nessuna scena di panico: ci sono abituati. Da anni, che per un bambino significa da sempre. Così come per loro è normale rimanere chiusi in classe per un’intera giornata o non poter raggiungere la scuola quando nel quartiere l’esercito russo compie uno zachistki, un rastrellamento a caccia di guerriglieri indipendentisti.

I bambini della 48 non si scompongono. Ne hanno vissute ben di peggio. Soprattutto durante i bombardamenti e l’invasione russa della città, nel settembre del ’99, quando le bombe e le cannonate facevano tremare i muri e loro, i piccoli rannicchiati sotto i banchi, erano terrorizzati al pensiero che la prossima poteva colpire la scuola. Ma quella volta la 48 rimase miracolosamente illesa, contrariamente ad altre scuole del centro cancellate assieme ai loro alunni. Ciononostante, chiuse i battenti: insegnanti, alunni e familiari fuggirono in Inguscezia, assieme ad altri trecento mila ceceni.

Scuola in Cecenia Nei mesi successivi, durante l’inverno di assedio a Grozny, gli indipendentisti ceceni fecero della scuola una loro base. Per questo l’edificio venne più volte preso di mira dalle forze russe. Quando, nel gennaio del 2000, le truppe russe riuscirono a conquistare la città, occupandola, alcuni insegnanti tornarono alla 48. Trovarono il tetto sfondato da una bomba e il secondo piano sventrato da un missile. Nelle aule, con le finestre distrutte, vetri, calcinacci e migliaia di bossoli coprivano i pavimenti. I muri esterni ridotti a un colabrodo dai buchi di proiettile. Ci vollero due mesi per risistemarla un po’. A marzo la scuola 48 riaprì, con soli dieci alunni. Oggi sono diventati novecento, perché nelle classi si affollano tutti gli studenti che prima andavano nelle scuole vicine, che oggi non esistono più.

“Questi bambini – dice Zaina Mumayeva, insegnante – non hanno idea di cosa sia una vita normale. Sono cresciuti con la guerra. E ne portano i segni. Hanno tutti grossi problemi emotivi. Quando ricordano i bombardamenti, molti di loro iniziano a tremare, e quando un aereo sorvola la scuola alcuni scoppiano a piangere”. “Un terzo di loro ha perso almeno un genitore a causa della guerra – spiega un’altra insegnante, Malina Elimkhanova –. Aver vissuto, e vivere ancora nella paura e nella violenza li ha fatti diventare molto aggressivi, sia tra di loro che verso noi insegnanti. Al minimo rimprovero, saltano in piedi come matti, mostrando un’ostilità che fa paura”.

Molti hanno vissuto la guerra sulla loro pelle. Come Timur, 15 anni, che in classe racconta di quando un giorno stava giocando fuori dalla scuola con i compagni e un elicottero militare russo è spuntato dal nulla, cominciando a sparargli addosso. “Ci siamo buttati in un fosso, rimanendo nascosti finché l’elicottero non se ne è andato”. O di quando invece stava camminando per la strada con sua madre e un colpo d’arma l’ha ferito alla spalla.

Ma la principale causa di morte di questi bambini è raccontata dai loro stessi disegni attaccati lungo il corridoio della scuola, rintonacato di fresco. Disegni in cui descrivono con immagini cruente i pericoli di raccogliere da terra e maneggiare per gioco oggetti che possono rivelarsi ordigni inesplosi o mine antiuomo, magari quelle camuffate da giocattoli colorati e invitanti.

I lavori di ricostruzione della scuola numero 48, seppur a rilento, procedono. Quello che sarà difficile, forse impossibile, ricostruire è la psiche di questi bambini. I segni della guerra potranno sparire dai muri della loro scuola, ma non dalle loro menti.

Enrico Piovesana 
Categoria: Bambini, Guerra
Luogo: Cecenia (Russia)