Mauro Morbello, rappresentate a Lima di Terre Des Hommes Italia, spiega la distruzione del patrimonio naturale del Perù e la repressione violenta dei movimenti indigeni. La storia dei conflitti socioambientali è destinata a continuare. E a diventare sempre più cruenta.
Il distretto di Echarte, nella provincia di La Convencion, a sud ovest del Perù, è agitato dalle proteste della comunità locale contro il rincaro del prezzo del gas, che nel Paese ha raggiunto soglie inaccettabili. Nella zona si trova uno dei giacimenti più importanti dell'area, a Camisea, dove è stato realizzato un megaprogetto di estrazione costato miliardi di dollari. La piattaforma, finanziata dalla Banca Americana di Sviluppo (Bid) e realizzata da Pluspetrol (Argentina), Hunt Oil (Usa), SK Corporation (Corea) e Hidrocarburos Andinos (oggi Tecpetrol del Perú, controllata al 100% dal Gruppo Techint), è finalizzata esclusivamente all'esportazione a baso prezzo del gas verso Usa e Messico. L'impatto ambientale è stato devastante. La foresta amazzonica dove vivono popolazioni indigene in isolamento volontario è un territorio estremamente vulnerabile. Ma Camisea rappresenta solamente uno dei 125 casi di conflitti socioambientali in Perù, luogo ricco di risorse idriche e minerarie. Il Paese del presidente Alan Garcìa mostra da anni il volto di un'economia neoliberale aggressiva, che grava sulle spalle della popolazione.
Il parere di Mauro Morbello.
Quando ha avuto inizio lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali?
A partire dal 1999 il governo peruviano ha deciso di avviare lo sfruttamento delle risorse, e per convincere le popolazioni locali e quella peruviana in generale, ha fatto leva sull'accesso facile a fonti energetiche non inquinanti, a un prezzo sostanzialmente inferiore a quello che era il costo del gas all'epoca. Il risultato è che noi in Perù paghiamo il gas di Camisea un prezzo che è quasi il 30% superiore rispetto a quello a cui cui viene esportato a Messico e Stati Uniti.
Qual è la base degli scontri che proseguono da anni e si sono acuiti negli ultimi mesi?
Sicuramente un punto centrale è rappresentato dalla non applicazione della 169 della Oit. La convenzione sui popoli indigeni e tribali della Conferenza generale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oit), riconosciuta dal Perù nel 1993, pretende la considerazione della volontà delle popolazioni indigene, ma non è mai stata rispettata. Ricordiamo gli espisodi di Bagua di giungo dell'anno scorso, dove ci sono stati oltre 30 morti: durante il governo Garcia ci sono stati in totale 40 morti per gli scontri, e 1300 persone si trovano sotto processo perché la politica dello stato non è mai stata il dialogo ma la repressione. L'inquinamento, l'aumento del prezzo del gas a livello nazionale, la repressione hanno dato luogo a violenti scontri con il governo centrale, che si sono radicalizzati sempre di più.
Qual'è la capacità d'azione dei movimenti sociali locali?
I movimenti indigeni in Perù non sono quelli della Bolivia, dell'Ecuador, del Guatemala. Sono sempre stati movimenti deboli da un punto di vista politico e la repressione violenta del governo ne limita molto la capacità d'azione. La maggioranza della popolazione peruviana di piccola, borghesia o proletariato urbano, situata principalmente a Lima, (dove vive un terzo della popolazione) concentra il dibattito politico sugli interessi di un'oligarchia economico- finanziaria molto reazionaria nel Paese.
Riguardo gli episodi degli ultimi mesi, e l'ipotesi dell'infiltrazione di esponenti di Sendero Luminoso nelle lotte della popolazione locale cosa ne pensa?
Il movimento è scomparso fin dal 1995, '96. Chiaramente l'esperienza del terrorismo di Sendero Luminoso ha lasciato delle ferite enormi nei ricordi della popolazione, e il governo fa leva su questo per poter giustificare forme di repressione praticate dal governo.
Cosa crede possa accadere in futuro?
La tensione è costantemente in aumento. Il rischio è che si arrivi allo scontro frontale con le popolazioni indigene più organizzate, che si trovano però in una situazione di oggettiva debolezza e isolamento politico. La popolazione locale non ha più risorse, non ha ottenuto benefici di tipo economico ed è stata tagliata fuori completamente dal processo di sviluppo sociale, culturale ed economico. Per questo le proteste diventano sempre più forti, perché 30 anni di sfruttamento irrazionale hanno provocato danni enormi e la popolazione ne sta soffrendo tantissimo.
Flavia Cappadocia