04/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Critiche dalla Cei che bolla il metodo come "discriminatorio" e contrario all'etica

Robert Edwards, ha vinto oggi il premio Nobel per la medicina. Britannico, 85 anni, professore emerito all'università di Cambridge, è stato il primo a portare a termine con successo una fecondazione in vitro (quella di Louise Brown, che oggi ha 32 anni).

La tecnica prevede l'unione in laboratorio di un ovulo con uno spermatozoo. L'embrione che si forma viene poi impiantato nell'utero della donna perché cresca. Ad oggi è una delle più comuni tecniche di fecondazione assistita che supplisce alla sterilità maschile utilizzando lo sperma di un donatore. Dal 1978 ad oggi sono nati in questo modo quattro milioni di bambini.

"Non possiamo non ricordare la visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale nelle quali l'essere umano si traduce da soggetto a oggetto, vale a dire a mero 'prodotto' del concepimento", ha dichiarato Lucio Romano, copresidente di Scienza e Vita, associazione vicina alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei).

"Oppure pensiamo al congelamento degli embrioni e alla diagnosi genetica pre-impianto, che comportano la soppressione di vite umane, selezionando gli embrioni ritenuti più idonei al trasferimento ed escludendo quelli non 'di qualità'".