12/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Da nord a sud decine di gruppi paramilitari collaborano fra loro (e con lo Stato) e si contendono i traffici illeciti

Alla fine le autorità messicane se ne son accorte: nel paese c'è una forte presenza paramilitare. Ma il ritardo, doloso o colposo, non potrà che condizionare una battaglia, che oggi sembra persa in partenza. Viene da chiedersi come mai solo in queste ultime settimane il Senato messicano si sia reso conto della possibile presenza di gruppi paramilitari e soprattutto perché si sia orientato solo ed esclusivamente verso il nord del Paese. Mentre gli analisti socio-politici del paese sono convinti che determinare se vi siano paramilitari al soldo dei narcos o meno sia cosa molto difficile. Di fatto da decenni nel sud del paese la presenza paramilitare è reale e accertata. Sono talmente numerosi i gruppi che le denunce a loro carico, presentate anche dagli indios zapatisti, sono decine. C'è una novità. Alcuni studiosi della commissione indipendente sui diritti umani hanno fatto sapere che probabilmente alcuni delitti avvenuti nella zona di Ciudad Juarez sono stati commessi da paramilitari non legati a narcos che hanno approfittato della situazione di gran caos che oggi abbraccia il Paese per agire indisturbati (immaginando anche l'impunità).

Presenza di gruppi paramilitari nello stato del Chiapas, sud del Messico "Insomma, al nord del Messico imperversano le bande dei narcos che, a mio parere, non confonderei con i gruppi paramilitari", dice Annamaria Pontoglio, esperta di Messico e di lotta zapatista, dal comitato Maribel di Bergamo. "Sono due cose ben distinte che, strumentalmente, possono venire confuse. La guerra dei narcos riguarda il controllo del territorio e la spartizione del potere tra criminalità organizzata, pezzi dello Stato, Esercito e corpi di polizia. I gruppi paramilitari sono il braccio armato di Esercito e Stato per reprimere lo scontento sociale e il dissenso, e seminare terrore e paura tra la popolazione inerme per isolare i gruppi in resistenza" . "Negli ultimi dieci anni  - prosegue - opera impunita e coperta dalle istituzioni l'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), nonostante da anni sia denunciata come paramilitare e provata diverse volte colpevole di omicidi nelle comunità della zona di Ocosingo e territorio di La Garrucha. L'ultimo gruppo paramilitare, in ordine di tempo, attivo nella zona degli Altos è L'Ejercito de Dios, guidato da Esdras Alonso González, che lo scorso 1° ottobre ha manifestato pubblicamente a San Cristóbal de las Casas con una campagna di diffamazione contro il Frayba (Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ) e la solidarietà internazionale, cosa che mette a rischio il lavoro dei difensori dei diritti umani che assistono i cittadini nei processi in corso e la presenza della solidarietà internazionale". "Non dimentichiamoci - aggiunge la studiosa nella sua spiegazione - dell'episodio dello scorso marzo quando servizi, governo e altre entità avevano cercato di spacciare la foto di un nostro volontario per quella del sub (Subcomandante Marcos ndr) allo scopo di diffondere informazioni false ed infamanti sulla solidarietà internazionale ed isolare le comunità zapatiste. Operazione che rientra nei pani di contrainsurgencia rivelati da un documento della SEDENA".

C'è anche dell'altro. "L'Ejercito de Dios è composto da evangelici che si rifanno al vangelo dal quale hanno preso il nome, dall'ebraico Yhwh Sabahot, che vuol dire, Geova degli Eserciti. "Gesù è il mio Signore", è scritto sulle loro magliette e sul basco verde c'è scritto "G-12". Il suo Stato Maggiore è composto da 12 persone, come gli Apostoli. Dai famigerati Kaibiles del Guatemala hanno preso il loro decalogo: "Se avanzo, seguitemi; se mi fermo, spingetemi; se retrocedo, ammazzatemi", indossano divise militari, mimetiche ed un basco verde. In questo gruppo non si entra per caso, ma solo dopo una rigorosa selezione ed un addestramento che nella prima fase dura quattordici mesi. A Miztiton, in Chiapas, si è svolta nelle ultime settimane la proteste delle comunità della zona aderenti all'Altra Campagna, contro la presenza dei paramilitari. Azioni analoghe si sono svolte nella zona della Costa e a Bachajón, per esigere il rispetto della libera determinazione dei popoli in resistenza in Chiapas. La situazione di costante provocazione è denunciata anche dal Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas e dalle Giunte di Buongoverno Zapatiste". "L'ultima denuncia -  conclude Annamaria Pontoglio - arriva da Oventic. Si tratta dell'allontanamento forzato di ben 170 famiglie da San Marcos Avilés, municipio ufficiale di Chilon Questo sgombero è stato effettuato da rappresentanti del Pri, Prd e Partito Verde come ritorsione contro la presenza in questa comunità di una scuola autonoma. L'educazione autonoma è alla base dell'esperienza di autogoverno zapatista e dunque la provocazione attuata in questa zona è molto pesante.
La guerra di bassa intensità non si è mai chiusa in Chiapas, anzi, si è modernizzata diventando più sottile nella strategia ma sempre brutale e violenta nei modi, ed i paramilitari sono da sempre il suo strumento/arma ideale".

Alessandro Grandi

Parole chiave: Messico, narcotraffico, paramilitari,
Categoria: Diritti, Guerra, Politica, Popoli, Armi
Luogo: Messico