Messico
Bandiera del Messico
 
Ordinamento politico: Repubblica Federale
Capitale: Città del Messico
Superficie: 1.967.183 kmq (oltre sei volte l'Italia)
Popolazione: 100 milioni (integrazione tra popolazioni locali e europei. Esistono 56 minoranze indigene)
Lingua: lo spagnolo è la lingua ufficiale.
Religione: Cattolici
Alfabetizzazione: 90% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 25 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 68 M, 75 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia della povertà: 40%
Prodotti esportati: macchine utensili, carburanti e prodotti alimentari 
Debito estero: 191 miliardi di dollari
Spese militari: 6% della spesa pubblica (Italia 4,1% della spesa pubblica)
 

GEOGRAFIA

Il Messico occupa la parte meridionale dell’ America del nord e, per la maggior parte il suo territorio, è composto da catene montuose, fra le quali si distinguono la Sierra madre sul Pacifico e la Sierra Madre Orientale sul golfo del Messico.
Il turismo in Messico è supportato da spiagge bianchissime e un mare da sogno.
Il Messico confina a nord con gli Stati Uniti d’America, e a sud con Belize e Guatemala.
Il clima del Messico va dal secco, desertico nel nord, a quello tropicale e piovoso del sud, passando per il clima temperato dell’altipiano centrale, dove si concentra la maggioranza della popolazione.
Il sottosuolo è ricco di giacimenti di idrocarburi. La vegetazione è varia grazie ai differenti tipi di clima presenti.
La rete idrografica è relativamente povera e distribuita in forma disuguale nel territorio. L’inquinamento dell’aria, dell’acqua, e del terreno è molto grave soprattutto nelle zone industrializzate. Purtroppo la deforestazione distrugge ogni anno sei mila chilometri quadrati di boschi. La capitale Città del Messico e i suoi dintorni presentano elevati livelli di inquinamento.



SOCIETA'

I messicani discendono dall’integrazione dei popoli mesoamericani con i conquistatori spagnoli. Dei 56 gruppi indigeni che esistono attualmente i più importanti sono: Maya Zapotecas, mixtecos.
Un numero significativo di messicani (nel 1975 erano 7 milioni) vive nel sud degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda le organizzazioni sociali in Messico il Congresso del Lavoro raggruppa 34 grandi organizzazioni che formano la base dell’appoggio sindacale del governo PRI.



ECONOMIA

Dopo la recessione del 2001, il Messico nel 2002 ha registrato un piccolo aumento del tasso di crescita. La deludente performance dell’economia nazionale si spiega con le difficoltà della crescita statunitense nel 2002 e soprattutto con la contrazione della produzione industriale.
Le esportazioni, oltre il 90 per cento, sono per il mercato USA.
Sono aumentate dello 0.2 per cento. Per la prima volta in quattro anni il tasso di inflazione ha superato l’obiettivo prefissato. Come nella maggior parte dei paesi Latino-americani nel 2002, gli investimenti hanno registrato una forte contrazione raggiungendo solo il 16.1 del prodotto interno lordo.
Le finanze pubbliche sono state amministrate con oculatezza e le riserve in valuta estera hanno continuato a crescere raggiungendo i 48 miliardi di dollari.



POLITICA

La politica estera messicana del Presidente Fox è stata inizialmente segnata da un riavvicinamento con il governo degli Usa. Il sovvertimento della priorità della diplomazia Usa dopo l’11 settembre ha tuttavia ritardato il nuovo obiettivo della nuova politica bilaterale del Messico: la sottoscrizione di un accordo per la regolarizzazione della condizione dei messicani che risiedono illegalmente negli Usa.
Le relazioni fra i due paesi si sono quindi raffreddate. Nell’estate del 2002 in un contesto di grande siccità, l’applicazione di un trattato del 1944 sull’uso delle acque dei fiumi di confine, ha portato ad una controversia, poi regolata in modo amichevole, secondo il quale ciascuna delle due parti si impegna a fornire una certa quantità di acqua all’altra. Nell’autunno successivo la crisi irachena, i due paesi hanno assunto posizioni differenti all’assemblea delle Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove il Messico è membro temporaneo.
Il Messico si è pronunciato in modo favorevole alla posizione di Francia, Germania e Federazione Russa sulla questione del disarmo dell’Iraq.
Al momento dell’invasione dell’Iraq, il Messico ha mantenuto la sua opposizione all’azione unilaterale degli Usa. Questo non ha certamente contribuito al miglioramento delle relazioni con il potente vicino.



MASS MEDIA

In Messico ci sono 97 quotidiani e più di 300 stazioni radiofoniche. Tutti i quotidiani sono facilmente reperibili e si trovano anche nella rete Internet.



STORIA
All'inizio del XIX secolo una temporanea alleanza tra i creoli (spagnoli nati nelle americhe), gli indigeni e parte del clero sconfigge l'esercito spagnolo e porta all'indipendenza del Messico. La coalizione così allargata, però, rappresenta interessi troppo diversi e non riesce a trovare punti d'accordo sulla formazione di un governo. Per questo, tra il 1821 e il 1867, il Paese cambia 50 governi, precipita in una guerra civile ed entra in conflitto con la Francia e con la Gran Bretagna.
Nello stesso periodo inoltre il territorio subisce una drastica riduzione, a causa dell'annessione del Texas e della California da parte degli Stati Uniti, che aumentano l'influenza nell'area.
Il Paese raggiunge la stabilità solo nel 1876 con il colpo di Stato del generale Porfirio Diaz che esercita il potere in modo dittatoriale fino al 1911. Apre l'economia messicana ai capitali stranieri, modernizza il Paese e avvantaggia le classi agiate, causando un drastico aumento delle disugaglianze sociali che conduce, nel 1910, a un primo tentativo di rivoluzione popolare conclusasi con la morte del leader della rivolta, Francisco Madero (ucciso in una congiura ordita dall'ambasciatore statunitense Henry Lane Wilson). La protesta popolare, però, non si ferma ed Emiliano Zapata e Pancho Villa portano a termine la rivoluzione, arrivando nel 1917 all'approvazione della costituzione (in vigore tuttora). Nel 1929 inoltre le diverse correnti rivoluzionarie (tutte ispirate all'operato di Pancho Villa ed Emiliano Zapata) si uniscono nel Partito Nazionale Rivoluzionario (poi Partito Rivoluzionario Istituzionale), sotto la guida dei presidenti Plutarco Elías Calles e Lázaro Cárdenas che adottano un programma di redistribuzione delle terre. Nazionalizzano le risorse petrolifere straniere presenti sul territorio messicano e si adeguano al "principio di non rielezione" (sancito nella Costituzione) rifiutando di candidarsi alle elezioni successive per evitare la continuità del potere.
Lo sviluppo industriale, successivo alla Seconda Guerra Mondiale, indebolisce i principi della Rivoluzione e muta profondamente gli equilibri della società messicana: la creazione delle industrie, infatti, porta a un'esplosione demografica che il Paese non riesce ad assorbire e conduce ad un aumento incontrollato della densità abitativa nei centri urbani e allo svuotamento delle campagne. Nonostante tutto, fino alle proteste studentesche del 1968 soffocate nel sangue dall'esercito (strage di Tlateloco), il Paese rimane piuttosto stabile. A cavallo degli anni '70 e '80 il Messico subisce un altro grande cambiamento con la scoperta di enormi giacimenti petroliferi che spingono a un primo riavvicinamento con gli Stati Uniti che, in breve, diventano il primo partner commerciale del Paese e permettono al Messico di accedere ai finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale.
Nel 1983, per la prima volta, il Partito Rivoluzionario Istituzionale non riesce ad imporre i suoi candidati, a causa del peggioramento delle condizioni economiche di larghe fasce della popolazione, dovuto a una spirale inflazionistica, causata dal fallimento delle ricette del Fondo Monetario. Nel 1985 un terremoto causa la morte di più di ventimila persone e distrugge numerosi impianti industriali piegando ulteriormente l'economia e spingendo il governo ad accettare l'ingresso di numerose società statunitensi nel tessuto produttivo del Paese.
Con le elezioni del 1988 il PRI perde ancora terreno e inizia a farsi strada il Fronte Democratico Nazionale (FDN) guidato da Cuauhtémoc Cárdenas il quale, però, a causa delle divisioni interne, non riesce a conquistare la vittoria che va invece al presidente Carlos Salinas de Gortari.
Il governo dunque, nonostante la debolezza dovuta ai contrasti politici (senza tralasciare le accuse di brogli elettorali) e alla cattiva condizione economica del Paese, rimane sotto il controllo del PRI che nel 1989 autorizza l'ingresso dei capitali stranieri anche oltre il 49% imposto dalla legge. Nel 1990 il governo privatizza la banca messicana che era stata nazionalizzata solo 8 anni prima e nel 1992 firma con gli Stati Uniti e il Canada il Trattato per il Libero Commercio del Nordamerica (NAFTA). Tutte queste operazioni riducono l'inflazione, ma il debito estero continua ad aumentare e non ci sono miglioramenti evidenti per la popolazione.
In concomitanza con l'entrata in vigore del NAFTA (1 gennaio 1994), fa la sua comparsa l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) che conquista quattro capoluoghi dello stato meridionale del Chiapas (area a maggioranza maya), causando la morte di un migliaio di militari e innescando una dura reazione dell'esercito messicano che da il via a una serie di rappresaglie e a varie esecuzioni sommarie dei presunti leader degli EZLN. Nell'arco di un mese, però, la situazione si normalizza: nella città di San Cristobal de las Casas, infatti, i ribelli incontrano i rappresentanti del governo messicano per ottenere un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni indigene e per chiedere la riforma della legge elettorale, di quella agraria e del codice penale. L'escalation di violenze, tuttavia, non coinvolge solo le aree indigene: nello stesso periodo viene ucciso il candidato presidenziale del PRI Luis Donaldo Colosi per mano della stessa guardia presidenziale e le elezioni vengono vinte da Ernesto Zedillo (sempre PRI), tra le critiche dell'opposizione che denuncia vari e pesanti brogli.
Pochi mesi dopo l'assassinio di Colsi, viene ucciso anche il segretario generale del PRI José Francisco Ruiz Massieu in un clima di sospetto che fa supporre forti legami tra la dirigenza del partito e la criminalità organizzata. L'intensa attività speculativa inoltre causa una nuova oscillazione della moneta che da inizio a una nuova e gravissima crisi economica, conosciuta come "effetto Tequila", che mette in dubbio l'efficacia delle politiche neoliberiste che hanno portato alla firma del NAFTA. A ciò si aggiunge il fatto che nel 1995 il governo Zedillo da il via a una pesante offensiva militare nei confronti dell'EZLN, conclusasi solo a causa delle pressioni internazionali delle organizzazioni per la salvaguardia dei diritti umani.
Le rappresaglie dei gruppi paramilitari (appoggiate e tollerate dall'esercito regolare) contro gli indigeni, comunque, continuano, culminando nel massacro di Acteal, in cui perdono la vita 45 indigeni tzotzile appartenenti a un gruppo pacifista.
Negli anni che vanno dal 1995 al 2000 inoltre, il Messico diventa il principale esportatore di droga di tutto il Sudamerica, ma gli Stati Uniti, per non bloccare i crediti commerciali del FMI, non fanno alcuna pressione sul partner messicano. Nel 2000 l'elezione del primo presidente del Partito d'Azione Nazionale (Pan), Vincente Fox, alimenta le speranze di cambiamento del Paese, ma la minoranza parlamentare e gli interessi del PRI e del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd), rallentano o bloccano del tutto le riforme proposte dal nuovo governo. Il 2 luglio del 2006 le elezioni presidenziali vedono la vittoria del candidato del Pan (Partido de Accion Nacional), Felipe Calderon. Lo scontro con il suo avversario, Andres Manuel Lopez Obrador, candidato della sinistra, è stato all'ultimi voto. Il Partido Revolucionario Democratico (Prd) ha chiesto il riconteggio delle schede e ha parlato apertamente di brogli elettorali.
Il 20 novembre Obrador si autoproclama presidente del Messico. Il 1° dicembre 2006 Felipe Calderon prenderà ufficialmente possesso della poltrona presidenziale.