Secondo uno studio condotto dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), il sessantuno per cento degli iracheni che sono ritornati in patria si è detto pentito della scelta. A pesare di più sono le misere condizioni di vita, l'insicurezza diffusa e l'amministrazione statale che non funziona.
Durante la guerra migliaia di persone sono fuggite dal Paese per cercare rifugio negli Stati vicini. In base ai dati raccolti oltre un terzo dei 2.300 iracheni tornati nei distretti di Resafa e Karkh tra il 2007 e il 2008 ha detto di non essere certo di voler restare in Iraq e di stare considerando l'ipotesi di chiedere asilo ad altre nazioni se la situazione non migliorerà.
Per il novanta percento degli interpellati le entrate economiche non sono sufficienti al sostentamento della famiglia. "Uno dei principali motivi che ha spinto gli iracheni a tornare è la ricerca di un posto di lavoro fisso" ha spiegato la portavoce dell'Unhcr Melissa Fleming. L'agenzia Onu ha sostenuto, sebbene non incoraggiato, il ritorno dei profughi in Iraq. Dal 2007 ha assistito circa tremila iracheni che sono tornati in patria. Solo quest'anno l'agenzia ha speso cento milioni di dollari per migliorare le condizioni di vita dei profughi interni e favorire il reintegro degli ex rifugiati.