27/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo l'ultimo leader dell'Unione Sovietica, la vittoria degli Stati Uniti in Afghanistan è impossibile. E la Nato chiede una mano alla Russia

La vittoria della Nato in Afghanistan è impossibile. A sostenerlo non è un qualsiasi commentatore o analista, ma Mikhail Gorbachev - l'ultimo segretario generale del partito comunista sovietico - che la guerra con gli afgani l'ha vissuta in prima persona. Nel corso di un'intervista rilasciata alla Bbc, Gorbachev - che ha parlato anche di democrazia malata in Russia - ha dato un giudizio netto sulle posizioni della Nato (ma soprattutto degli Usa) sul terreno di battaglia: il presidente Obama - sostiene l'artefice della perestroika e della glasnost nell'Unione Sovietica - non ha altre alternative se non quella di ritirarsi dalla guerra per evitare un finale già visto in Vietnam (e, per i sovietici, nello stesso Afghanistan). La situazione in cui si trova impantanata adesso Washington è frutto della politica e dalla strategia adottata dagli Stati Uniti in Afghanistan negli anni '80: quando nel 1987 Gorbachev diede inizio al ritiro delle truppe sovietiche (che si concluse nel 1989), ci fu un accordo con Iran, Pakistan, India e Stati Uniti che prevedeva lo status neutrale e l'instaurazione di buone relazioni dell'Afghanistan sia con l'Urss che con gli Stati Uniti. Ma Washington non rispettò i patti e addestrò e armò i mujaheddin, quegli stessi guerriglieri che oggi affrontano e stanno mettendo in difficoltà la coalizione internazionale.

La Nato, che ha già fissato il passaggio di consegne all'esercito afgano per il 2014-2015, spera di coinvolgere la Russia di Medvedev nella battaglia contro il terrorismo e il narcotraffico sulla via dell'oppio . Nel prossimo vertice di Lisbona del 19 e 20 novembre, ci sarà anche la Russia. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen spera di avviare con Mosca una nuova e incisiva collaborazione per sciogliere il nodo afgano: il Cremlino potrebbe concedere alla Nato il transito via terra - per la prima volta - degli equipaggiamenti militari. Inoltre, nel dicembre del 2009 Rasmussen, in visita a Mosca, aveva proposto alla Russia di fornire gli eccellenti elicotteri militari - secondo alcuni esperti più adatti di quelli occidentali alla guerra in Afghanistan - all'esercito nazionale di Kabul. Da allora Mosca e Washington hanno cominciato ad affrontare la questione e, molto probabilmente, la trattativa potrebbe andare in porto già al prossimo vertice Nato-Russia. La vendita degli elicotteri russi a Kabul implicherebbe anche una fase di addestramento tecnico ma non che, dopo più di venti anni, dei soldati russi - sebbene non combattenti - rimettano piede là dove persero la vita quasi quattordicimila uomini dell'Armata Rossa. Difatti l'inviato russo presso la Nato Dimitri Rogozin ha escluso con fermezza questa possibilità: "In Afghanistan ci siamo già stati e non ci è piaciuto molto - si legge in un'agenzia di Ria Novosti - La fornitura di elicotteri prevede l'addestramento di piloti, ma non su territorio afghano". Con questa affermazione, l'inviato Rogozin ha voluto smentire l'ipotesi ventilata dal quotidiano britannico The Guardian secondo cui le forze russe potrebbero tornare in Afghanistan per collaborare con la Nato.       

 

 

Nicola Sessa

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