13/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La leader democratica birmana è stata liberata dopo sette anni di arresti domiciliari

Aung San Suu Kyi è stata liberata oggi, dopo sette anni di arresti domiciliari.
Funzionari della giunta miliare si sono recati a casa per consegnarle i documenti di rilascio.
La leader democratica birmana è uscita dalla sua abitazione e si è affacciata da sopra il cancello d'ingresso per salutare le centinaia di suoi sostenitori che l'aspettavano da giorni.

"Dobbiamo lavorare insieme per raggiungere il nostro obiettivo", ha detto loro, invitandoli a tornare domani per il suo primo discorso dopo la liberazione. Poi è rientrata nella sua abitazione.

Pare quindi che il regime del generale Than Shwe alla fine abbia deciso di non porre condizioni alla sua liberazione, come limiti alla sua libertà di viaggiare nel paese e di riunirsi con i suoi sostenitori. D'altronde la premio Nobel per la pace birmana ha sempre detto che non avrebbe accettato una liberazione condizionata.

The Lady, la Signora - come i suoi sostenitori chiamano Aung San Suu Kyi - dal 1989 ha trascorso un totale di quindici anni agli arresti domiciliari, alternando brevi assaggi di libertà a lunghi periodi di detenzione (l'ultima, finita oggi, era iniziata nel 2003).

Nel 2002, l'ultima volta che era stata liberata, Aung San Suu Kyi disse: "La mia liberazione non dovrebbe essere vista come un grande passo avanti per la democrazia: quello avverrà quando tutto il popolo birmano godrà delle libertà di base".

Al di là dell'indubbio valore simbolico e della speranza che la liberazione di Suu Kyi fa rinascere nel popolo birmano, quanto accade oggi non significa infatti la fine della dittatura in Birmania. Non è certamente paragonabile, ad esempio, con la liberazione di Nelson Mandela nel 1990, perché quella avveniva mentre il regime dell'Apartheid stava crollando.

Aung San Suu Kyi viene liberata per gentile concessione da un regime militare che detiene ancora il pieno potere, e che difficilmente le consentirà di svolgere alcun ruolo politico. Con questa mossa, la giunta guidata dal generale Than Shwe punta solo ad allentare le pressioni dall'estero dopo la farsa elettorale del 7 novembre.

Nelle prigioni birmane continuano ad essere detenuti 2.200 prigionieri politici, tra cui i leader storici della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) come Min Ko Naing, Ko Mya Aye, Ko Ko Gyi e Hkun Htun Oo. I lavori forzati di massa, le torture in carcere, gli stupri nei villaggi, il reclutamento forzato di bambini nell'esercito proseguono come prima. Le brutali campagne militari contro le minoranze etniche continuano a produrre vittime e profughi.

La liberazione di Aung San Suu Kyi è solo il primo passo di un cammmino lungo e difficile.
La prima prova del suo reale significato politico sarà il grado di libertà che 'la Signora' avrà di contestare la regolarità e la validità delle elezioni vinte dal partito dei militari.

Enrico Piovesana

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