Myanmar
La bandiera del Myanmar
 
Ordinamento politico: repubblica (di fatto dittatura militare)
Capitale: Yangon (Rangoon fino al 1989)
Superficie: 676.552 kmq (2 volte l'Italia)
Popolazione: 48 milioni; 70% birmani, 9% shan, 7% karen, 4% rakhine, 10% altri
Lingua: birmano (ufficiale), inglese
Religione: 90% buddisti, 5% cristiani, 4% musulmani, 1% altri
Alfabetizzazione: 83% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 80 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 54 M, 57 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 25%
Prodotti esportati: oppio e derivati (eroina e anfetamine), tek, pietre preziose, riso, legumi, pesce
Debito estero: 6 miliardi di $
Spese militari: 7,8% del Pil (Italia: 1,6 per cento)
 
GEOGRAFIA

Un frammento al centro dell'Asia Tropicale con un'apertura sul Golfo del Bengala. Dove il monsone scarica piogge violente da maggio a ottobre e il caldo umido esalta per tutto l'anno odori e colori. Myanmar è un paese sulla carta geografica che confonde la memoria. Si chiamava Birmania fino al 1989, quando la dittatura dei militari ha cambiato il suo nome e quello della capitale Rangoon, ribattezzandola Yangon. Stretto tra India, Cina e Sud-Est Asiatico, il Paese occupa una posizione strategica per i traffici e maledetta per i conflitti che da decenni incendiano i suoi confini orientali. In questa area, percorsa da circa 62 mila ettari di piantagioni d'oppio (Triangolo d'oro) e ricca di petrolio e materiali preziosi, il regime birmano da mezzo secolo combatte più guerre. Quelle contro i movimenti armati separatisti e, oltre confine, quella contro l'esercito thailandese, accusato dal governo di sostenere i gruppi indipendentisti. Oggetto della contesa è il controllo dell'oppio e dei suoi derivati, smerciati da tutte le parti in lotta. A ovest, i rapporti con il Bangladesh sono incrinati dal 2001, quando il tentativo birmano di costruire una diga è stato bloccato dalla reazione armata dell'esercito bengalese. L'emigrazione della minoranza musulmana birmana in Bangladesh mette a dura prova le poche risorse del paese, uno dei più poveri al mondo



STORIA

Indipendente dalla Gran Bretagna dal 1948, la Birmania è stata governata per oltre un quarto di secolo (1962-1988) dalla dittatura militare di stampo socialista del generale Ne Win. La "Via Birmana al Socialismo" di Ne Win passa attraverso l'accentramento del potere in un partito unico, la nazionalizzazione delle imprese e la soppressione della stampa indipendente. Il Paese sprofonda in una drammatica crisi economica e sociale e iniziano le rivolte delle guerriglie indipendentiste ai confini orientali.

Nel 1988 scoppiano le prime proteste popolari delle opposizioni e delle minoranze vittime della politica razzista del regime (dominato dalla popolazione maggioritaria birmana). La nuova giunta militare al potere, Consiglio per il Ripristino della Legge e dell'Ordine dello Stato (Slorc), reagisce uccidendo e arrestando migliaia di persone e ricorrendo sistematicamente alla tortura. Aung San Suu Kyi, leader del principale partito d'opposizione Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) - e premio Nobel per la Pace nel 1991 - viene messa agli arresti domiciliari (vi resterà fino al 1995). Nell'89 i generali cambiano il nome della Birmania in Myanmar e della sua capitale Rangoon in Yangon. In seguito a una crescente pressione internazionale, i militari al potere consentono libere elezioni multipartitiche nel 1990. L'opposizione del Ndl ottiene una vittoria schiacciante, ma la giunta decide di annullare il voto e riprendere il potere.

Lo Slorc, capeggiato dal generale Saw Maung, impone la legge marziale, incarcera tutti gli oppositori politici e intensifica la persecuzione delle popolazioni karen e shan. Per combattere i loro movimenti indipendentisti che contendono a Yangon il controllo del Triangolo d'oro (le regioni di frontiera con Thailandia, Laos e Cina ricche di piantagioni d'oppio e crocevia del narcotraffico internazionale) la giunta scatena un vero e proprio genocidio, con massacri di civili e deportazioni di massa. Gli eserciti di Myanmar e Thailandia si scontrano sulle frontiere: Yangon accusa Bangkok di appoggiare le milizie secessioniste, e Bangkok rimprovera a Yangon di essere direttamente responsabile del massiccio traffico di droga verso il proprio territorio.

Nel 1997 la rinnovata pressione della comunità internazionale costringe la giunta militare ad alcune concessioni. Ma i cambiamenti promossi dal generale Than Shwe, succeduto nel '92 a Saw Maung, sono solo di facciata. Myanmar esce in parte dal suo isolamento internazionale entrando nell'Asean (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) e lo Slorc si rinomina Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (Spdc). L'obiettivo è quello di ottenere la fine delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti con le accuse al governo birmano di violazione dei diritti umani. La giunta continua di fatto a impedire l'attività politica dell'opposizione e San Suu Kyi, liberata nel '95, torna agli arresti domiciliari nel 2000.

All'inizio del nuovo millennio Myanmar sfiora la guerra con Thailandia e Bangladesh e perde il sostegno incondizionato della Cina. Bangkok e Pechino non vedono più di buon occhio le attività del Triangolo d'oro controllato da potenti signori della guerra e della droga e in cui si incrociano gli interessi dei governi e delle milizie di confine. La diplomazia prova a risolvere le controversie con una serie di visite illustri: a Yangon arrivano il primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra e il presidente cinese Jiang Zemin. Nel 2002 Myanmar ufficializza i rapporti con la Russia avviando un progetto comune di ricerca nucleare.

Nel giugno 2002 Suu Kyi, appena liberata, compie il suo primo viaggio in provincia. Ma dopo aver tentato invano d'instaurare un dialogo tra Nld e giunta, nel maggio 2003 viene nuovamente arrestata. Nel 2003 il presidente degli Stati Uniti George Bush rinnova le sanzioni economiche, i rapporti con la Thailandia restano tesi e l'Unione Europea non include Myanmar tra i paesi a emergenza umanitaria. Intanto, i generali diffondono la voce di un tentativo di sabotarli e assassinarli da parte degli oppositori e a Than Shwe succede in un rimpasto di governo il generale Khin Nyunt. Suu Kyi vive in isolamento nella sua casa presidiata dalle forze di sicurezza.



SOCIETA'

Dal 1965 la popolazione birmana sopravvive a fatica e soccombe alla dittatura militare. Nel Paese le differenze culturali, religiose e politiche sono annullate. La maggioranza dei birmani vive abbandonata e isolata nelle campagne. I contadini sono costretti a vendere i raccolti di riso, da cui dipende totalmente la loro sussistenza, al governo a prezzi sempre più bassi. L'acqua potabile non esiste nelle zone rurali. Gli acquedotti sono rudimentali e non ci sono sistemi di depurazione. Gli abitanti dei villaggi bevono l'acqua piovana che raccolgono durante la stagione delle piogge e conservano in cisterne di cemento per mesi.

L'elettricità non arriva nelle campagne. Nelle pagode i monaci cercano di fornire i servizi essenziali. Offrire una cultura ai propri figli (l'alfabetizzazione é largamente diffusa) e far curare i propri famigliari costa ai birmani grandi sacrifici. Le scuole primarie sono presenti in quasi tutto il Paese, ma non ricevono finanziamenti dallo stato. Sono le famiglie a fornire sistemazione e sostentamento ai maestri provenienti dalle aree urbane. I malati delle campagne compiono lunghi viaggi per raggiungere gli ospedali in città dove dovranno pagare prestazioni mediche, medicinali, vitto e alloggio. I birmani in media non sopravvivono ai 60 anni.

L'espressione e la produzione culturale passano solo attraverso la propaganda governativa. L'università dell’ex Rangoon é chiusa dal 1988, in seguito alle rivolte degli studenti. Gli altri atenei, situati solo nelle principali città, sono sottoposti alla censura del Ministero dell'Educazione. Il governo controlla soprattutto l'insegnamento delle materie umanistiche, riducendolo a una sessione di tre mesi l'anno e sostituendo i libri con dispense prodotte dal regime. La giunta del generale Than Shwe (Spdc) prosegue, in linea con i suoi predecessori, nella persecuzione delle minoranze che abitano sette stati birmani, tra cui quelli di Shan e Kayin, e dei musulmani, 4 per cento di una popolazione per il 90 per cento buddista.

Le violenze e le discriminazioni dei militari non risparmiano il resto della popolazione. Nel corso del 2003 studenti e oppositori democratici delle città sono stati arrestati insieme alla loro guida e Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. Un'altra élite intellettuale, quella dei monaci buddisti, è stata messa a tacere dai primi anni '90, quando i religiosi che si opponevano al regime sono stati arrestati in massa (campagna di "purificazione del Buddismo").

A danno dei civili, siano contestatori politici, studenti o appartenenti alle minoranze, il regime adotta diverse pratiche repressive. Le esecuzioni extragiudiziali sono all'ordine del giorno, oltre ai detenuti politici, migliaia di persone vengono prelevate e portate nei campi di lavoro forzato e altre, in numero non precisato, sono catturate come "portatori" delle munizioni dell’esercito e inviate nei territori di conflitto come scudi umani dei soldati in battaglia.



ECONOMIA

Oro, rubini, zaffiri, petrolio. Immense foreste di tek e circa 60 tipi di raccolti tra cui riso, grano e the. Myanmar è uno scrigno di risorse con una popolazione rurale tra le più povere al mondo. Nel 2001 il kyat, la moneta birmana, ha subìto una svalutazione del 70 per cento rispetto al valore del dollaro e l'inflazione è salita nel 2003 al 20 per cento. L'economia è affidata in gran parte al mercato nero e ai traffici illegali. Il Paese contende all'Afghanistan il ruolo di maggior produttore internazionale d'oppio.

Nella zona calda del cosiddetto Triangolo d'oro le coltivazioni d'oppio si estendono lungo il confine con Cina e Laos, mentre le rotte del traffico di droga attraversano la Thailandia. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato nella complicità di Pechino e Bangkok con le economie del Myanmar. La Cina, che ha venduto armi al regime birmano e ha tollerato il contrabbando d'oppio, inizia a temere le connessioni tra i cartelli criminali birmani e le mafie cinesi. I potenti signori della guerra e della droga che controllano la zona hanno ripiegato aprendo una rete di trasporto d'armi clandestina dalla Russia e dall'Europa Orientale.

La Thailandia, che ha quasi dichiarato guerra al Myanmar nel 2001, si è accordata con Yangon per eliminare il commercio di stupefacenti entro il 2005. Per quanto riguarda le economie ufficializzate, l'ex Birmania importa dalla Cina quasi tutti i prodotti di sussistenza ed esporta spesso attraverso Malaysia e Singapore in Europa, Usa e India le sue incredibili ricchezze. Il turismo é consentito solo all'interno delle città più grandi e lungo la costa occidentale nelle cosiddette zone "libere" e "pacificate" dalla guerriglia. Il resto (dove si estendono le piantagioni di papavero) é "black area", ovvero zona interdetta agli stranieri.



POLITICA

Due momenti e una persona, in mezzo secolo di dittatura militare, stravolgono i piani dei generali al potere per regalare all'ex Birmania libertà e democrazia. Nel 1988 migliaia di studenti, lavoratori delle città e monaci invadono le strade chiedendo riforme democratiche. Una giovane donna, esile e coltissima, Aung San Suu Kyi, guida le rivolte pacifiche e fonda il principale partito d'opposizione al regime, la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld).

A settembre, migliaia di dimostranti vengono uccisi e imprigionati dal governo ribattezzato Slorc, ma il cammino di Suu Kyi é appena iniziato. Nel '90 ottiene e vince libere elezioni e per questo è messa agli arresti dalla giunta di Saw Maung. Nel 91' suo figlio ritirerà il Nobel assegnatole per la Pace. Suu Kyi, figlia dell'eroe dell'indipendenza birmana, laureata a Oxford e con famiglia a Londra, non potrà abbandonare la sua abitazione fino al '95.

Nel 1997 è la comunità internazionale, sensibilizzata dalla lotta pacifica di questa donna e del suo movimento (Suu Kyi s'ispira ai principi di non violenza di Mahatma Gandhi e Mather Luther King) a scuotere nuovamente, dopo un decennio, il potere dei generali. Le sanzioni economiche degli Usa pesano sul governo birmano che promette, cambiando nome, "pace e sviluppo" (Spdc). Suu Kyi avvia il dialogo tra giunta, Nld e movimenti indipendentisti. Nel '99 rifiuta di visitare il marito in fin di vita a Londra per non abbandonare il Paese. Non lo vedeva da tre anni.

Nel nuovo millennio il generale Than Shwe continua la repressione delle popolazioni di confine, e blocca a più riprese le attività del Nld. Ma la linea di Suu Kyi, o "la signora" come la chiamano i birmani (la giunta vieta loro di pronunciarne il nome), non porta al dialogo, proponendo per esempio il "boicottaggio del turismo" nelle zone costiere del Myanmar che arricchisce la giunta e dà, allo stesso tempo, da vivere a molti birmani. Suu Kyi é tornata agli arresti dal 2000 al 2002 e nuovamente nel maggio 2003.

Spiragli di pace si sono aperti nel 2004 con l'inizio dei dialoghi tra il generale Bo Mya, capo dei guerriglieri separatisti Karen, e il governo. Ma non è chiaro a cosa stiano portando.

A fine maggio, la giunta ha riunito una Costituente (Convenzione Nazionale) “per iniziare il cammino verso la democrazia”. Niente di più lontano dalla realtà: durante le discussioni non sono ammessi giornalisti e i delegati non possono comunicare liberamente fra loro. Intanto le autorità hanno seminato il terrore fra gli oppositori politici, compiendo diversi arresti e costringendo alcuni dissidenti a lasciare il Paese.



MASS MEDIA
Il governo dei militari detiene il monopolio di televisioni, radio e stampa. La maggior parte dei media vengono utilizzati come strumenti di propaganda. I controlli del regime incoraggiano l'auto-censura dei giornalisti. Nel 2002 l'associazione francese per i diritti dell'informazione "Reporter senza frontiere" ha incluso Myanmar tra i 5 paesi al mondo con la minor libertà di stampa. L'accesso a internet é consentito a poche imprese e raramente ai privati. Solo la gente delle città dispone di televisioni e parabole.
 
 
Aggiornata al 25 giugno 2004