25/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla Exxon Mobil i permessi di sfruttamento del giacimento di gas in Renania: 2,1 miliardi di metri cubi di gas

Il cuore del distretto minerario tedesco spalanca le porte alle multinazionali americane. Sarà la Exxon Mobil a trivellare il sottosuolo della Renania-Westfalia per cercare conferma a quanto hanno vaticinato i suoi tecnici. Secondo i geologi della Exxon, infatti, la regione siede sul più grande giacimento di gas naturale dell'Europa occidentale: 2,1 miliardi di metri cubi. L'amministratore delegato della società, Gernot Kalkoffen, è sicuro dell'esito positivo del progetto: "Investiremo milioni di euro nelle attività di prospezione mineraria, e se saremo fortunati i profitti saranno di centinaia di milioni di euro". La scoperta del giacimento riaccende il dibattito sull'energia, in patria come all'estero. Nonostante il potenziale ritorno economico, lo sfruttamento di gas ha i suoi oppositori storici nella regione. Iniziative popolari di opposizione alle trivellazioni si susseguono nell'area intorno a Muenster: oltre che gli espropri, i cittadini renani temono che le attività di scavo possano compromettere le falde acquifere, già minacciate a causa delle escavazioni intensive di carbone, lignite, petrolio e uranio. "Siamo sorpresi - ha commentato il parlamentare dei Verdi Oliver Krischer, esperto di energia - perché non sapevamo nulla. Lo abbiamo appreso dalla stampa. Tutto è stato gestito in modo segreto".

L'assegnazione da parte delle autorità regionali alla Exxon Mobil dei permessi per la trivellazione rappresenta una rivincita per gli Stati Uniti, battuti nella guerra del gas dalla Russia. L'ultima azione di Gerhard Schroeder come Cancelliere (inviso a Washington) fu di approvare il progetto di costruzione di un gigantesco gasdotto chiamato Nord Stream, che avrebbe portato il gas direttamente dalla Russia, saltando i Paesi Baltici e la Polonia. Il Nord Stream era all'epoca un diretto antagonista del Nabucco, il progetto sponsorizzato dagli Usa e dall'Unione Europea. Quest'ultimo dovrebbe posare i primi tubi nel 2012, mentre il Nord Stream, invece, ha completato lo scorso anno la stesura del tracciato sotto il Mar Baltico fino a Lubmin, in Germania, esattamente nei tempi previsti.

Nel lasciare la carica, Schroeder è diventato presidente della Nord Stream AG, l'impresa che gestisce il gasdotto, partecipata da Gazprom (51 percento) e dalle compagnie tedesche E.ON-Ruhrgas e BASF-Wintershall.