Si combatte in questi giorni a Belgrado la battaglia contro la chiusura dello storico locale Akademija, che prende il nome dall'Accademia di belle arti, presso la quale nasce nel 1961 come club studentesco. Lo sfratto pende dal 28 dicembre sulla testa del club più famoso della capitale serba, annoverato come imperdibile dalle guide straniere della città e definito negli anni Ottanta uno dei dieci migliori club europei.Ma Akademija è molto di più che un club. Negli anni Ottanta qui vede la luce la New Wave jugoslava, una scena cosmopolita e creativa, nata dall'intreccio tra musica, arte e cinema, che rielabora con grande originalità gli impulsi provenienti dall'estero. Ai tempi della sua fioritura promotore ne è Miomir Grujic Fleka, figura pioneristica nel campo delle subculture jugoslave, dj e gestore di Akademija. Nei drammatici anni Novanta Fleka, ormai diventato cieco in seguito a una lunga malattia, raggiunge un contatto ancora più stretto con il pubblico, quando la sua voce gracchiante tiene banco nel palinsesto notturno dell'allora emittente di opposizione a Milosevic, B92.
Con i suoi lunghi monologhi accompagna i suoi ascoltatori negli angoli più bui di una Belgrado già di per sé lugubre, negli antri dei tossici e dei disadattati, inframezzando il tutto con un mix di garage-rock, elettronica e rock psichedelico. Negli stessi anni il club Akademija si trasforma in un rifugio per gli amanti della musica alternativa e per coloro che vogliono sfuggire al kitch imperante, che va a braccetto con le elite nazionaliste responsabili della guerra. Sulla battaglia tra i due estremi, lo star system del genere musicale turbofolk, che inneggia al guadagno facile e a una Serbia isolazionista che basta a se stessa, e gli asceti del rock, che si muovono nel sottosuolo urbano e rimarcano la loro identità europea, si sono versati fiumi di inchiostro, a cui hanno fatto da corollario analisi storiche e sociologiche. Al di là degli stereotipi, la musica contribuiva sicuramente all'autoidentificazione delle nuove generazioni e alle proprie inclinazioni politiche.
Fleka, immortalato nel 1995 dal documentario del regista inglese Marc Hawker, Zombie Town, non sfugge alla maledizione che investe molti esponenti della New Wave serba di quegli anni e si spegne nel 2003 a 49 anni. Porta il suo nome il caffè diurno che si trova all'interno del club Akademija, dove ora si raccolgono le firme per salvarlo.
I gestori si appellano alle autorità comunali per la preservazione di un luogo di culto, simbolo di uno periodi più fertili della vita culturale della città, quello della Belgrado underground degli anni Ottanta e Novanta che trovava nella musica il suo mezzo privilegiato di espressione e nell'impegno antinazionalista la sua identità politica. Ora che molti altri club storici hanno chiuso, B92 è diventata una radio-tv commerciale e i protagonisti delle proteste contro Milosevic si sono in gran parte screditati entrando a loro volta in politica, Akademija rimane uno dei pochi depositari di quella memoria.