Se lo doveva aspettare Baby Doc Duvalier. Il suo rientro a Haiti ha da una parte acceso le speranze di un popolo, soprattutto quello che stava dalla sua parte, e dall'altra fatto riemergere ricordi tragici di violenze e soprusi.
Ma tant'è. Si sapeva che la sua figura avrebbe causato un'accesa discussione all'interno del Paese, ma anche fuori.
Da più parti si è levata alta l'indignazione per quel rientro fra gli applausi. A molti cittadini di Port au Prince un brivido di terrore ha attraversato la schiena ricordando i terribili giorni della sua presidenza. La comunità internazionale ha sbarrato gli occhi davanti a cotanta baldanzosa sfacciataggine.
Oggi, però, le cose si mettono male per l'ex dittatore. Trenta persone, tutte vittime della furia dittatoriale del regime di Baby Doc, si sono associate e faranno causa al tiranno.
In una lettera inviata al presidente uscente Renè Preval, al primo ministro, Jean Max Bellerive e al titolare del dicastero della Giustizia, Paul Denis, il gruppo ha chiesto che l'ex dittatore venga velocemente processato per le malefatte compiute dal 1971 al 1986, cioè durante tutto il periodo della sua permanenza al potere.
"Il posto ideale per Baby Doc è il carcere. Baby Doc è l'espressione della dittatura ereditaria più sanguinosa della storia" dicono i firmatari della missiva inviata al presidente.
"Le informazioni che ho io sull'attuale situazione sono molto dettagliate e non prevedono il reinserimento né di Duvalier né di Aristide nel panorama politico nazionale. Ora l'orientamento è quello di raggiungere al più presto un equilibrio politico che conduca il Paese verso una democrazia vera. Questa è l'unica certezza attuale per Haiti" dice Massimiliano Salierno, presidente di Anpil, associazione presente da molti anni in diverse aree di Haiti. "Anche il probabile rientro di Aristide è cosa a cui credo poco. Lui era riuscito davvero a unire il paese grazie alla sua capacità di entrare in modo capillare nei quartieri, nei villaggi, nelle città haitiane. Ormai però anche lui ha perso molto del suo fascino politico. E' passato molto tempo e non credo che riuscirà a rientrare così facilmente. Ormai, anche se non sempre sono cose che si raccontano sulla stampa, il paese sta aspettando solo la nomina del nuovo presidente che sostituirà Preval. Ecco quello sarà secondo me l'inizio della nuova vita democratica del Paese. Perché è verso la vera democrazia che la nave Haiti sta navigando".
Esporsi così tanto ad Haiti è molto pericoloso. Firmare una lettera di denuncia così forte contro un uomo che è stato molto potente, potrebbe addirittura condurre alla morte. Come sostiene l'ex portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Michele Montas, fra i firmatari della lettera. "In tutta onestà dobbiamo dire che ci sentiamo minacciati vista l'enorme quantità di persone, tutte fedelissime del dittatore, che si sono palesare una volta rientrato nella capitale lo scorso 17 gennaio" dice Montas che sottolinea come anche questi loschi figuri siano a piede libero e non abbiamo mai pagato per la loro complicità con la dittatura.
Jean Claude Duvalier, colpevole secondo dati non ufficiali della morte di almeno 150mila persone, da quando ha rimesso piede in Haiti ha accumulato 18 denunce che spaziano da reati come lesa umanità, tortura, appropriazione indebita di fondi statali, furto e corruzione, violazione dei diritti umani.
Alessandro Grandi