25/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La popolazione ha deciso di scendere in piazza nonostante il primo ministro iracheno si fosse rivolto ieri alla nazione per chiedere di non manifestare, sostenendo che dietro alle dimostrazioni odierne si nascondono forze di al-Qaeda e pro-Saddam Hussein

I media fanno un bilancio delle prime vittime di questo 25 febbraio, "giorno della rabbia", durante il quale in numerose in città irachene si svolgono manifestazioni di protesta contro la scarsità di servizi pubblici, l'alto livello di corruzione e di disoccupazione che colpiscono il Paese.

Secondo testimoni, a Baghdad sarebbero morti almeno sette manifestanti durante i tafferugli con la polizia e un'altra trentina sarebbero rimasti feriti. La tv satellitare araba al-Arabiya comunica che sono in corso violenti scontri tra dimostranti e agenti in tenuta antisommossa sul Ponte della Repubblica: sono stati sparati alcuni colpi in aria per dissuadere i manifestanti dal proseguire nella marcia, iniziata a Piazza Tahir, verso la zona verde della capitale presidiata delle forze internazionali.

Fonti della polizia di Mossul, principale città del nord Iraq, informano di cinque morti tra i manifestanti: centinaia di persone hanno cercato di assaltare il palazzo provinciale del governo ed una di loro ha lanciato una bomba a mano vicino alla struttura, inducendo gli agenti ad aprire il fuoco. Altre due persone sarebbero morte nella cittadina di Hawja.

 

Parole chiave: proteste, scontri
Categoria: Diritti, Guerra, Politica
Luogo: Iraq